Taglio dell’Irpef e rottamazione, arriva la frenata del Tesoro. Si complica il quadro della prossima manovra finanziaria che anche quest’anno dovrebbe aggirarsi attorno ai 30 miliardi di euro. Un nodo, quello delle risorse, che resta prioritario con svariate misure al centro della discussione. Tra gli obiettivi dichiarati del governo c’è quello di ridurre le tasse per il ceto medio con un taglio dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi fino a 50-60 mila euro. Ed è qui che sabato è arrivata la doccia fredda.
“Quella che Salvini chiama la rottamazione delle cartelle” e la riduzione delle “aliquote fiscali al ceto medio” costituiscono un “quadro su cui c’era una sicurezza”, e che “lo dico con grande franchezza, si è complicato un po’ con tutte le vicende che a livello internazionale sono divampate e che non dipendono dal governo”. Parole pronunciate dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante un incontro della campagna elettorale della Lega Valle d’Aosta in vista delle regionali del prossimo 28 settembre, e che subito sono state riprese e battute dalle agenzie di stampa. Che succede, dunque?
Manovra, doccia fredda su taglio Irpef e rottamazione
“Da un lato – ha spiegato il ministro Giorgetti – la guerra in Ucraina, le conseguenze di questa guerra in Ucraina dirette e indirette. Perché indirettamente voi pensate che tutta l’ondata di inflazione che noi abbiamo avuto in questi anni in realtà è inflazione da prezzi di energia e quindi in diretta correlazione per quello che è accaduto in Ucraina: recuperare gas o altre fonti energetiche avrà un prezzo molto più alto. O direttamente, perché a questo punto per l’Ucraina nella coalizione internazionale c’è addirittura chi vuole mandare soldati sul campo, non è il nostro caso, però l’aiuto finanziario è un aiuto finanziario che ciascun Paese in qualche modo dovrà sostenere. Quindi inevitabilmente questo graverà anche. Contemporaneamente abbiamo fatto partire – e questo sicuramente è un qualcosa che in modo tangibile ha toccato tante categorie di lavoratori autonomi – la flat tax fino a 85 mila euro”.
Manovra: social card per il 2026? E Meloni insiste sul ceto medio
Sempre sabato si era appreso che per le fasce più deboli fosse plausibile che la social card “Dedicata a te” potesse essere rinnovata anche per il 2026. Giorgetti ha spiegato ancora che “l’entità della manovra finanziaria è una variabile dipendente, appunto, dai numeri di contesto che, come ho sempre detto, è dovere del ministero dell’Economia assicurare”.
Peraltro, la doccia fredda sulle misure è arrivata in una giornata nella quale la premier Giorgia Meloni, dalla festa dell’Udc, ha voluto ribadire che la stella polare della prossima legge di Bilancio è – mantra – il ceto medio.
Manovra: ecco le tappe più importanti
Dunque, il quadro delle risorse a disposizione inizierà a prendere forma dopo il 22 settembre, quando l’Istat diffonderà i conti economici nazionali: dati che il Tesoro attende per definire i numeri che andranno a comporre il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), quello cioè che sostituisce la vecchia Nadef. In assenza della nuova legge di finanza pubblica, come già accaduto in aprile col Dfp, maggioranza e opposizione devono accordarsi sui contenuti del documento: una prima bozza di risoluzione, su cui ci sarebbe convergenza con le forze di minoranza, è stata presentata nei giorni scorsi e verrà aggiornata con gli ultimi correttivi, prima del voto atteso per martedì e mercoledì prossimi nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Il testo, che andrà trasmesso in Parlamento entro il 2 ottobre, conterrà un aggiornamento delle previsioni a legislazione vigente del Dfp e “in termini programmatici il quadro macroeconomico e di finanza pubblica”, ma fornirà anche una prima indicazione sulle misure della prossima manovra: il documento, in base alla bozza di risoluzione, conterrà infatti anche “l’articolazione, per il successivo triennio, delle misure di prossima adozione nell’ambito della manovra e dei relativi effetti finanziari”. Il testo quindi conterrà già le stime aggiornate su Pil, deficit, debito, fabbisogno e aggregato di spesa netta.
Manovra: il toto-misure
Nell’attesa ci si esercita sul toto-misure. Oltre al rinnovo per un altro anno della social card “Dedicata a te”, in pole position anche altre novità destinate al capitolo famiglie e natalità, ancora tutte allo studio, ma che dovrebbero essere costruite sulla formula del “quoziente familiare”. Sul fronte fiscale resta da capire se e come, a questo punto, si troverà il modo di intervenire sull’Irpef per il ceto medio e sulla rottamazione. Sulla rateizzazione delle cartelle, cavallo di battaglia della Lega, aveva già frenato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, facendo intendere che, se si farà, sarà molto limitata.
Sulla riduzione delle tasse l’opposizione va all’attacco: “Nel 2025 la pressione fiscale toccherà il 42,7% del Pil, il livello più alto dal 2020. Rispetto al 2022, l’aumento è di un punto di Pil”, sottolinea Antonio Misiani (Pd) mentre fonti della Lega fanno sapere che Salvini è pronto ad incontrare, dopo Pontida, i vertici delle banche per un’operazione di pace fiscale significativa (ben superiore al miliardo di euro) con il contributo degli istituti. Sul fronte Irpef l’ipotesi più accreditata era il taglio di due punti della seconda aliquota per i redditi fino a 60mila euro, come chiede Forza Italia. Quanto alle componenti variabili dello stipendio, appare decisamente in salita, ora, la detassazione delle tredicesime. Punto interrogativo per quel che riguarda premi di produttività, straordinari e festivi.