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La Ferrari immaginaria di Giuseppe Conte e i tre disastri lasciati in eredità all’Italia dai suoi Governi

Superbonus 110%, Decreto Dignità e Reddito di cittadinanza sono l’emblema dei disastri dei Governi a guida grillina che hanno portato il bilancio dello Stato sull’orlo del default

La Ferrari immaginaria di Giuseppe Conte e i tre disastri lasciati in eredità all’Italia dai suoi Governi

Il capo dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha detto di aver lasciato una Ferrari all’Italia e che l’attuale governo ha trasformato in un vecchio macinino che a stento si mette in moto. 

Conte, forse per pudore, si è dimenticato del governo Draghi, sostenuto anche dal suo partito, che grazie al prestigio personale guadagnato alla Bce, è riuscito a tirar fuori il paese dalle secche nelle quali il Conte 2 lo aveva lasciato per l’incapacità di varare un piano credibile per i fondi stanziati da Bruxelles e per il vicolo cieco in cui si era cacciato nella lotta al Covid. Ricordiamo che Draghi ha dovuto nominare il generale Figliuolo per gestire un piano di vaccinazione di massa che in effetti ha avuto successo. 

Le difficoltà del Governo Meloni sull’economia

Non che il Governo Meloni in economia stia facendo cose di rilievo. Anzi a parte la volontà di non sforare i conti pubblici per paura della punizione dei mercati che potrebbero improvvisamente rivoltarsi contro i BOT italiani e magari far saltare il Governo come accaduto il Gran Bretagna a Liz Truss, i ministri della Meloni manifestano uno statalismo fuori tempo e una velleitaria postura autarchica che rischia di scoraggiare gli investimenti, soprattutto esteri. Il tutto aggravato dalla tassa sugli extra profitti delle banche che ha fatto pronunciare alla presidente il concetto di “profitto giusto “ che vuol dire che la politica si arroga il diritto di stabilire se una impresa ha guadagnato il “giusto” , oppure no. 

I Governi Conte: dal superbonus al decreto Dignità 

Ma le carenze dell’attuale governo non giustificano critiche strampalate da parte di un Movimento come i 5 Stelle che nei suoi anni di governo ha dimostrato di non avere la minima idea di come funziona l’economia in un Paese avanzato, come nonostante il loro apporto, è ancora l’Italia. Altro che una Ferrari, casomai Conte ha lasciato una macchina giocattolo, dove sotto la carrozzeria, invece del motore, c’erano solo un paio di pedali!       

Solo per ricordare alcune clamorose malefatte dei governi Conte, senza dimenticare che nel primo era associata la Lega di Salvini e nel secondo il Pd con i suoi leader come Orlando, Franceschini, Gualtieri, citiamo  il decreto dignità di Di Maio, il Reddito di cittadinanza, il Superbonus 110%. E in materia istituzionale la riduzione del numero dei parlamentari che avrebbe dovuto essere il primo passo per una riforma delle istituzioni e che invece si è dimostrato solo un ulteriore ostacolo per una riforma efficace dei lavori parlamentari. 

 Il decreto Dignità aveva lo scopo di migliorare la condizione dei lavoratori riducendo la precarietà. Fu un flop tanto che lo stesso Di Maio, dopo qualche anno, fu costretto a modificarlo per evitare riduzioni degli occupati. Sul reddito di cittadinanza si è molto parlato. Per aiutare i poveri, che pure esistono e che devono essere assistiti da uno Stato moderno, si è allargata a dismisura la platea e si è fatta confusione tra chi doveva essere avviato al lavoro con apposite “politiche attive“ e chi invece doveva continuare ad essere assistito per lungo tempo. Il risultato è stato quello di creare, specie al Sud, una massa di assistiti, che poi magari si dedicavano a fare qualche lavoretto in nero.

Da ultimo ci sono il superbonus 110% e il bonus facciate che vengono difesi da Conte con affermazioni completamente false. Infatti non è assolutamente vero che questi bonus hanno dato un apporto fondamentale alla crescita del PIL nel 2021 e 2022. Infatti l’Ufficio parlamentare del bilancio valuta in circa l’1-1,5% l’apporto dell’edilizia sulla crescita di circa 11% del Pil nei due anni. Il problema è che questo apporto, comunque modesto, è costato alle casse dello Stato una cifra mostruosa di 120-130 miliardi con la quale si sarebbero potute fare molte altre cose più urgenti e più utili ad aumentare la produttività del sistema e quindi le possibilità di crescere in futuro. Non solo ma di fatto del bonus hanno approfittato soprattutto i ceti più abbienti, quindi si è avuta una redistribuzione del reddito dai più poveri ai più ricchi. Infine il risultato di tutto questo lavoro è stato davvero trascurabile dal punto di vista ambientale portando ad una riduzione delle emissioni di Co2 di una piccola percentuale. 

Ed anche l’onorevole Chiara Appendino, ex sindaco di Torino, che si dice abbia frequentato la Bocconi, come può non capire che è assurdo dare un incentivo superiore al costo del lavoro appaltato, perché questo spinge il committente a disinteressarsi dei prezzi praticati dalla ditta appaltatrice tanto che si è registrata una impennata dei prezzi di tutte le materie prime edilizie. Ed anche Gualtieri che era ministro del Tesoro del Conte 2, non può giustificarsi con l’emergenza Covid. Un ministro serio si oppone alle scempiaggini fino a minacciare le dimissioni ! Insomma l’economia di Conte ha portato sull’orlo del fallimento il bilancio dello Stato mentre ha dato una bella mano non tanto alla crescita, quanto all’inflazione che infatti ancora staziona nel nostro paese. 

Anche sul salario minimo tanti errori

I 5 Stelle non hanno alcuna idea di come si governa un paese complesso. Sono rimasti ai conti del mercato rionale. Anche la loro proposta sul salario minimo legale, abbracciata dal Pd e da Calenda, fa acqua da tutte le parti. Ancora una volta uno spunto positivo viene stravolto in un proclama demagogico (far alzare i salari più bassi) senza capire che per aumentare sia i salari che i posti di lavoro occorre una revisione complessiva del mercato  del lavoro, cambiare le regole e le prassi sindacali, dare la formazione giusta ai giovani e alle donne, dando poi a queste categorie degli incentivi adatti a rendere per loro conveniente avvicinarsi al mondo del lavoro.

Ed invece Conte, seguito ad occhi chiusi da Schlein, punta solo ad avere una legge per poter ripetere la performance dei 5 Stelle che, quando è stato approvato il Reddito di cittadinanza, si erano affacciati dal balcone per gridare che era stata “sconfitta la povertà “. Ora Conte vuole trovare qualche finestra dalla quale annunciare al popolo che, grazie a lui, i salari saranno aumentati. Peccato che per farlo prevede nascostamente un fondo finanziato dalle tasse pagate da tutti i cittadini, lavoratori inclusi.

La politica italiana è sempre più preda di una sfrenata demagogia. Nessuno guarda più al medio termine. Nessuno valuta con attenzione le conseguenze delle decisioni prese sulla base della voglia di soddisfare le esigenze immediate delle proprie clientele e delle corporazioni. Grillo e i 5 Stelle hanno fatto fare alla demagogia un ulteriore salto epocale. Ora Grillo tace, forse perché si è reso conto del disastro da lui provocato. Ora speriamo in un analogo rinsavimento di Salvini. Ma per averlo occorrerà che gli italiani alle prossime elezioni europee dimostrino di essere stufi di politici che fanno promesse scritte sulla sabbia.

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