Arriva la Manovra 2026. Secondo il calendario stabilito dal Governo, la legge di bilancio dovrebbe arrivare stasera in consiglio dei ministri, insieme al documento programmatico di bilancio da approvare e mandare a Bruxelles. Ma se sui tempi di quest’ultimo non ci sono dubbi, la Manovra potrebbe slittare di qualche giorno. Il motivo? Il provvedimento da 16 miliardi, il più leggero dal 2014 quando alla guida del Governo c’era Enrico Letta, ha bisogno di coperture certe. La Ragioneria dello Stato è stata chiarissima: se ogni singola voce di spesa non sarà coperta non ci sarà nemmeno l’avallo. E così il ministro Giancarlo Giorgetti, che ieri incontrando le associazioni datoriali ha definito il documento “ancora aperto”, è alla ricerca di ogni singolo euro per garantire le coperture delle misure principali: dal taglio dell’aliquota Irpef al 33% per i redditi fino a 50mila euro fino alla sterilizzazione selettiva dell’aumento dell’età pensionabile, dalla rottamazione soft alle spese per la Sanità.
Calcolatrice alla mano, circa 9,5 miliardi dovrebbero essere reperiti grazie a tagli alla spesa (dei ministeri soprattutto, ma anche attraverso una rimodulazione degli stanziamenti); altri 2,3 miliardi arriveranno dall’aumento del deficit programmatico rispetto a quello tendenziale. Bisogna trovare altri quattro miliardi. Ed è qui che entrano in gioco le banche. La trattativa tra governo e Abi, l’Associazione bancaria italiana, è ancora in corso. Lo scopo è quello di definire l’ammontare del contributo che gli istituti di credito dovranno pagare per “aiutare il Paese” e arrivare a una soluzione condivisa “senza strappi”. Il problema è che oltre a un nuovo intervento sulle Dta, le imposte differite attive, già protagoniste della Manovra dello scorso anno, per racimolare risorse il Governo starebbe pensando anche ad altre opzioni.
Manovra: nuova ipotesi sulle banche
Partiamo dalle (quasi certezze). In Manovra ci sarà un nuovo rinvio – dopo quello stabilito lo scorso anno – delle deduzioni delle deferred tax asset, le imposte differite attive (Dta), vale a dire i crediti fiscali che le banche possono contabilizzare nel proprio bilancio allo scopo di ridurre le imposte future. Un intervento fotocopia che potrebbe garantire circa 2,5 miliardi. Il problema? Non bastano. Per questo motivo nei giorni scorsi è spuntata l’ipotesi di coinvolgere anche le assicurazioni che a loro volta potrebbero in qualche modo dare respiro alle casse dello Stato.
C’è però anche un’altra misura sul tavolo: la riduzione al 40% al 26% dell’aliquota relativa alla tassa sugli extraprofitti del 2023, quella che le banche non hanno mai pagato. Facciamo un passo indietro: all’epoca il Governo stabilì un aliquota del 40% sull’aumento dei margini d’interesse bancari 2022 e 2023 dovuto ai rialzi dei tassi d’interesse stabiliti dalla Bce per arginare l’inflazione. In parallelo si stabilì che le banche che avessero messo a riserva somme per 2,5 volte l’importo dell’imposta avrebbero potuto anche non pagare. Tutti gli istituti scelsero questa seconda opzione.
Con la Manovra 2026, il governo avrebbe deciso di ridurre al 26% l’aliquota necessaria per liberare le riserve, pari a 6,2 miliardi. Un escamotage che permetterebbe allo Stato di incassare 1,6 miliardi ai quali si sommerebbe il 26% che si paga già sui dividendi. Totale: 2,8 miliardi. “Gli istituti che l’anno scorso non pagarono la tassa extraprofitti ora sarebbero incentivati a (ri)trasformare la riserva in dividendo”, riassume Repubblica. Sommando infine questo introito al rinvio delle deduzioni per le Dta, il governo potrebbe arrivare al gruzzolo necessario per la Manovra.
Abi: “Contributo nella stessa logica del 2024”
Nel frattempo, il comitato esecutivo dell’Abi, riunitosi ieri, ha approvato all’unanimità di “proseguire in via straordinaria nei contributi poliennali al Bilancio dello Stato, nella stessa logica concordata lo scorso anno, per il rilancio dell’economia e per la solidarietà sociale”. Lo afferma una nota dell’Abi precisando che il direttivo ha approvato all’unanimità la relazione del direttore Marco Elio Rottigni che era stato incaricato “degli approfondimenti relativi all’accordo dello scorso anno sull’ulteriore contributo delle banche al Bilancio dello Stato per il rilancio dell’economia”.
