Condividi

Hera: perché imparare a governare l’incertezza è diventato decisivo per industria e filiere

Al XVI workshop di HerAcademy, il Gruppo Hera analizza strategie per gestire incertezza e complessità, rafforzare resilienza e sviluppare leadership in scenari industriali instabili e in evoluzione

Hera: perché imparare a governare l’incertezza è diventato decisivo per industria e filiere

In un mondo in continuo mutamento, dove pandemia, crisi energetica, guerre e rivoluzioni tecnologiche ridefiniscono costantemente lo scenario industriale, saper governare l’incertezza non è più un vantaggio, ma una necessità. A questa sfida è dedicato il XVI workshop di HerAcademy, la corporate university del Gruppo Hera, intitolato “Prepararsi all’imprevedibile: nuove opportunità per l’evoluzione industriale”, che si è svolto a Bologna.

Allenarsi all’imprevedibile: il messaggio di Hera

“Abbiamo vissuto eventi che ci hanno insegnato quanto l’imprevedibile sia diventato parte strutturale della nostra quotidianità rendendo l’imprevedibilità e l’incertezza un elemento stabile di questo contesto di permacrisi che sta modificando mercati e filiere industriali – ha spiegato Cristian Fabbri, presidente esecutivo del Gruppo Hera e presidente del comitato di coordinamento di HerAcademy -. Di fronte a discontinuità di tale magnitudo e velocità, dobbiamo essere pronti a cambiare schema”.

Fabbri ha sottolineato come la corporate university giochi un ruolo chiave nell’allenare persone e organizzazioni a gestire la complessità, rafforzare l’imprenditorialità diffusa e saper assumere rischi in modo consapevole.

L’amministratore delegato Orazio Iacono ha ricordato come il Gruppo Hera abbia gestito l’imprevisto durante l’alluvione del 2023 in Romagna, con oltre 4 miliardi di mc d’acqua e più di 100mila tonnellate di rifiuti, pari al volume annuo di una città di 200mila abitanti. “Le nostre infrastrutture hanno retto grazie ai costanti investimenti che facciamo per renderle più robuste e intelligenti: il 47% degli investimenti previsti al 2028, pari a 2,4 miliardi sugli oltre 5 complessivi, è infatti destinato alla resilienza. E la resilienza prima assorbitiva, per reggere l’urto, sta diventando adattativa e infine trasformativa. Gli scenari inizialmente quindi imprevedibili, possono farci crescere. Ma l’imprevedibilità riguarda anche il mondo digitale: l’interconnessione tra l’ambiente fisico e quello digitale aumenterà sempre di più e questo impone investimenti anche in cyber sicurezza. Essere resilienti oggi vuol dire anticipare, conoscere, fare sistema”.

Strategie per l’incertezza

Il pomeriggio del workshop ha visto alternarsi sul palco manager, economisti e accademici internazionali. La prof.ssa Maria Laura Frigotto, con il background paper “L’imprevedibile tra novità e resilienza”, ha sottolineato che il passaggio da un mondo dominato dall’“incertezza calcolabile” a un contesto in cui dominano le “novità radicali” richiede capacità di sensemaking collettivo e strutture robuste e “multiresilienti”.

Chiara Montanari, prima italiana a guidare una spedizione in Antartide, ha condiviso la propria esperienza: “Il mio “antarctic mindset” – la capacità di decidere senza dati, affidandosi a fiducia, preparazione e intuito – è oggi adottato in percorsi di formazione manageriale in diversi Paesi”.

Enrico Sassoon, direttore responsabile di Harvard Business Review Italia, ha presentato i “Macrotrends 2025/2026 – Oltre il grande disordine”, evidenziando come la fine dell’ordine multilaterale e il ritorno del protezionismo impongano “una trasformazione profonda nei modelli di business e la necessità per le imprese di sviluppare leadership contestuali”.

La prof.ssa Raffaella Sadun, Charles E. Wilson professor of Business Administration at Harvard Business School, ha spiegato che le aziende capaci di agire con tempestività in contesti disordinati sono quelle che combinano “cultura del feedback, delega, uso avanzato dei dati e reskilling digitale diffuso”.

Dialoghi sull’industria e le strategie aziendali

Tra i momenti di confronto, la prima tavola rotonda ha visto dialogare Orazio Iacono e Alessandro Puliti (Saipem) su filiere strategiche e rischi globali. La seconda, con Cristian Fabbri e Marco Grazioli (The European House-Ambrosetti), ha richiamato la necessità di costruire “microgruppi coesi capaci di condividere conoscenza, affrontare i conflitti in modo creativo e cooperativo orientandosi al lungo termine”.

Commenta