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Italiani, i più ignoranti d’Europa in finanza

Nel nostro Paese l’alfabetizzazione finanziaria di base è appannaggio solo del 37% della popolazione: un dato lontanissimo dalla media Ue e molto inferiore a quello delle principali economie europee, ma anche di Paesi come Grecia e Polonia – Un disegno di legge cerca di porre rimedio a questa situazione – I rilievi dell’Ania.

Italiani, i più ignoranti d’Europa in finanza

Tra le economie avanzate, l’Italia è in fondo alla classifica dell’alfabetizzazione finanziaria. Solo il 37% dei cittadini del nostro Paese dimostra di avere competenze finanziarie di base: un dato molto inferiore alla media Ue (52%), lontanissimo dai risultati di Germania (66%), Francia (52%), Regno Unito (67%), ma anche da quelli di Grecia (45%), Spagna (45%) e Polonia (42%). E’ quanto emerge da un’audizione di Dario Focarelli, direttore generale dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania), di fronte alla commissione Istruzione pubblica e beni culturali del Senato, dove è in discussione il disegno di legge S. 1196 contenente le nuove “norme per l’educazione alla cittadinanza economica”.

I numeri sono tratti da uno studio della Banca Mondiale e Focarelli sottolinea che le capacità prese in considerazione fanno riferimento “a semplici operazioni di computo degli interessi, di valutazione dell’impatto dell’inflazione sul potere di acquisto, o a principi elementari come il fatto che sia opportuno diversificare i propri investimenti”.

Un altro studio, stavolta dell’Ocse, evidenzia che fra gli adulti italiani le competenze linguistiche (cioè la capacità di capire e affrontare in modo appropriato testi scritti) e matematiche (ovvero la capacità di utilizzare concetti numerici e matematici) sono tra le più basse nei 24 paesi dell’area.

In particolare, “solo il 3,3% degli adulti italiani raggiunge livelli di competenza linguistica alti – continua il dg di Ania –, contro l’11,8% nella media dei Paesi Ocse, mentre il 27,7% degli adulti italiani possiede competenze linguistiche solo elementari, contro un ben più basso 15,5% di media nei paesi partecipanti. Per quanto riguarda le competenze matematiche, la situazione è anche peggiore: il 32% degli italiani si limita anche qui alle competenze elementari o inferiori, contro solo il 19% nella media degli altri 24 paesi partecipanti”.

Questi dati mettono in luce un gap di sviluppo che, rileva Focarelli, “ha forti conseguenze sulla competitività economica attuale del nostro paese e pesa significativamente sulle chances di sviluppo future della nostra economia e della nostra società”, di conseguenza “l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale diventa rilevante non solo per diffondere l’alfabetizzazione economica, necessaria alla comprensione di fenomeni economico-finanziari sempre più complessi, ma anche con il duplice obiettivo di aumentare la consapevolezza su come la società produce e finanzia i beni e i servizi di cui ha bisogno e per perseguire una crescita sostenibile dell’economia, enfatizzando il legame tra un uso responsabile del denaro e la sostenibilità ambientale e sociale dell’economia”.

Il disegno di legge in discussione prevede la creazione di un Comitato tecnico-scientifico che monitori e valuti gli effetti delle nuove politiche educative. Il dg di Ania chiede che partecipino all’attività di questo organismo anche “i rappresentanti dei principali settori economici, tra i quali una specifica rappresentanza del settore assicurativo, in funzione della rilevanza che i temi assicurativi e previdenziali hanno nella nostra società”.

Inoltre, per Focarelli è necessario inserire nel programma educativo, “accanto alle competenze economiche, educative e finanziarie, anche quelle previdenziali e assicurative”, e individuare “come destinatari prioritari alcune fasce di popolazione deboli ed escluse dal mercato del lavoro”, allargando il programma “anche a iniziative di formazione verso attività che aiutino gli appartenenti a tali fasce ad uscire dalla loro condizione di debolezza”.

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