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Golden power, Unicredit non si arrende: pronto il ricorso al Consiglio di Stato. “Fastidio” a Palazzo Chigi

Secondo Repubblica, Unicredit avrebbe già pronto il ricorso al Consiglio di Stato, dopo la sentenza del Tar che aveva annullato solo due delle quattro condizioni imposte dal governo

Golden power, Unicredit non si arrende: pronto il ricorso al Consiglio di Stato. “Fastidio” a Palazzo Chigi

In attesa del verdetto della Commissione Ue sul decreto del 18 aprile con il quale il governo ha applicato il golden power all’operazione Unicredit-Banco Bpm, potrebbe presto aprirsi un nuovo fronte. Lo rivela Repubblica, secondo cui la banca guidata da Andrea Orcel avrebbe già pronto l’appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar sul golden power che ha affossato la scalata a Banco Bpm. 

La sentenza del Tar 

Per comprendere le basi su cui si appoggia il possibile appello di Unicredit bisogna tornare indietro di circa quattro mesi, al 12 luglio, giorno in cui il Tar del Lazio pubblico la sentenza sul ricorso presentato da Piazza Gae Aulenti contro il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 aprile 2025, con cui l’esecutivo aveva imposto all’operazione su Banco Bpm quattro condizioni ritenute fondamentali per la tutela dell’interesse nazionale.

All’epoca i giudici amministrativi accolsero solo parzialmente il ricorso, annullando due punti su quattro: il primo punto riguardava l’obbligo imposto dal governo di non ridurre per cinque anni il rapporto impieghi/depositi in Italia da parte di Unicredit e Banco Bpm, con l’obiettivo dichiarato di sostenere famiglie e Pmi. I giudici amministrativi considerarono non proporzionata la durata quinquennale della misura, ritenendo che un vincolo temporale rigido e predefinito non potesse essere imposto in assenza di un piano industriale definito.

La seconda misura annullata riguardava invece l’obbligo, imposto sine die, di mantenere invariato il livello del portafoglio di project finance detenuto da Unicredit e Banco Bpm. Il Tar aveva ritenuto che tale prescrizione, senza alcun limite temporale, configurasse un’ingerenza diretta e inammissibile del potere pubblico nella strategia creditizia della banca.

Unicredit verso il ricorso al Tar

Riassumendo, lo scorso luglio il tribunale amministrativo annullò due condizioni su quattro. Non abbastanza per Unicredit che starebbe pensando di ricorrere al Consiglio di Stato. 

La condizione più indigesta per Unicredit, quella che imponeva l’uscita dalla Russia entro gennaio 2026, era infatti rimasta in piedi. “È proprio su questo punto che dovrebbe insistere l’appello al Consiglio di Stato, centrato sulla forma e l’impianto logico delle motivazioni. L’obiettivo è rimuovere questo vincolo, in linea con la posizione che la banca sostiene da mesi ossia che solo il Cremlino può decidere tempi e modi di uscita dalla Russia”, scrive Repubblica.

C’è poi anche l’ultima prescrizione imposta dal golden power, quella di mantenere inalterati gli investimenti in titoli italiani di Anima, controllata da Banco Bpm. Un vincolo in contrasto con l’autonomia Mifid e le norme del diritto comunitario.

Secondo il quotidiano romano, le ragioni del ricorso non riguarderebbero solo il dossier Banco Bpm, ormai archiviato da tempo. “Da mesi, infatti, Unicredit lavora a livello giuridico e istituzionale, e non solo in Italia, per scrollarsi di dosso quello che ha vissuto come uno stigma, che il governo italiano (o anche di altri Paesi, vedi la Germania dove la lenta scalata a Commerzbank è in corso da un anno) potrebbe rivangare nei prossimi dossier di acquisizione”.

Sulla base di questi ragionamenti, Unicredit dovrà decidere il da farsi. Le tempistiche però sono serrate: ci sono 60 giorni per ricorrere dalla notifica della prima sentenza, e scadono mercoledì.

Palazzo Chigi “infastidito”

Le indiscrezioni relative a un possibile ricorso di Unicredit al Tar non sarebbero state bene accolte a Palazzo Chigi. L’ipotesi sarebbe infatti già stata anticipata al governo che avrebbe reagito con “fastidio”, scrive Repubblica, citando fonti di governo. 

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