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Lavoro: Smart Working fondamentale per la Generazione Z. Uno studio di Dell Technologies

Il 63% degli under 26 considera il lavoro da remoto l’elemento condizionante della scelta del posto di lavoro. Un giovane su due lamenta, però, la mancanza di formazione adeguata nelle competenze digitali

Lavoro: Smart Working fondamentale per la Generazione Z. Uno studio di Dell Technologies

Smart working come condizione necessaria per scegliere l’azienda. La Generazione Z (ovvero la generazione dei nati tra il 1997 e il 2012) ritiene il lavoro da remoto essenziale per la scelta del posto di lavoro. È quanto emerge dallo studio “Future-Proof” condotto da Dell Technologies, in collaborazione con la società di ricerche Savanta ComRes, su un campione rappresentativo di adulti nella fascia d’età 18-26 in 15 Paesi del mondo e focalizzato sulle strategie di ripresa sociale ed economica.

Smart working essenziale per 6 giovani su 10 della Gen Z

Per la Generazione Z, la possibilità di lavorare in modo flessibile e da remoto è ritenuto un aspetto molto importante. Il 63% (sei giovani su 10) considera il lavoro da remoto l’elemento condizionante della scelta del posto di lavoro. Le idee dei giovani lavoratori non trovano però il favore del mondo del lavoro come segnala il recente Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano che dichiara circa 3,6 milioni i lavoratori da remoto nel 2022, in calo di quasi 500 mila rispetto al 2021.

“Non stupiscono i dati di questo studio e le aziende di qualsiasi dimensione e settore ne devono tenere conto, visto che la Gen Z è quella che caratterizzerà – e condizionerà –il mondo del lavoro nei prossimi anni. Nel prossimo futuro – contraddistinto da una modalità ibrida di lavoro tra remoto e in presenza sarà fondamentale basare la cultura aziendale sul concetto di trust. Il ruolo dei business leader dovrà necessariamente evolversi, non limitandosi solo alla supervisione dei profitti e delle perdite, ma diventando veri e proprio motivatori, attenti custodi della salute, della sicurezza e del benessere dei propri collaboratori. Uno scenario che i leader d’azienda potranno raggiungere facendo leva sulla tecnologia e sui dati per creare politiche di lavoro premianti sia per la competitività dell’impresa sia per la lealtà e la produttività dei dipendenti” ha dichiarato Filippo Ligresti, vicepresidente e general manager di Dell Technologies Italia.

Mancanza di un’adeguata formazione delle competenze digitali

Un altro elemento rilevante segnalato dallo studio è la mancanza di competenze digitali per i giovani under 26. La metà della Generazione Z ritiene di non aver avuto una formazione scolastica adeguata. Il 50% degli intervistati non sente di aver ricevuto, lungo il proprio percorso di studi che va dai 6 ai 16 anni, un’adeguata preparazione con le competenze tecnologiche necessarie funzionali al raggiungimento dei propri obiettivi di carriera. Un giovane su due in Italia ha dichiarato di aver appreso a scuola solo competenze informatiche di base, mentre circa il 14% ritiene di non aver ricevuto alcuna istruzione in ambito tecnologico e digitale. I dati risultano superiori alla media globale (rispettivamente del 44% e del 12%). A livello europeo, i dati sono sostanzialmente allineati rispetto a Inghilterra (52% e 10%) e Germania (47% e 12%), ma ben distanti da quelli di Francia (43% e 10%) e Spagna (42% e 16%).

Per colmare il divario nell’ambito delle competenze digitali, il 40% degli italiani intervistati suggerisce di rendere i corsi di tecnologia più interessanti e disponibili trasversalmente a tutti i livelli dell’istruzione. Il 27% suggerisce che l‘obbligatorietà dei corsi di tecnologia fino a 16 anni incoraggerebbe i giovani a intraprendere carriere più orientate alle tematiche digitali.

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