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Giappone verso una seconda capitale: perché serve e chi è in corsa

Il Giappone prepara una seconda capitale capace di sostituire temporaneamente Tokyo in caso di terremoti o altre emergenze. Osaka è favorita, ma competono anche Nagoya, Fukuoka, Sapporo e Hiroshima. In gioco ci sono sicurezza nazionale, investimenti, infrastrutture e nuovi equilibri politici

Giappone verso una seconda capitale: perché serve e chi è in corsa

Preparatevi ad aggiornare i libri di geografia, perché presto il Giappone potrebbe avere una nuova capitale, o quasi. Tokyo resterà infatti la capitale del Paese, ruolo che ricopre dal 1868, quando l’antica Edo assunse il nome attuale. Non è previsto alcun trasferimento definitivo del governo, del Parlamento o del Palazzo imperiale, ma c’è un progetto che punta a creare una sede di riserva, pronta ad attivarsi se un terremoto o un’altra emergenza dovessero paralizzare la metropoli.

Il 26 agosto l’esecutivo ha confermato che adotterà verso la fine di ottobre il decreto con i requisiti per ottenere lo status di fukushuto, la “capitale secondaria” chiamata a operare come piano B del Paese. Sarà il primo passaggio concreto dopo l’approvazione della legge, avvenuta il 24 luglio, che ha già acceso la competizione tra Osaka, Nagoya, Fukuoka, Sapporo e altri territori. In palio non ci sono soltanto nuove responsabilità istituzionali, ma anche investimenti, infrastrutture, agevolazioni fiscali e maggiori poteri amministrativi.

Il modello è quindi molto diverso da quello scelto dall’Indonesia con Nusantara. Il Giappone non vuole costruire una nuova capitale destinata a prendere il posto di Tokyo, ma predisporre un sistema nazionale di continuità operativa. In caso di catastrofe, la fukushuto potrebbe assumere temporaneamente “tutte o la maggior parte” delle funzioni centrali, mantenendo attivi amministrazione, telecomunicazioni, trasporti, reti informatiche e servizi finanziari. Dal punto di vista giuridico, la designazione riguarderà una prefettura e non semplicemente una città. Saranno dunque le amministrazioni prefettizie a presentare le candidature, dopo l’approvazione delle rispettive assemblee. Le grandi città potranno partecipare attraverso accordi che stabiliscano in anticipo la distribuzione delle competenze e il coordinamento con il territorio circostante. Non scatterà invece alcun trasferimento automatico del Palazzo imperiale, della Dieta o della Corte suprema. Nel rispetto della separazione dei poteri, Parlamento e magistratura dovranno decidere autonomamente come garantire la prosecuzione delle proprie attività durante un’emergenza.

La legge distingue infine la fukushuto, destinata anche a diventare un polo economico permanente, dalle aree alternative incaricate di ospitare soltanto alcune funzioni durante una crisi. Il governo potrà quindi individuare più territori con compiti differenti, costruendo una rete di sicurezza nazionale anziché limitarsi a scegliere una singola città.

Seconda capitale, perché questa scelta? La paura di un grande terremoto a Tokyo, ma non solo

La risposta più immediata è nella geografia del Giappone. Il Paese si trova lungo la “cintura di fuoco” del Pacifico, una delle aree sismiche più attive del pianeta, ed è regolarmente esposto a terremoti, tsunami, tifoni e inondazioni. Secondo le valutazioni del governo, nei prossimi trent’anni esiste circa il 70% di probabilità che un sisma di magnitudo intorno a 7 colpisca la parte meridionale del Kantō, la regione in cui si trova Tokyo.

Non è un timore astratto. Il 1°settembre 1923, il grande terremoto del Kantō, di magnitudo stimata in 7,9, colpì l’area con epicentro sotto la baia di Sagami. Le scosse e gli incendi successivi devastarono Tokyo, Yokohama e le prefetture circostanti, causando oltre 100 mila morti e dispersi. Quasi un secolo dopo, nel 2011, il terremoto di magnitudo 9,1 e lo tsunami che investirono il nord-est del Paese provocarono più di 19 mila vittime e innescarono il disastro nucleare di Fukushima, ricordando ancora una volta quanto possano essere estese le conseguenze di un evento estremo.

Le nuove simulazioni spiegano perché il governo abbia deciso di accelerare. Nello scenario peggiore, un terremoto direttamente sotto l’area metropolitana potrebbe provocare circa 18 mila morti, distruggere o incendiare 400 mila edifici, lasciare 4,8 milioni di persone senza casa e causare danni economici per 83 mila miliardi di yen. Un simile evento rischierebbe inoltre di rendere inaccessibili la sede del primo ministro, i ministeri, gli uffici pubblici, i centri finanziari e le infrastrutture indispensabili al funzionamento del Paese.

