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Il 2014 ci scampi dai profeti di sventura e dal peggiorismo di Grillo, Berlusconi e della Lega

Il miglior augurio che si può fare agli italiani è che il 2014 ci liberi dal peggiorismo interessato di Grillo, Berlusconi e della Lega: oggi contro Napolitano e domani contro l’euro all’insegna di un populismo che serve solo a coprire i loro evidenti fallimenti – Bisogna però che i veri europeisti e i veri riformisti si sveglino: non a parole ma con i fatti

Il 2014 ci scampi dai profeti di sventura e dal peggiorismo di Grillo, Berlusconi e della Lega

E’ molto improbabile, per non dire impossibile, che gli italiani possano nutrire qualche rimpianto per il 2013, uno degli anni più duri e difficili dal Dopoguerra ad oggi non solamente sul piano economico ma anche e soprattutto su quello sociale, politico e civile. Una recessione come quella che abbiamo attraversato, con l’impietosa falcidia dei posti di lavoro e la drastica contrazione dei redditi e dei risparmi, non l’avevamo mai conosciuta, ma l’eredità peggiore che ci lascia l’anno che si è appena chiuso non è questa. Non è la prima volta che l’Italia deve affrontare la durezza della crisi e le difficoltà di una ricostruzione che non risparmia nessun angolo del Paese, ma c’è una differenza abissale rispetto al passato. Nei difficili anni del Dopoguerra i sacrifici erano pane quotidiano ma c’era una forza incrollabile che animava gli italiani: la speranza di farcela e la certezza di un futuro migliore del presente. Sfortunatamente è proprio questa – lo spegnersi della speranza delle persone di ogni età ma soprattutto delle nuove generazioni – la peggiore delle eredità che il 2013 e gli anni immediatamente precedenti ci lasciano.  Colpa della recessione e della crisi internazionale? Fino a un certo punto.

Anche l’America ha conosciuto dal 2007 una crisi che aveva un precedente solo nel ’29 ma, pur con tutti i problemi che restano aperti, ne sta uscendo a testa alta. Per non dire della Germania o della Gran Bretagna. Da noi la crisi ha fatto da detonatore a mali più antichi e ci ha impietosamente ricordato che anche lo stellone italico ha il fiato corto e non è eterno. O si cambia o si muore. Non si può vivere per vent’anni senza crescita e senza sviluppo, ma ancor meno si può dignitosamente sopravvivere senza una classe dirigente, in primo luogo politica ma non solo, degna di questo nome e di fronte a una caduta verticale dell’etica pubblica.  Ciò che più colpisce e rattrista è l’imbarbarimento che investe, con rare eccezioni, ogni aspetto della vita pubblica: dalla politica agli affari, dalla giustizia all’informazione.

Non stupisce che il crollo del sistema Italia spenga le speranze di larga parte del Paese, di un Paese che da tempo ha perso la bussola e fatica a ritrovarne una. E stupisce ancor meno che sulle macerie di un Paese in tilt speculino i soliti profeti di sventure e i tanti improvvisati apprendisti stregoni. Di solito il “tanto peggio, tanto meglio” è lo slogan disfattista dei falliti e di chi vorrebbe costruire le proprie fortune sulla rovina altrui. E’ così anche stavolta. Di profeti di sventure l’Italia ne produce in quantità industriale e, come sempre, li pesca tra chi ha fallito la sfida del cambiamento. Tra questi ce ne sono soprattutto tre  che oggi brillano (si fa per dire…) per sfascismo.  Il primo è sicuramente Beppe Grillo, il secondo si chiama Silvio Berlusconi, la terza è la Lega.

Sono bastati pochi mesi per mostrare anche ai ciechi e far intendere anche ai sordi che la politica è una cosa troppo seria per lasciarla nelle mani di un capocomico. Grillo è bravissimo nell’arringare il popolo e nello stuzzicare gli istinti, legittimi, di una protesta e di una rivolta che cova nel Paese ma non è mai nemmeno lontanamente riuscito a trasformare il consenso in alternativa politica e men che mai a produrre l’inizio di un cambiamento. Ma di solo protesta si muore. E quando il proprio patrimonio politico non dà, per propria incapacità, i frutti sperati il passo verso l’avventura – come vogliamo chiamare gli insulti e la gogna per gli avversari che si rincorrano sulla pagina Facebook di Grillo? – è breve, anzi brevissimo. Non sorprende – e siamo al secondo soggetto in campo – che accanto a Grillo sempre più spesso si ritrovi oggi Silvio Berlusconi.  L’ex Cavaliere ha avuto una fortuna che a pochi è capitata nella vita: quella di provare per tre volte a governare il Paese. Ma per tre volte ha inesorabilmente fallito, a dimostrazione del fatto che vincere le elezioni non garantisce sulla capacità di governare. Salvo la nefandezza del Porcellum non c’è un solo atto del ventennio berlusconiano che sarà ricordato nella storia d’Italia. La sua definitiva condanna per frode fiscale – reato quanto mai odioso per chi è stato chiamato a governare – ha inviperito il leader di Forza Italia che – come Grillo e come la Lega – vorrebbe far pagare di nuovo al Paese i suoi fallimenti e rovesciare la sua acredine sul Capo dello Stato che solo nella scorsa primavera ha, in ginocchio, invocato di restare al Quirinale.  E’ vero che questo è un Paese senza memoria ma non si può pensare che tutti gli italiani siano sciocchi e immemori.

Idem per la Lega che passerà alla storia per aver sprecato, per rozzezza e incapacità, l’occasione unica di indirizzare la giusta insofferenza anti-burocratica e la voglia di decentramento degli italiani verso un moderno Stato federale e che, sull’orlo della disperazione, sta ritornando alla deriva di un secessionismo senza nessuna prospettiva.

Non è un caso che Grillo, Berlusconi e la Lega siano oggi uniti nella loro squallida battaglia contro un galantuomo come Giorgio Napolitano, che in questi anni perigliosi, è stato in Italia ma anche nel mondo uno dei pochi baluardi e uno dei pochi punti di riferimento di un Paese in evidente crisi di identità e in palese sbalestramento. Oggi Napolitano e domani l’euro.  E’ fin troppo facile prevedere che questa triplice dei falliti cercherà la rivincita nelle prossime elezioni europee all’insegna di una risibile lotta all’euro che elude sempre la domanda di fondo, che è una sola: quanti italiani, in nome di un avventuroso ritorno alla liretta, gradirebbero dimezzare il proprio patrimonio e il proprio reddito dalla sera al mattino per seguire le sirene avvelenate di Grillo, di Berlusconi e della Lega?

E’ ora però che gli europeisti e i riformisti si sveglino e diano battaglia in Italia e a Bruxelles. Non a parole, che non interessano a nessuno, ma con i fatti e a colpi di riforme.  Smascherare i profeti di sventure e liberare il Paese dagli apprendisti stregoni è causa ed effetto insieme del cambiamento – civile e politico prima ancora che economico – che l’Italia non può più attendere. Ed è di sicuro il miglior auspicio che si possa fare per il nuovo anno che ci attende e per chi non si rassegna alla logica suicida del peggiorismo di nuovo conio.

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