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Il referendum e la grande truffa dei Cinque Stelle

Al contrario di quanto sostengono i grillini la riduzione dei parlamentari non assesterà un colpo alla vera casta nè ridurrà significativamente i costi delle istituzioni democratiche e stupiscono le capziose argomentazioni avanzate dal Pd a sostegno di una scelta contradditoria – Ecco perchè votare NO è la scelta migliore

Il referendum e la grande truffa dei Cinque Stelle

La vera innovazione introdotta da Beppe Grillo e dai suoi seguaci pentastellati nel sistema politico italiano è quella della burla. Le arti comiche servono a prendere in giro i cittadini, a prospettare rimedi miracolosi (ricordate l’abolizione della povertà?) che poi si rivelano delle mefitiche bombette. Così è per la riduzione dei parlamentari sulla quale gli italiani saranno chiamati ad esprimersi con un referendum il prossimo 20-21 settembre. Dicono i grillini che in questo modo si risparmieranno 500 milioni ogni 5 anni e che verrà assestato un colpo alla “casta”, cioè a quei politici che campano succhiando il sangue degli italiani.

Si tratta di due affermazioni false: fatti bene i calcoli il risparmio del taglio di 345 parlamentari sarebbe di 280 milioni circa per 5 anni. Gli stessi grillini hanno montato una stupida polemica sul MES che è solo un problema di convenienza finanziaria in quanto farebbe risparmiare ben 500 milioni all’anno. La così detta casta non è quella che sta in Parlamento, ma quella che si annida negli uffici pubblici, nella magistratura, e soprattutto nella pletora di aziende pubbliche statali o dipendenti dagli enti locali dove i 5 Stelle hanno manifestato uno speciale talento nell’occupazione dei posti di comando.

La domanda fondamentale a cui tutti i concittadini dovranno rispondere per decidere in maniera sensata come votare al referendum è: premesso che il nostro sistema istituzionale presenta gravi difetti, responsabili della stagnazione ultra ventennale del paese, la sola riduzione del numero dei parlamentari porterà un miglioramento del sistema, oppure rischierà di peggiorarne ulteriormente il funzionamento?

Il difetto fondamentale del nostro sistema istituzionale non sta nel numero di parlamentari, ma nella confusione dei poteri tra i vari livelli di Governo (cui si era tentato di porre rimedio con la riforma del Titolo V della Costituzione), e nei conflitti tra i vari poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario). Il Parlamento funziona in maniera distorta a causa di regolamenti vecchi e farraginosi e di una malintesa politica di ricerca del consenso attraverso elargizioni pubbliche. Basterebbe quindi cambiare il regolamento impedendo, ad esempio ,gli emendamenti nella legge di Bilancio, e impegnando i parlamentari su gli indirizzi politici generali da un lato e dall’altro sul controllo dell’applicazione delle leggi e sulle indagini approfondite sul funzionamento del paese per avere un più utile impiego del tempo dei parlamentari.

Intendiamoci. Non si vuole affatto sostenere che il numero dei parlamentari non si può, ed anzi si deve, ridurre. Ma questo deve avvenire nell’ambito di un disegno complessivo di miglioramento del funzionamento delle nostre istituzioni, altrimenti si rischia addirittura un peggioramento della loro rappresentatività ed efficienza. Non si vuole sostenere che con questa modifica la democrazia sia in pericolo. Purtroppo nei paesi occidentali la democrazia è in crisi di popolarità. I cittadini, impauriti e preoccupati del futuro vogliono l’uomo forte, pensano a soluzioni immediate e miracolose.  Questa riduzione del numero dei parlamentari, staccata da qualsiasi altra riforma, rischia però di dare un ulteriore spinta verso il declino dei sistemi democratici che invece dovrebbero essere riformati, non affossati. 

