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Lvmh fa volare Tod’s più di Ferragni. Arretra Moncler

Gli acquisti sul gruppo di Della Valle volano dopo la rimonta di Arnault nel capitale. La Borsa fiuta nuovi M&A e il lusso parla sempre più francese

Lvmh fa volare Tod’s più di Ferragni. Arretra Moncler

Et voilà. A suggellare la straordinaria stagione del lusso francese – perché le griffe stanno alla Borsa europea come i campioni di Silicon Valley al Nasdaq – è arrivata ieri la notizia che la liaison tra Lvmh e Tod’s, finora poco più che simbolica data una partecipazione ormai storica del 3,2%, è ormai un asse più solido, garantito dal 10% nelle mani di Bernard Arnault. Certo, il gruppo resta nelle mani della famiglia Della Valle, forte del 63% del capitale, ma il destino è segnato: quando e come deciderà Bernard Arnault, comunque legato da amicizia di lunga data con Diego Della Valle, il marchio marchigiano arricchirà la collezione di brand (finora 71) dell’ammiraglia delle Borse del Vecchio Continente. Almeno è quel che pensa il mercato, che oggi gratifica Tod’s di un rialzo del 9,6% a quota 38,7 euro contro il prezzo medio pagato da Lvmh di 33,10 euro basato sulla media delle ultime due settimane. Ovvero, quelle segnate da quel che i commentatori hanno definito l’effetto Ferragni. La blondie nazionale, infatti, ha annunciato l’ingresso nel consiglio di Tod’s la sera dell’8 aprile. Il mattino dopo il titolo è passato da 28,72 euro a 32,74 con un rialzo del 14% poi consolidato nelle sedute successive. Insomma , l’effetto Ferragni ha fatto da velo alla contemporanea avanzata di Lvmh, schermando le curiosità dei mercati. Chapeau, monsieur Della Valle.

L’operazione è comunque la degna conferma della primavera d’oro del lusso parigino, tornato prima di tutti a brillare dopo la pandemia grazie alla leadership su tutti i mercati, Cina in testa, ed il ritorno ai ricavi del 2019.  E’ grazie al successo delle maison che il settore può vantare multipli che fanno invidia alla tecnologia o ai leader dell’e-commerce: grazie a loro l’indice Stoxx delle aziende del Lusso e del commercio al dettaglio registra multipli storicamente molto più cari rispetto alla media con un rapporto prezzo/utili di 64 volte. Le trimestrali hanno offerto una conferma della stagione d’oro.Dopo il boom di Lvmh è stata la volta di Kering (Gucci), infine di Hermès.  

Ben diverso il caso del lusso all’italiana che sembra riscuotere l’attenzione delle grandi case di investimento solo quando si profilano operazioni di M&A. L’ultima conferma arriva stamane da Moncler -6,99% venduta all’indomani della presentazione dei dati del trimestre: vendite +21% a tassi di cambio costanti. I numeri sono buoni, anche se il confronto sul primo trimestre 2019 è meno favorevole rispetto ad altri gruppi del settore, un elemento forse  dovuto alla differente esposizione geografica oppure, più facilmente, al minor appeal speculativo una volta che il patron Remo Ruffini ha per ora respinto le avances dei gruppi più solidi. Attendendo Exor, bien sûr.

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