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In Borsa occhi puntati sulle nozze Intesa-Ubi

La massa a sopresa di Messina su Ubi scalda la Borsa che intravede l’avvio del risiko bancario: 10 azioni Ubi per 17 nuove Intesa – Piazza Affari oltre 25 mila punti – Il coranavirus frena invece Apple

In Borsa occhi puntati sulle nozze Intesa-Ubi

La rivoluzione bancaria è cominciata. Intesa San Paolo ha annunciato l’intenzione di lanciare un’offerta di scambio per il controllo di Ubi. Il blitz coinvolge anche Bper e Unipol Sai, interessate a rilevare parti del gruppo che proprio ieri ha presentato il piano industriale al 2022. I vertici della “preda” sono stati colti di sorpresa: l’ad di Ubi, Victor Massiah, è stato raggiunto dalla notizia del blitz a Londra, dove si trovava per presentare il piano accolto ieri dal consenso di Piazza Affari, dove il titolo era salito del 4,6%.

LO SCAMBIO: 10 UBI PER 17 NUOVE INTESA

L’operazione, in sintesi, prevede che a fronte di 10 azioni Ubi siano corrisposte 17 azioni ordinare Intesa di nuova emissione.

Ogni azione Ubi viene valutata 4,254 euro, sulla base del prezzo di 2,502 euro di Intesa alla chiusura del 14 febbraio. Il premio rispetto alla quotazione di Borsa (3,333 euro) è del 27,6%, per una valorizzazione della banca di 4,86 miliardi.

L’offerta coinvolge altri soggetti: è previsto che Bper acquisti un rampo d’azienda composto da 1,2 milioni di clienti, distribuiti su 400/500 filiali nel Nord Italia. Unipol Sai rileverà invece i rami d’azienda delle compagnie di Bancassurance Popolari, Lombarda Vita ed Aviva Vita, partecipate da Ubi.

Dopo aver fatto segnare in pre-apertura un rialzo del 50%, entrato contrattazione il titolo Ubi Banca sale del 25,25%. In rally anche Banco Bpm (+8,13%), mentre le azioni Intesa Sanpaolo guadagnano l’1,63%. In profondo rosso Bper: -5,15%.

LA REGIA DI MEDIOBANCA, L’OK DI FRANCOFORTE

IL blitz è stato orchestrato da Mediobanca, che sarà anche il global coordinator dell’aumento di capitale per un miliardo di Bper funzionale all’acquisto delle filiali Ubi.

La Vigilanza Ue, guidata da Andrea Enria, avrebbe già garantito l’assenso dell’autorità bancaria Ue all’offerta, che ora dovrà affrontare l’esame degli azionisti, a partire da soci riuniti nel patto di consultazione, il Car, che rappresenta il 19% del capitale.

Secondo le prime indicazioni, però, l’offerta è partita dopo aver raccolto l’adesione dei fondi esteri a un’offerta che prevedesse un premio del 25% sulle quotazioni già in forte ascesa.

Intesa ha deciso di far rotta sull’istituto presieduto da Letizia Moratti dopo aver preso atto che, per ora, non era possibile procedere a un accordo con Banco Bpm, ieri +5,4%, o con Mps, in piena ristrutturazione.

“LA MOSSA NON È OSTILE”. L’AUTORITÀ DI BAZOLI

La mossa di Intesa ribalta lo scenario illustrato poche ore prima da Victor Massiah agli analisti, imperniato su una strategia “stand alone” che prevedeva una banca più leggera (2.300 dipendenti e 175 filiali in meno) ma con una maggior redditività (in prospettiva l’8,3% contro l’attuale 4,7%). Si tratta di un’operazione non concordata ma che, dati i rapporti storici tra gli istituti (caratterizzati dalla forte influenza di Giovanni Bazoli), non può esser considerata ostile. Nel comunicato di Intesa, del resto, si fa riferimento all’esigenza di “rafforzare gli stakeholders dei due gruppi, a partire dalla componente italiana” e “creare valore per gli azionisti tramite la distribuzione di dividendi sostenibili nel tempo”.

La “rivoluzione bancaria” è stata preceduta da una seduta vivace di Piazza Affari (+1,02%), all’insegna del rialzo del comparto bancario (+1,8% ), che ha permesso all’indice di salire oltre i 25 mila punti infrangendo, a quota 25.120, la barriera che resisteva dall’ottobre 2008.

Non è difficile prevedere che oggi le banche italiane saranno ancora al centro della scena internazionale, ieri orfana di Wall Street, chiusa per la festa del President’s Day.

