Iran, nonostante il presidente Donald Trump predichi fiducia, prosegue intensamente il conflitto in Medio Oriente. Dopo l’uccisione, ieri in un raid aereo israeliano, del capo del Consiglio supremo della sicurezza iraniana Ali Larijani e del capo delle forze paramilitari Basij, Soleimani (dei quali si sono svolti oggi i funerali), si sono registrati altri attacchi, da una parte e dall’altra. Intanto, a proposito di Larijani, la Russia ha condannato “fermamente le azioni volte a nuocere alla salute e, ancor più, a uccidere i leader di un Iran sovrano e indipendente. Condanniamo tali azioni”, ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.
Iran: Israele uccide il ministro dell’Intelligence, Khatib
Vero è che continua la caccia agli alti papaveri del regime iraniano. Israele, infatti, ha annunciato l’uccisione del ministro dell’intelligence Ismail Khatib in un attacco mirato dell’aviazione nella notte a Teheran. Uno dei direttori della tv di Hezbollah Al Manar, Mohammad Sherri, è stato invece ucciso in un raid a Beirut. In tutto ciò arriva anche la denuncia di Stoccolma: “L’Iran ha giustiziato un cittadino svedese arrestato nel 2025”. Convocato l’ambasciatore. I Pasdaran, inoltre, minacciano i siti petrolchimici in Arabia e la Turchia fa sapere che nuovi missili Patriot saranno schierati nella base militare di Incirlik, nel sud est del Paese, dopo che la scorsa settimana il sistema difensivo Nato aveva intercettato un terzo missile dall’Iran diretto verso lo spazio aereo turco.
Iran, la morsa di Trump sullo stretto di Hormuz
Oggi gli Stati Uniti hanno effettuato un raid sullo Stretto di Hormuz, dove sono tuttora bloccati 20.000 marinai a bordo di 3.200 navi, mentre Israele ha attaccato impianti di gas naturale nel sud dell’Iran (dai quali però dipende pure il Qatar), in una operazione condotta in coordinamento con gli Stati Uniti. I pasdaran iraniani hanno risposto attaccando a loro volta e minacciando impianti di petrolio strategici nei Paesi del Golfo: Arabia Saudita, Qatar e Emirati.
Raid su Hormuz: le indiscrezioni di Axios
Secondo il sito d’informazione Usa Axios, l’attacco è stato condotto dall’Aeronautica militare israeliana in coordinamento con gli Usa ed è stato approvato dall’amministrazione Trump. Axios sottolinea pure che è la prima volta che Israele prende di mira infrastrutture legate al gas in Iran.
L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riportato che diversi impianti nel giacimento di gas di South Pars, vicino a Bushehr, sono stati colpiti. Stando alla stessa fonte, squadre di emergenza sono intervenute sul posto per cercare di spegnere l’incendio. Nel raid è stata colpita anche la raffineria di Asaluyeh.
Axios ha ricordato che in precedenza l’amministrazione Trump si era opposta a un attacco israeliano contro depositi petroliferi nella Repubblica islamica e aveva chiesto a Israele di non colpire infrastrutture energetiche senza l’approvazione degli Stati Uniti.
Iran, cosa hanno detto Tajani e Crosetto
In questo scenario sono intervenuti i ministri italiani degli Esteri e della Difesa. “Noi siamo sempre stati leali con gli Usa, ma questa guerra non coinvolge un’area di competenza della Nato. Noi continuiamo a presidiare la libertà di navigazione nel Mar Rosso. La Marina italiana garantirà il passaggio delle navi con Aspides, e con Atlanta per proteggerle dai pirati. Siamo a difesa di Cipro perché è un Paese europeo, e la Turchia deve essere protetta dalla Nato. Ma non siamo in guerra”, ha detto Antonio Tajani. “L’Italia – ha aggiunto Guido Crosetto – non partecipa a questa guerra, nessuna nazione europea partecipa a questa guerra, non è una guerra nostra. Abbiamo tutto l’interesse, tutto il mondo ha l’interesse che Hormuz non sia coinvolta all’interno di questa guerra, perché da quello Stretto passa oltre il 20% del gas e del petrolio che ogni giorno riforniscono tutto il resto del mondo, tutte le attività commerciali, la vita in tutto il resto del mondo. Serve un accordo internazionale perché questo avvenga”.
