Condividi

Banner FIRSTonline

Gli italiani e l’imprenditorialità: potenziale frenato da burocrazia e paura di fallire. La ricerca di Swg e JA Italia

La ricerca “Tra formazione e lavoro: gli italiani e l’imprenditorialità”, realizzata da Swg per Junior Achievement Italia, rivela un gap tra potenziale e opportunità: ai 18-24enni piacerebbe aprire una impresa, ma il 55% di loro non ha mai ricevuto nemmeno un’ora di formazione imprenditoriale

Gli italiani e l’imprenditorialità: potenziale frenato da burocrazia e paura di fallire. La ricerca di Swg e JA Italia

A conclusione dei “Campionati di imprenditorialità” organizzati da Junior Achievement Italia e indirizzati agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, è stata presentata la ricerca “Tra formazione e lavoro: gli italiani e l’imprenditorialità”, realizzata da SWG per JA Italia, che ha rivelato un gap tra potenziale e opportunità che Junior Achievement Italia lavora a colmare da oltre vent’anni nelle scuole italiane.

Il potenziale infatti ci sarebbe: i giovani sono più aperti della media nazionale all’idea di avviare un’impresa (17% contro il 9%), ma il 55% dei 18-24enni e il 50% dei 25-29enni non ha mai ricevuto nemmeno un’ora di formazione imprenditoriale. In generale, il 31% degli italiani dichiara di aver pensato almeno una volta di avviare un’attività senza riuscire a concretizzarla: solo il 9% ritiene molto probabile aprire un’impresa nei prossimi tre anni, con un dato tra i giovani 18-29enni che quasi raddoppia, arrivando al 17%. Le barriere percepite sono chiare: mancanza di risorse economiche (55%), complessità burocratica e fiscale (40%), ricerca di uno stipendio stabile (36%), paura di fallire (28%).

I giovani di oggi idealizzano meno la figura dell’imprenditore

Fare impresa, infatti, viene percepito come qualcosa di complesso e rischioso, ma meno dalle generazioni più giovani, che guardano all’imprenditore in modo meno idealizzato rispetto al passato. Cresce, proprio tra i giovani, una visione più consapevole dell’imprenditore non più solo come frutto di genio o fortuna, ma quanto piuttosto di competenze. Anche l’identikit dell’imprenditore si evolve: accanto allo startupper (29%) convivono il piccolo imprenditore familiare (20%), la figura attenta all’impatto sociale e ambientale (20%) e il libero professionista. Tra i più giovani cresce il fascino per modelli più ambiziosi, con il 28% dei 18-24enni che indica il “grande imprenditore”, contro il 17% della media nazionale.

Il divario territoriale riguarda solo l’opportunità formativa

Il tema assume sfumature diverse nei territori italiani, ma con un elemento comune: il potenziale imprenditoriale dei giovani è spesso superiore alle opportunità formative disponibili. Nel Nord-Ovest il 29% dei 18-34enni mostra un’elevata attitudine imprenditoriale, ma il 54% non ha mai avuto esperienze di educazione all’imprenditorialità. Nel Nord-Est il 24% mostra un’elevata attitudine imprenditoriale e il 31% ha già pensato concretamente di avviare un’attività propria. Nel Centro Italia quella quota sale al 62%, pur con il 32% che immagina un futuro da imprenditore. Nel Sud e Isole il 55% non ha mai sperimentato percorsi dedicati, nonostante una propensione imprenditoriale tra le più alte del Paese. Un divario che sembra dunque riguardare più l’accesso agli strumenti, alle esperienze e alle occasioni di orientamento, che il talento.

La formazione aumenta la probabilità di riuscirci: dal 9% al 15%

C’è poi un ultimo dato che è bene tenere in considerazione: secondo la ricerca SWG tra chi ha seguito percorsi di educazione imprenditoriale, la probabilità di immaginare concretamente un futuro da imprenditore aumenta dal 9% al 15%. Ed è proprio qui che si inseriscono i Campionati di Imprenditorialità promossi da Junior Achievement Italia insieme al Ministero dell’Istruzione e del Merito, una palestra nazionale in cui studenti e studentesse sperimentano il learning by doing, costruendo mini-imprese, lavorando in gruppo, confrontandosi con imprese, mentor e istituzioni. Un’esperienza che porta l’imprenditorialità fuori dal recinto dei “predestinati” e la trasforma in una competenza accessibile, concreta e allenabile.

Commenta