Quasi duemila locali (1980 per l’esattezza) scelti in ogni angolo del Paese per la cucina territoriale autentica, la rigorosa selezione degli ingredienti, l’atmosfera, uso di prodotti di qualità e del territorio, prezzi accessibili ai più. E’ il mondo più autentico e reale della ristorazione italiana quello che scaturisce dalla Guida alle Osterie d’Italia di Slow Food.
Una diversità attestata che ci contraddistingue come italiani e che riguarda anche l’aspetto culinario del nostro Buonpaese un insieme multiforme di diversità che mutano nel tempo, che affermano la cucina non solo come cibo, ma come un insieme di pratiche sociali, riti e gestualità basati sui saperi locali, una reale raffigurazione dell’identità e della cultura italiana.
Nell’edizione 2026 della Guida alle Osterie d’Italia Slow Food, accanto alle osterie, ai ristoranti, alle enoteche con cucina e agli agriturismi, ci sono anche i Locali Quotidiani – sezione inaugurata nell’edizione 2025, che raggruppa tutte quelle tipologie ristorative alternative come pastifici, gastronomie, enoteche con cucina e altre realtà più informali, in cui sia primaria l’attenzione allo stare bene, al territorio e al piacere della tavola. L’anno scorso i Locali Quotidiani erano 134, quest’anno il loro numero è salito a 161. Dei 1980 locali segnalati nella guida, sono 337 i locali premiati con il massimo riconoscimento, ovvero la Chiocciola, che viene attribuita a quelle insegne che si contraddistinguono per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza in sintonia con i valori di Slow Food.
Guardando alle regioni, quelle con più osterie segnalate sono il Piemonte (187), e subito dietro Campania (169) e Toscana (163), mentre diverso è l’ordine se si guarda al numero delle Chiocciole, che vede la Campania in testa con 39 locali, la Toscana in seconda posizione con 30 e subito a ridosso il Piemonte con 29.
Non mancano gli inserti con gli indirizzi dove provare altre forme di ristorazione popolare: si va dagli arrosticini abruzzesi ai supplì romani, alle pizze napoletane ai tegamini piemontesi, dai bacari veneziani ai buffet triestini senza trascurare le osmize sul Carso, dai fornelli pugliesi ai trippai fiorentini, dalle malghe trentine alle focacce e liguri, una mappa dei luoghi, anche i più remoti, dove trovare tutte le specialità più golose che la tradizione di ciascun territorio, da nord a sud, può offrire.
«L’edizione della guida Osterie d’Italia 2026 ci prende per mano e ci porta nei meandri dell’Italia più autentica, più vera, capace di essere al di sopra di ogni divisione o diversità» dice Carlo Bogliotti, amministratore delegato di Slow Food Editore e responsabile editoriale della guida, «è un racconto appassionante, che ci invita a viaggiare, conoscere luoghi, persone e tradizioni che fanno bene al cuore e alla mente, che ci riconciliano con l’esistenza. Se andare a pranzo o cena fuori casa, in tempi di ristrettezze economiche per tutti, a molti poterebbe sembrare un’attività superflua, noi invece riteniamo che frequentare le Osterie appartenga alla categoria de “il superfluo necessario”, quasi una forma di educazione civica, di questi tempi».
I premi speciali
I premi speciali assegnati ogni anno dalla guida costituiscono l’occasione per dare risalto a tante storie delle osterie espressioni di eccellenza gastronomica ma anche storie che testimoniano come le osterie siano un presidio per la comunità, non di rado in zone marginali, magari difficili da raggiungere, dove diventano un punto di riferimento per la ricostruzione del tessuto sociale ed esempi virtuosi di microeconomia.
Premio Novità dell’anno: Locanda dei pescatori del Trasimeno | Magione (Pg) per essere una realtà di resistenza, che incarna storie di vita e di lavoro legate alle tradizioni della piccola pesca e alle semplici ricette a essa collegate. Un tassello fondamentale nella salvaguardia di un ecosistema fragile, una promessa per il futuro, garantita dal saper fare comunità.
