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Il Louvre ridona splendore alla bellezza: Jacques-Louis David incanta di nuovo dopo il clamoroso furto

Solo il Louvre poteva realizzare una simile impresa: conserva infatti il più importante insieme al mondo di dipinti e disegni di David, comprese le sue tele di grandissimo formato. L’ultima grande retrospettiva dedicata all’artista risale al 1989, sempre al Louvre e al castello di Versailles, per celebrare il bicentenario della Rivoluzione

Il Louvre ridona splendore alla bellezza: Jacques-Louis David incanta di nuovo dopo il clamoroso furto

In occasione del bicentenario della sua morte a Bruxelles nel 1825, il Louvre dal 15 ottobre 2025 al 26 gennaio 2026 propone una nuova lettura della vita e dell’opera di David, mettendo in luce la straordinaria creatività e la forza espressiva della sua pittura, spesso più emotiva e sensibile di quanto possa suggerire la rigidità dei suoi grandi formati. Essendo una retrospettiva, il percorso della mostra segue un ordine cronologico, preceduto da un prologo dedicato alla difficile conquista del Prix de Rome, che David tentò di vincere senza successo per quattro volte. L’esposizione mette in luce diversi temi chiave che aiutano a capire perché l’arte di David parli ancora così intensamente al nostro tempo.

Jacques-Louis David è considerato un vero monumento della pittura francese

Definito «padre della Scuola francese» e «rigeneratore della pittura», ha creato immagini che ancora oggi segnano profondamente il nostro immaginario: dal celebre Marat assassinato a Bonaparte che attraversa le Alpi, fino all’imponente Incoronazione di Napoleone. Grazie ai suoi quadri, riviviamo i grandi momenti della Rivoluzione e dell’Impero, e nei suoi ritratti ritroviamo la società del suo tempo.

David opera
Jacques-Louis David, Marat assassiné © Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique (Bruxelles), photo J. Geleyns

Esposti oltre cento prestiti di eccezionali

La mostra copre l’intera carriera dell’artista, che attraversò sei regimi politici e partecipò attivamente alla Rivoluzione. Sono molte opere tra cui l’imponente frammento del Giuramento della Pallacorda e la versione originale del celebre Marat assassinato, considerato il vertice della sua arte.

David protagonista del suo tempo

Grazie alle ricerche degli ultimi trent’anni, la mostra del 2025 offre una nuova sintesi della sua opera, rivelando un percorso inedito che unisce arte e politica. David non fu solo un testimone del suo tempo: volle esserne protagonista. Nessun altro pittore ha saputo dominare così profondamente la scena europea, sia attraverso l’arte sia ricoprendo ruoli politici di rilievo, accanto a Robespierre nel 1793-1794, prezzo che pagò con l’esilio alla caduta di Napoleone.

David come uomo, la sua storia

David, uomo complesso e contraddittorio, amato da alcuni e criticato da altri, incarna le speranze e l’energia di uno dei periodi più fertili e turbolenti della storia francese, momento fondativo della modernità. Guardare la sua opera significa interrogarsi sull’impegno dell’artista in una società in profonda trasformazione. Il suo impegno politico nasce gradualmente: sotto l’Ancien Régime, frequenta i circoli liberali favorevoli a una monarchia costituzionale, per i quali dipinge La morte di Socrate (New York, Metropolitan Museum). Successivamente si avvicina a Robespierre, diventa deputato di Parigi e vota la condanna a morte di Luigi XVI. Durante il periodo della Terreur (1793-1794) ricopre ruoli di rilievo: membro del Comitato di Istruzione Pubblica, presidente del club dei Giacobini e persino della Convenzione nazionale. Organizza feste rivoluzionarie, funerali nazionali e dipinge i martiri della Rivoluzione: Le Peletier, Marat e il giovane Bara. Alla caduta di Robespierre sfugge alla ghigliottina, viene incarcerato nel 1794 e posto agli arresti domiciliari nel 1795. Dal 1799, affascinato da Napoleone, ne realizza il celebre ritratto a cavallo che attraversa le Alpi e si mette al suo servizio. Diventa Primo Pittore dell’Imperatore, immortalando la scenografia del potere nel Sacre di Napoleone. Con il ritorno dei Borboni, in quanto regicida deve esiliarsi, pur restando riconosciuto in Europa come figura centrale della pittura francese. I suoi lavori vengono celebrati in tutta Europa e aprono il percorso del primo museo d’arte contemporanea, il Museo degli Artisti Viventi, inaugurato a Parigi nel 1818 al Palazzo del Lussemburgo. Dal dipinto La morte di Socrate alla vicinanza politica a Robespierre, passando per i ritratti dei martiri rivoluzionari e il celebre Marat assassinato, fino ai grandi ritratti di Napoleone e al Sacre, David ha saputo fondere arte e impegno politico. Con il ritorno dei Borboni, in quanto regicida si esilia, ma resta celebrato in Europa come “padre della Scuola francese”, aprendo anche il percorso del primo museo d’arte contemporanea a Parigi nel 1818. David torna al centro della scena nel 1799 con Le Sabine, un’opera in cui le donne hanno un ruolo centrale, poiché sono loro a fermare le guerre fratricide tra Romani e Sabini. Questo quadro, simbolo di riconciliazione dopo la Rivoluzione, è contemporaneo ai suoi celebri ritratti femminili, come quello incompiuto di Madame Récamier e di Mme de Verninac, sorella di Eugène Delacroix, dove l’artista valorizza la moda all’antica, da lui promossa anche in teatro.

Il suo interesse per il teatro

Il suo interesse per il teatro lo porta a creare ciò che può essere considerato una prima «installazione immersiva» nella storia dell’arte: Le Sabine, il Sacre e Marte e Venere venivano esposti di fronte a grandi specchi, coinvolgendo lo spettatore nella scena pittorica. Negli ultimi anni a Bruxelles, in esilio, David realizza opere mitologiche, spesso sarcastiche o inquietanti, in cui il realismo incrina gradualmente un ideale che si dissolve nella società prosaica e pacificata degli anni Venti. Una costante nella vita e nell’arte di David è la sua appassionata difesa della libertà, sia politica sia artistica. Grazie al suo talento e alla sua coscienza politica, ebbe l’autorità per promuovere una riforma delle arti che superava di gran lunga la semplice “rigenerazione” auspicata dalle autorità alla fine dell’Ancien Régime, influenzando le generazioni successive. La gestione del suo atelier, uno dei più grandi della storia della pittura insieme a quello di Rubens, ne è un chiaro esempio. David formò tre generazioni di artisti provenienti da tutta Europa, che dominarono la scena artistica fino a metà Ottocento. Fin dall’inizio, rivendicò la libertà dell’artista, opponendosi a un sistema accademico ritenuto rigido, e organizzò il suo atelier come spazio di emulazione tra allievi brillanti come Gérard, Girodet e Gros.

La mostra è sotto il commissariato: Sébastien Allard, conservatore generale del Patrimonio e direttore del Dipartimento delle Pitture, e Côme Fabre, conservatore del Patrimonio presso il Dipartimento delle Pitture, assistiti da Aude Gobet, responsabile del servizio di Studio e Documentazione del Dipartimento delle Pitture, museo del Louvre. La scenografia è firmata da Juan-Felipe Alarcón e la grafica da Philippe Apeloig.

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