Bisogna considerare che il segno che i 5 Stelle hanno voluto dare a questa riforma è proprio quello del superamento della democrazia. Infatti, accanto alla riduzione del numero dei parlamentari avevano proposto anche il vincolo di mandato (tutto il potere alle segreterie dei partiti) e il referendum popolare propositivo che avrebbe svuotato la rappresentatività delle Camere a favore della democrazia diretta (di 50 mila votanti come si vede nella piattaforma Rousseau).

Stupisce che alcuni esponenti del PD, e tra questi il costituzionalista Stefano Ceccanti, non si avvedano dei pericoli e cerchino di giustificare un voto favorevole al referendum con argomentazioni davvero strambe. Dice Ceccanti che la riduzione del numero dei parlamentari era nelle proposte del PD, accompagnata però dalle revisione del bicameralismo così detto perfetto, e da altre modifiche come la riduzione del numero dei rappresentanti regionali per l’elezione del presidente della Repubblica.

Ma queste altre modifiche non ci sono e la legge elettorale non basta a giustificare un ritocco costituzionale, e quindi non è proprio la stessa cosa iniziare a costruire una casa dalle fondamenta oppure, come si sta facendo ora, partendo dal tetto. Credere poi che una volta ridotto il numero dei parlamentari si faranno necessariamente altre riforme davvero importanti per migliorare il funzionamento del nostro sistema, visti i precedenti, appare una pericolosa illusione.

Infine il ruolo del PD che ha votato tre volte NO è solo alla quarta votazione ha dato il suo assenso. Ceccanti dice che i tre NO non erano rivolti alla riduzione del numero dei parlamentari, ma al fatto che non era stato accolto un emendamento che legava questa riduzione alla revisione del bicameralismo. Ma non è una cosa da poco! Era un emendamento che cambiava il senso di quanto voluto dai 5 Stelle. Il PD ha sbagliato a cedere al ricatto dei grillini al momento della formazione del governo. Doveva porre delle condizioni rigide per fare una vera riforma e non una semplice burla propagandistica. E avrebbe dovuto andare tranquillamente a vedere il bluff pentastellato che non sarebbe arrivato a mettere in crisi il governo appena nato rifiutando una riforma complessiva e efficace del nostro sistema.

Qualcuno sostiene che votare NO al referendum potrebbe avere effetti negativi immediati sul governo e più a lungo termine sulla capacità riformista del paese. Dal punto di vista strettamente politico i partiti, anche quelli di destra, dovrebbero valutare che il SI sarebbe una vittoria esclusivamente per i 5 Stelle. Come già successo nel referendum del 2016, il voltafaccia finale di Forza Italia che si è accodata all’accozzaglia dei contrari, ha portato alla crisi di irrilevanza del partito ridotto ormai al 5-6%, ed alla vittoria degli estremisti di destra e di sinistra. Ora per fortuna, FI sembra schierata in grande maggioranza per il NO, e questo dimostra che un po’ di saggezza in quel partito esiste ancora.

Cosa farà il PD dove si nota una forte spaccatura nel suo gruppo dirigente? Non è il momento di chiudere gli occhi o di dare libertà di scelta ai propri militanti. Non avere il coraggio di un discorso chiaro e lungimirante potrebbe costare caro non solo al partito, ma alla democrazia italiana. La democrazia ha certamente dei difetti. Il problema è l’eccesso dei livelli di governo e i conflitti di competenza tra le istituzioni.

Solo partendo da una revisione di questo funzionamento si potrà ottenere un cambiamento di mentalità dei politici che dovranno essere incentivati a impostare una vera strategia di medio termine per il cambiamento sociale ed economico abbandonando la pratica delle clientele e delle mance, e cioè, come ha scritto Sabino Cassese, la politica corsara, perché non più in grado di assicurare un ritorno in termini di consenso e di voti. Il primo passo è respingere la “truffa grillina” e votare NO al referendum.

4 thoughts on “Il referendum e la grande truffa dei Cinque Stelle

  1. Volevo votare NO ma dopo la lettura di questo articolo sono in dubbio. Il definire accozzaglia chi ha votato NO al referendum del dicembre 2016 si qualifica da solo.

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