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La riforma fallimentare è legge: cosa prevede e cosa cambia

La nuova legge prevede importanti cambiamenti per le imprese, tra i quali spiccano il meccanismo di allerta volto ad evitare che le crisi societarie diventino irreversibili e i nuovi strumenti volti a favorire la mediazione tra debitori e creditori.

La riforma fallimentare è legge: cosa prevede e cosa cambia

Con 172 voti favorevoli e 34 contrari, il Senato ha approvato la riforma del diritto fallimentare. La nuova legge prevede importanti cambiamenti per le imprese, tra i quali spiccano il meccanismo di allerta volto ad evitare che le crisi societarie diventino irreversibili e i nuovi strumenti volti a favorire la mediazione tra debitori e creditori.

“Non uso mai questi termini ma si tratta di riforma di portata epocale” – ha commentato il ministro della Giustizia Andrea Orlando – “L’impianto della normativa che riguarda il fallimento risale ancora al 1942 con un meccanismo distorto che ha macinato in questi anni molte risorse sia imprenditoriali che di beni materiali”.  “Cambia la figura del fallito – ha continuato il Guardasigilli –  infatti non si parla più di fallito e non è solo un cambiamento linguistico, non se ne parlerà più perché la persona che ha avrà avuto in qualche modo una sconfitta imprenditoriale potrà ritentare e non ci saranno più i vincoli che oggi impediscono a chi ha avuto un insuccesso imprenditoriale di carattere economico”.

Ma quali sono i cambiamenti più importanti previsti dalla nuova legge?

La liquidazione giudiziale

Acquista importanza la figura del curatore, che con la riforma avrà molti più poteri: potrà accedere facilmente alle banche dati della Pubblica Amministrazione, promuovere azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali, ripartire l’attivo tra i creditori. Prevista infine una stretta sulle incompatibilità.

Prevenzione delle crisi aziendali

La nuova legge prevede che il debitore o il Tribunale (previa segnalazione dei creditori pubblici) possano attivare una fase preventiva di allerta allo scopo di evitare la deflagrazione di una crisi aziendale che potrebbe diventare irreversibile.

Se la procedura viene attivata su base volontaria, il debitore potrà contare sull’assistenza di un organismo creato ad hoc presso le Camere di commercio e avrà 6 mesi di tempo per raggiungere un’intesa con i creditori.

Se invece la procedura viene avviata d’ufficio dal Tribunale, il Giudice dovrà convocare immediatamente, in via riservata, il debitore, affidando parallelamente ad un esperto il compito di risolvere la crisi. Anche in questo caso ci saranno sei mesi di tempo per arrivare ad un accordo.

Se invece la procedura viene avviata d’ufficio dal Tribunale, il Giudice dovrà convocare immediatamente, in via riservata, il debitore, affidando parallelamente ad un esperto il compito di risolvere la crisi. Anche in questo caso ci saranno sei mesi di tempo per arrivare ad un accordo.

L’esito negativo della fase di allerta è pubblicato nel registro delle imprese.

L’imprenditore che provvede ad attivare il meccanismo di allerta in maniera tempestiva, o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi avrà diritto ad “un premio”: non punibilità dei delitti fallimentari se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, attenuanti per gli altri reati e riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali.

Eccezione importante: dalla procedura d’allerta sono escluse le società quotate e le grandi imprese.

Processi più semplici 

Nel trattare le proposte, priorità viene data a quelle che assicurano la continuità aziendale, a condizione che soddisfino il più possibile i creditori. La liquidazione giudiziale diventa dunque un’extrema ratio.

La nuova legge punta a ridurre durata e costi delle procedure concorsuali (responsabilizzando gli organi di gestione e contenendo i crediti prededucibili). Il giudice competente sarà individuato in base alle dimensioni e alla tipologia delle procedure concorsuali, assegnando in particolare quelle relative alle grandi imprese al tribunale delle imprese a livello di distretto di corte d’appello.

Incentivi a ristrutturazione debiti 

Il limite del 60 per cento dei crediti per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti dovrà essere eliminato o quantomeno ridotto.

Concordato preventivo

Cambiano le regole sul concordato. Accanto a quello in continuità viene ammesso il concordato che mira alla liquidazione dell’azienda se in grado di assicurare il pagamento di almeno il 20 per cento dei crediti chirografari.

Insolvenza gruppo di imprese

Arriva una procedura unitaria per la trattazione della crisi e dell’insolvenza delle società del gruppo e, anche in caso di procedure distinte, sono previsti obblighi di collaborazione e reciproca informazione a carico degli organi procedenti.

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