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Intesa punta al 67% di Ubi, e Unicredit e Banco Bpm si studiano

Il mercato scommette sulla fumata bianca per il Recovery Fund che avrebbe indubbi effetti benefici sui titoli delle banche ma oggi i riflettori di Piazza Affari sono soprattutto su Intesa e su Ubi, che brilla dopo il rilancio – Occhio anche alla possibilità di un progetto di alleanza tra Unicredit e Banco Bpm

Intesa punta al 67% di Ubi, e Unicredit e Banco Bpm si studiano

Incollati ai terminali come capita nei giorni importanti, gli operatori scommettono sulla fumata bianca per la trattativa sul Recovery Fund, puntando sui Btp e, di riflesso, sulle banche italiane. A dare ulteriore spinta al comparto, però, è l’affondo di Intesa Sanpaolo su Ubi. La banca presieduta da Letizia Moratti avanza dell’1,3% circa dopo che Carlo Messina ha ritoccato venerdì al rialzo l’offerta pubblica di scambio sulla preda: oltre a 1,7 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione, i soci Ubi riceveranno un corrispettivo in denaro pari a 0,57 euro. Pertanto, il controvalore complessivo dell’offerta è pari a 4,1 miliardi, di cui 3,5 miliardi in azioni e 652,2 milioni cash.

Anche dopo questo rilancio, ha sottolineato Intesa (+0,33%), il coefficiente patrimoniale Common Equity Tier 1 ratio a regime pro-forma dell’istituto sarà superiore al 13% nel 2021 e l’accrescimento dell’utile per azione è stimato in circa il 6% rispetto all’utile per azione 2019. Numeri che fanno pendere l’ago della bilancia del confronto a favore della banca di sistema, che potrebbe superare la soglia del 67%, rendendo il consolidamento più facile. Una prospettiva che sta già provocando le prime scosse di assestamento degli nel comparto, ormai convinto che il terremoto sia vicino.



Non a caso, secondo Il Messaggero, c’è già un incontro tra Jean Pierre Mustier, ceo di Unicredit (che già ha fatto ricorso all’Antitrust contro Intesa pigliatutto) e Giuseppe Castagna, l’ad di Banco Bpm (+8,51%), stamane poco sopra 1,5 euro. L’istituto di piazza Meda sembra infatti a sua volta alla vigilia di una scelta strategica storica: o la fusione con la stessa Unicredit oppure un’aggregazione gradita al Tesoro con Mps (+8,37%). Senza escludere Bper (-1,4%), già impegnata nell’acquisto degli sportelli che Intesa dovrà cedere per rispettare gli accordi presi con l’Antitrust.

Il mercato guarda in particolare a Bpm, da tempo uno dei titoli preferiti per speculare sul comparto, come grande protagonista della nuova fase di aggregazioni. Il consenso Bloomberg evidenzia un target medio fondamentale a 1,45 euro, dove il rating più recente è quello di JP Morgan: Underweight con target a 0,9 euro. Websim-Intermonte è molto più ottimista, con una raccomandazione Interessante e un target price a 1,95 euro. 

In passato gli scenari di risiko bancario hanno provocato più delusioni e chiacchiere che deal concreti. Ma la novità introdotta dall’Ops di Intesa è tale che ogni evoluzione sembra possibile, anche se Mustier non ha mai nascosto il suo scetticismo su ogni possibile accordo di fusione e acquisizione, nazionale o transfrontaliero. Anche per questo Fidentiis ritiene “più probabile in accordo tra Bpm e Bper”.

A favorire l’interesse per Bpm è poi la valutazione bassa (0,20 volte il rapporto prezzo/target dell’Equity), anche in considerazione del badwill che sarebbe generato (superiore agli 8,5 miliardi) e dei crediti fiscali: il valore delle inadempienze probabili si aggira su 1,3 miliardi.

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