“Noi come Italia – ha proseguito Crosetto – saremmo molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per garantire il passaggio dell’energia a Hormuz. Non è invece una cosa fattibile quella di mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che partecipano alla guerra e non ad un corridoio di pace. Il modo per crearlo è quello di partire magari da un’organizzazione al di sopra delle parti come le Nazioni Unite. La partecipazione a una missione sotto l’egida Onu, la cui decisione spetta al Parlamento, vorrebbe dire agire in una cornice di totale sicurezza. Non esiste, soprattutto per noi, capacità di difesa e deterrenza senza la Nato e non esiste la Nato capace di difendere e di essere deterrente senza gli Usa. Quindi l’alleanza con gli Usa è fondamentale per la nostra sicurezza”.
“Questo non significa – ha concluso il ministro della Difesa a SkyTg24 – essere sempre d’accordo con qualunque cosa venga proposta dagli Stati Uniti. Significa, quando è necessario, avere altre idee, e in casi come questi aiutare gli Stati Uniti. Trump dice che Hormuz è un problema, ed ha ragione. Ha indicato una soluzione, secondo noi ce n’è una migliore anche per lui e gli Usa. E siccome l’obiettivo nostro è creare un canale sicuro a Hormuz, se riuscissimo a farlo con l’accordo di tutte le nazioni del mondo risolveremmo il problema, anche per Trump. Penso che debba intervenire il mondo, visto che è un problema mondiale e cosa è meglio delle Nazioni Unite? Non possiamo pensare che sia un problema soltanto occidentale, o soltanto degli alleati degli Stati Uniti o degli alleati di una parte. Dobbiamo pensare di coinvolgere l’India, la Cina stessa, e fare in modo che le Nazioni Unite diano un cenno di vita di cui abbiamo bisogno tutti”.
Le mosse dell’Iran
Intanto Il ministero dell’Informazione e dell’Intelligence dell’Iran ha identificato e arrestato, nel corso di varie operazioni, 111 cellule di presunte spie e traditori in 26 province del Paese. Lo rende noto l’agenzia di stampa Tasnim, spiegando che oltre agli arresti le autorità hanno sequestrato diverse armi da fuoco e da taglio, teaser e manganelli. “Non capisco perché gli americani e gli israeliani non abbiano ancora compreso questo punto: la Repubblica islamica dell’Iran ha una solida struttura politica con istituzioni politiche, economiche e sociali consolidate che non si basa su un singolo individuo”, ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un’intervista ad Al Jazeera dopo la morte di Larijani.
Iran, Riad riunisce Golfo per rafforzare coordinamento
L’Arabia Saudita ospiterà questa sera a Riad i ministri degli Esteri di Paesi arabi e islamici per una riunione dedicata alla sicurezza nella regione. Lo conferma il ministero degli Esteri della monarchia del Golfo che su X parla di una “riunione ministeriale consultiva con l’obiettivo di ulteriori consultazioni e coordinamento sulle modalità per sostenere sicurezza e stabilità nella regione”. Donald Trump intanto esulta: “Ricordate, per tutti quegli assoluti idioti là fuori, che l’Iran è considerato da tutti il principale stato sponsorizzatore del terrorismo. Li stiamo rapidamente mettendo fuori gioco!”, scrive su Truth il presidente americano. La cui prossima decisione secondo il New York Times sarà se, a prescindere dai rischi, sequestrare o distruggere il materiale nucleare iraniano quasi a livello di bomba che si ritiene sia immagazzinato ancora sotto una montagna a Isfahan.
