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In migliaia a Napoli contro l’autonomia differenziata. I sindaci reclamano i finanziamenti

La protesta contro il progetto leghista di autonomia differenziata ha aggregato centinaia di persone. I sindaci chiedono al governo di riassegnare 10 miliardi di euro.

In migliaia a Napoli contro l’autonomia differenziata. I sindaci reclamano i finanziamenti

Non è usuale vedere alla testa di un corteo politico un’attrice e conduttrice televisiva famosa come Marisa Laurito. Eppure a reggere lo striscione di apertura contro il progetto di autonomia differenziata era proprio lei, che a Napoli è direttrice artistica del Teatro Trianon.

“L’autonomia differenziata sarebbe un disastro per il Sud perché l’Italia è unita e non la vogliamo spaccare. Non capisco i ragionamenti della presidente Giorgia Meloni che per i fondi sviluppo e coesione dice che tutte le Regioni si devono accordare con il Governo e invece per l’autonomia differenziata diventeremo 20 staterelli disuniti” ha detto la Laurito mentre sfilava insieme a migliaia di persone.

La protesta è stata incisiva con sindaci arrivati anche da lontano. L’idea di vedere il paese diviso secondo principi al limite della costituzionalità, ormai ha fatto breccia e il sentimento nazionalista di cui si vanta il partito della premier sconta una idea di divaricazione territoriale senza precedenti. Davvero non si capisce dove vuole andare a parare il governo. Da una parte si presenta sulla scena internazionale con disegni macroeconomici, “ponte verso altre nazioni”, dall’altra prima assegna risorse ai Comuni e poi le cancella.

La protesta per i tagli ai Comuni

Tutti i progetti che i Comuni speravano di realizzare nel triennio 2027-2029 sono stati riposti nei cassetti. La riorganizzazione di servizi, la sostenibilità ambientale, la rigenerazione urbana, non hanno più i soldi promessi. Dei 10 miliardi di euro assegnati ai Comuni e alle Città metropolitane, transitati fuori dal Pnnr, non c’è più traccia. Il decreto li ha definanziati scatenando nei sindaci proteste a non finire. Ieri erano in piazza anche per questo.

Nell’ultima seduta della Commissione Bilancio della Camera il presidente dell’Anci, Antonio DeCaro ha ribaltato la narrazione spettacolare che Giorgia Meloni fa dei risultati raggiunti mediante la regia romana. Per il Piano di resilienza i Comuni fino a oggi hanno effettuato 230 mila gare per un valore di 32,7 miliardi di euro. 12 miliardi di lavori sono stati già aggiudicati generando un mercato trasversale nell’edilizia, nei servizi, nelle forniture di materiali. “I 10 miliardi sono destinati ai Comuni e alle Città metropolitane al di sopra di 15 mila abitanti. Servono per i piani urbani integrati per le 14 grandi città e per i Comuni dell’hinterland. 6 miliardi riguardano, invece, le piccole e medie opere destinate a tutti i Comuni” ha chiarito Decaro. Erano stati stanziati, ma la loro sottrazione riduce la capacità di investimento, con tutto ciò che provoca sui territori.

La partita sui fondi di coesione

La parte rigenerativa urbana ha la base nei programmi nazionali ed europei di transizione ecologica. Il governo ci ripensi e in fretta, dicono i sindaci, perché se i soldi vengono riattribuiti le opere progettate sono immediatamente cantierabili. Il lato divertente è che nel decreto Pnrr si parla anche di snellimento delle procedure. E poi non si capisce nemmeno perché Meloni e Fitto quando firmano gli accordi per i fondi di coesione non invitano i sindaci delle città metropolitane. Il Presidente della Campania Vincenzo De Luca è il più agguerrito per i 6 miliardi che il governo non gli ha ancora dato. Ha denunciato il Ministro Raffaele Fitto che gli nega le risorse per infrastrutture, ambiente, ricerca, PMI, cultura.

Antonio Decaro e Dario Nardella, sindaco di Firenze e coordinatore dei sindaci delle 14 grandi città, hanno inviato una lettera di protesta a Meloni sul mancato coinvolgimento agli incontri istituzionali. Le Regioni sottoscrivono le intese con il governo ma i progetti e i soldi finiscono poi sui territori. La partita è tecnica ed economica, attesa anche da decine di aziende pronte a lavorare. Fitto teme di dover dare risposte appropriate rispetto a investimenti, tempi, verifiche sulla spesa ? Non accade ? Beh, ci pensa la Corte dei Conti a dire a tutti come vanno le cose. “Ma l’Italia è una sola” ci ha ricordato il Presidente Sergio Mattarella e se il governo finge di non sentire, arrivano i cortei come quello di Napoli.

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