LA MELA SOFFRE PER LE FORNITURE CINESI

Continua intanto a farsi sentire l’effetto del coronavirus, specie sui mercati asiatici, stamane in rosso dopo le indicazioni in arrivo da Apple. La società della Mela ha comunicato ieri sera che la catena produttiva dell’iPhone è stata parzialmente bloccata dalla mancanza di forniture di alcuni partner cinesi: in più, nelle ultime settimane, c’è stato un calo della domanda dei suoi smartphone. Per questa ragione, le indicazioni sui ricavi diffuse in gennaio non saranno rispettate.

Sempre ieri, in serata, gli organizzatori della fiera Auto China 2020, un evento di rilevanza mondiale per le società del settore, hanno avvisato che l’apertura della manifestazione, prevista per il 21 aprile, sarà posticipata a data da definirsi.

TUTTE GIÙ LE PIAZZA D’ORIENTE. SOFFRE HSBC

Sull’onda di questi dati negativi sono tutte giù stamane le Borse dell’Asia.
Il Nikkei di Tokyo perde l’1,4%, mentre si verificano i primi casi di contagio tra pazienti che non hanno avuto contatti con la Cina.

 L’Hang Seng di Hong Kong perde l’1,3%. La banca anglocinese HSBC perde oltre il 3%, uno dei più ampi ribassi giornalieri della sua storia: la società ha annunciato che non pagherà il dividendo e che il taglio costi, nel corso dell’anno, sarà molto più ampio di quel che aveva detto in precedenza.

MA RIAPRONO I CASINÒ DI MACAO

La Borsa di Shanghai perde meno: l’indice Composite segna un calo dello 0,3%, anche perché l’ultimo bollettino sanitario sul Covid 19 lascia spazio all’ottimismo: nella provincia di Hubei, la crescita dei nuovi casi si sta stabilizzando. Preso atto dell’andamento dell’epidemia, le autorità sanitarie di Macao hanno concesso la riapertura parziale dei grandi casinò a partire da giovedì.

Il mercato obbligazionario degli Stati Uniti, chiuso ieri per festività, ha riaperto in rialzo: il rendimento del Treasury Note a dieci anni scende di tre punti base a 1,54%.

Petrolio tipo Brent in ribasso dell’1% a 57 dollari, dopo cinque giorni consecutivi di rialzo.

Oro in rialzo dello 0,3%, a 1.585 dollari l’oncia.

CONTINUA LA MARCIA DEL DOLLARO. OGGI LO ZEW

La vacanza di Wall Street non ha frenato la corsa dei listini europei. Al contrario, a spingere le borse ha contribuito l’ascesa del dollaro ai massimi da tre anni sull’euro: nel corso di febbraio la valuta comune si è deprezzata del 2,3%. Oggi sarà pubblicato l’indice tedesco Zew. Venerdì toccherà ai Pmi dell’area euro.

Anche la Borsa tedesca (+0,29%) ha toccato un nuovo record. Bene Volkswagen (+2,06%) sull’onda degli stimoli cinesi all’auto. Bayer e Basf cedono il 2,5% e l’1,6% dopo che un tribunale del Missouri ha riconosciuto a un coltivatore di pesche statunitense danni per 265 milioni di dollari.

Positiva Parigi (+0,27%). Airbus perde l’1,0% dopo che gli Usa hanno annunciato venerdì che aumenteranno i dazi sui velivoli importati dall’Ue, ultimo sviluppo in una disputa sulle sovvenzioni per il settore aeronautico.

Madrid +0,66%. Londra chiude a +0,33%.

Poco mossi i listini obbligazionari. Il rendimento del Btp cala a 0,899% (-1 punto base). Lo spread chiude a 134 punti (contro 136). Il tasso del benchmark decennale vale 0,90% da 0,93%.

BRILLA NEXI, VOLA L’AQUILA DELLA LAZIO

Da segnalare sul listino italiano il nuovo balzo in avanti per Nexi (+4,3%).

Positivo il segmento auto motive: Pirelli +3,8%, Ferrari +1,8%, Fiat Chrysler +1,2%.

Stm (-2,7%) corregge i recenti rialzi, con gli investitori che restano però positivi sul titolo.

Mediaset (+0,1%) non ha reagito al nuovo passaggio della vicenda della holding olandese, con il tribunale spagnolo che respinge il ricorso alla sospensiva della delibera per la nascita di MediaforEurope.

Vola anche in Borsa l’aquila della Lazio: +11,5% dopo la vittoria sull’Inter che ha portato il club al secondo posto in classifica a un punto dalla Juventus (-0,3%).

Volano Interpump (+6,5%) e Masi Agricola (+6%). In forte progresso Illimity (+5,77%).

Cerved (+3%) ha comunicato domenica di aver concesso un periodo di esclusiva ad Intrum Italy per negoziare la cessione della divisione Credit Management. Tinexta +2,4%.

(Ultimo aggiornamento: ore 09.53 del 18 febbraio).

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