Premio Giovane dell’anno: “Vittorio Fusari” Franciacorta: Zio Salvatore | Siderno (RC) per la determinazione nel tornare a casa e portare una visione. Un cuoco di 22 anni che fa del suo retaggio culturale la misura innovativa di un ritorno alla terra attraverso l’Osteria: la sua terra e quella della sua famiglia, il suo paese e la voglia di vederlo vivo, popolato e
Premio Ostinati: Osteria Storica Morelli | Pergine Valsugana (Tn) per la vicenda di una piccola comunità strettasi attorno al locale, che non solo ha salvato l’insegna storica e d’eccellenza, ma ha saputo porre le basi, in maniera creativa e affettiva, per una nuova avventura in continuità con il passato, garantendo il passaggio generazionale in mancanza di un appiglio famigliare.
Premio Interpretazione della cucina regionale: La Piazzetta | Valle dell’Angelo (Sa) per essere un baluardo di autenticità in un piccolo borgo dove una sola famiglia produce gli ingredienti del suo menù o li compra dai paesani. Una proposta che cambia ogni giorno secondo la filosofia del “poco ma buono” che ha dato i natali alla Dieta mediterranea e che racconta perfettamente i suoi luoghi.
Premio Dispensa in osteria: Fattoria Borrello | Osteria del Maiale nero Raccuja (Me) per le materie prime e i trasformati provenienti soprattutto dall’allevamento e dall’orto di famiglia e da tanti Presìdi Slow Food, per la perfetta integrazione del locale nel suo contesto naturale, per i pochi piatti in carta sempre a vantaggio dell’esaltazione degli ingredienti. Un baluardo di biodiversità, un’oasi in un’oasi.
Premio Piatto dell’anno: Minestrone alla genovese | Caccia C’a Bugge | Campo Ligure (Ge): perfetto equilibrio e intensità dei sapori che è anche un esempio di cucina “antispreco” in grado di coniugare semplicità, tradizione e sostenibilità, valorizzando gli ingredienti freschi e gli avanzi. Un piatto che muta con il mutare delle stagioni, che è più buono il giorno dopo, che va bene caldo, tiepido o freddo.
Premio Vino in osteria: Enoteca Spontanea | Firenze per la capacità di trasmettere passione e genuinità, per il saper costruire per gli ospiti un’esperienza su misura attraverso una grande varietà di vini, sempre da vignaioli affini per cura, autenticità e rispetto del vino. Il tutto con trasparenza e volontà di fare rete con i piccoli produttori.
Premio Birra in osteria: Al Giardino da Giamburesti | Mondavio (Pu) per la capacità di affiancare a una cucina viva e generosa, che coniuga la migliore materia prima a cotture scrupolose, una carta delle birre artigianali in grado di sposare perfettamente i gusti autentici del territorio.
Premio Bere Bene: RistOrobie | Cusio (Bg): In un territorio magico ma molto isolato, una ristorazione fatta di ricerca, cura e varietà di prodotti. Si gustano piatti genuini e si attinge a una carta dei vini, delle birre e delle bevande da far invidia a molte liste di città, che comprende anche aperitivi analcolici con botaniche locali, tisane, infusi e distillati artigianali di grande varietà e qualità.
Premio Oste dell’anno: Botteghe Antiche | Putignano (Ba): una “involuzione felice”, che riporta al centro del mondo gastronomico il modello Osteria. In cucina si torna all’essenziale: ricette familiari e riconoscibili, che evocano i pranzi della domenica. Niente fronzoli. Solo sapori sinceri, senza la pretesa di inventare, ma con la volontà di far scoprire e riaffiorare ricordi affettivi.
Menzione speciale FIPE: Taverna 58, Pescara «In guida Osterie sin dalla prima edizione nel 1990, Chiocciola da quando si è istituito il riconoscimento, più di trent’anni fa. Basterebbe questo dato a spiegare il perché di questa menzione speciale. Un emblema di continuità, qualità e resistenza in un quartiere molto cambiato negli anni, tra le case di Flaiano e D’Annunzio».
La Guida è disponibile in tutte le librerie e sullo store online di Slow Food Editore dal 22 ottobre. L’app di Osterie d’Italia 2026 sarà disponibile per Android e iOS dal 6 novembre, in italiano e in inglese.