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Hamas, finanziamenti illeciti in Italia: nove arresti e milioni di euro sequestrati. Chi è coinvolto e cosa è successo

Un’inchiesta della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo di Genova ha scoperto un sistema di finanziamenti illeciti a favore di Hamas. L’operazione ha portato a nove arresti – sette già eseguiti, due latitanti – e al sequestro di 7-8 milioni di euro

Hamas, finanziamenti illeciti in Italia: nove arresti e milioni di euro sequestrati. Chi è coinvolto e cosa è successo

Un’inchiesta partita dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo di Genova ha portato alla luce un complesso sistema di finanziamenti illeciti a favore di Hamas, l’organizzazione terroristica responsabile della strage in Israele del 7 ottobre 2023. L’operazione, coordinata con la Digos e la Guardia di Finanza, ha portato all’esecuzione di nove mandati di arresto, sette dei quali già eseguiti, mentre due persone risultano ancora latitanti, e al sequestro di beni e disponibilità finanziarie tra i 7 e gli 8 milioni di euro.

Hamas-Italia: come funzionavano i finanziamenti illeciti

Il denaro veniva raccolto in Italia da tre associazioni ufficialmente dedicate a fini umanitari: l’Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese (A.B.S.P.P.) di Genova, fondata nel 1994, l’Organizzazione di Volontariato del 2003 e La Cupola d’Oro di Milano, anch’essa nata nel 2003. Dietro il paravento di iniziative a favore della popolazione palestinese, i fondi venivano invece dirottati verso Hamas tramite triangolazioni bancarie internazionali, bonifici esteri e conti collegati a organizzazioni e dirigenti del movimento. Solo una parte dei fondi raggiungeva scopi umanitari, mentre il resto veniva destinato a sostenere le attività operative dell’organizzazione terroristica, incluso il sostegno ai familiari di attentatori o detenuti, rafforzando la rete di consenso.

Scandalo Hamas, l’ideatore della rete in Italia

Al centro del sistema c’era Mohammad Hannoun, presidente della A.B.S.P.P. e considerato il vertice del comparto estero di Hamas in Italia. Hannoun, noto per i suoi contatti diretti con politici italiani e invitato in Parlamento, ha guidato per oltre vent’anni la raccolta di fondi, dirottando oltre il 70% delle somme verso Hamas e associazioni a essa collegate. Solo dopo il 7 ottobre 2023, gli investigatori stimano che Hannoun abbia trasferito almeno 7,3 milioni di euro. L’accusa sostiene che Hannoun abbia creato una vera e propria cellula operativa in Italia, funzionale alla strategia internazionale dell’organizzazione terroristica.

Gli altri arrestati e coinvolti

Gli altri arrestati, tra cui Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, Elasaly Yaser, Al Salahat Raed, Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber e Osama Alisawi, ex ministro di Hamas e cofondatore della A.B.S.P.P., sono stati coinvolti nella gestione dei fondi, nella propaganda e nelle attività operative della cellula italiana. Altri soggetti, tra cui Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh, Abu Deiah Khalil e Abdu Saleh Mohammed Ismail, sono accusati di concorso esterno e di aver trasferito denaro anche all’estero. Due indagati risultano ancora latitanti, domiciliati rispettivamente nella Striscia di Gaza e in Turchia.

Indagine e cooperazione internazionale

L’indagine è stata sviluppata attraverso intercettazioni, monitoraggio dei flussi finanziari e acquisizioni documentali, con un’intensa collaborazione internazionale, in particolare con i Paesi Bassi, Eurojust e le autorità israeliane. La Digos di Genova, insieme alla Guardia di Finanza, ha eseguito perquisizioni e sequestri di documenti, computer e denaro contante, bloccando anche conti correnti e beni immobili riconducibili agli indagati. Mohammad Hannoun è ora nel carcere di Marassi, in attesa degli interrogatori di convalida.

Nonostante i blocchi e l’arresto di Hannoun, l’Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese ha ribadito in un comunicato la volontà di continuare le attività di solidarietà verso la popolazione palestinese, confermando la distinzione tra scopi umanitari e finalità terroristiche perseguite da alcuni membri della rete.

Meloni e Piantedosi: soddisfazione per l’operazione contro i finanziamenti a Hamas

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso la propria “soddisfazione per l’operazione”, definendola di grande complessità e importanza, e ha ringraziato la Procura di Genova, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, oltre al supporto informativo dell’Aise. Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato che l’operazione ha tolto risorse e capacità operative al terrorismo, dichiarando che “nostre forze di polizia tra le migliori al mondo” hanno permesso di individuare flussi finanziari sospetti e bloccare le somme destinate ad Hamas. L’iniziativa ha suscitato un dibattito politico: la maggioranza ha ribadito la necessità di contrastare il terrorismo, mentre l’opposizione ha evidenziato che “bene contrastare il terrorismo, ma non criminalizzare la piazza pro-Pal”. distinguere tra solidarietà lecita alla popolazione palestinese e attività criminali. Israele ha definito l’operazione un passo importante nella lotta contro Hamas.

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