La sicurezza nazionale è però soltanto una parte del progetto. La legge vuole affrontare anche l’”eccessiva concentrazione” di popolazione, imprese e potere amministrativo a Tokyo. Nella regione della capitale vive circa il 30% della popolazione giapponese, si produce all’incirca un quinto della ricchezza nazionale e ha sede più della metà delle società quotate. Se Tokyo si fermasse, le conseguenze non resterebbero quindi circoscritte alla metropoli, ma investirebbero l’intera economia. Per questo la fukushuto non dovrà limitarsi ad aspettare il prossimo terremoto. Anche in condizioni normali dovrà diventare il centro di una seconda area economica nazionale, contribuendo a ridurre il peso della capitale e a rilanciare altri territori. La regione designata potrà ricevere investimenti per strutture pubbliche, ferrovie, strade, aeroporti e reti digitali, insieme ad agevolazioni fiscali, deregolamentazioni e incentivi destinati ad attirare imprese e capitali privati.

Da Osaka a Sapporo, chi punta a diventare la capitale secondaria

Le candidature formali non possono ancora essere esaminate, perché mancano i requisiti definitivi, ma la corsa è già cominciata. Un’indagine di Kyodo News ha individuato sette prefetture che stanno valutando la partecipazione: Hokkaidō, Miyagi, Gunma, Aichi, Osaka, Hiroshima e Fukuoka. Tra le città coinvolte o interessate figurano Sapporo, Sendai, Niigata, Nagoya, Osaka, Kitakyūshū e Fukuoka. Complessivamente, almeno tredici amministrazioni locali si sono già mosse attraverso dichiarazioni, gruppi di lavoro o progetti comuni.

Osaka parte con un vantaggio evidente. La prefettura e la città lavorano da circa dieci anni alla costruzione di un secondo polo nazionale e hanno già creato una struttura amministrativa congiunta dedicata al progetto. L’area metropolitana formata con Kyoto e Kobe dispone di infrastrutture avanzate, un’economia diversificata e dimensioni sufficienti per accogliere rapidamente funzioni pubbliche e attività private. La campagna ha persino una mascotte, il gatto sorridente Nyaniwa Fukumaru, il cui nome richiama l’antica denominazione di Osaka, Naniwa, e la parola fukushuto.

Aichi punta invece sulla potenza industriale di Nagoya e sulla presenza del settore automobilistico, a cominciare da Toyota. Il governatore Hideaki Ōmura ha ricordato che il prodotto della prefettura supera i 46 mila miliardi di yen e che il valore delle spedizioni manifatturiere oltrepassa i 58 mila miliardi, il livello più alto del Paese. Porto, aeroporto, collocazione centrale e futuro collegamento ferroviario a levitazione magnetica rafforzano la candidatura, anche se l’area resta esposta ai grandi terremoti lungo il sistema Tōkai-Nankai.

Fukuoka sta preparando una proposta coordinata con le città di Fukuoka e Kitakyūshū. La prefettura valorizza la distanza da Tokyo, la posizione sul Mar del Giappone anziché lungo la costa pacifica e il ruolo di porta commerciale verso il resto dell’Asia. L’obiettivo dichiarato non è limitarsi a offrire un rifugio alle istituzioni, ma diventare un nuovo motore economico del Paese.

Poi c’è il grande Nord con Hokkaidō e Sapporo che insistono soprattutto sulla sicurezza. La grande distanza da Tokyo e dalla Fossa di Nankai riduce la possibilità che le due aree vengano colpite contemporaneamente, mentre la presenza a Sapporo di numerosi uffici territoriali dello Stato faciliterebbe il trasferimento delle attività amministrative. A favore dell’isola giocano anche il suo peso nella produzione alimentare ed energetica; contro, la lontananza, la dipendenza dai collegamenti aerei, il clima e una scala economica inferiore a quella di Osaka o Aichi.

Gunma propone un modello diverso. La prefettura è interna, relativamente protetta e abbastanza vicina a Tokyo da poter contribuire anche alle operazioni di soccorso e ricostruzione. Miyagi può contare su Sendai, principale centro amministrativo del Tōhoku, ma deve fare i conti con una forte esposizione sismica e con la memoria del 2011. Hiroshima rivendica invece la posizione intermedia nel Giappone occidentale, una solida base industriale e infrastrutture urbane sviluppate, pur avendo dimensioni inferiori rispetto alle favorite.

E Kyoto? La ex-capitale giapponese (dal 794 fino al 1868) almeno per ora, si è tirata fuori con una nota di orgoglio storico. Il governatore Takatoshi Nishiwaki ha ricordato che, secondo alcuni, “Kyoto è già la capitale originaria” del Giappone e definirla semplicemente secondaria potrebbe risultare riduttivo.

Osaka favorita e il sospetto di una legge su misura

La corsa alla fukushuto nasce da un rischio reale, ma è anche il risultato di un preciso compromesso politico. La capitale secondaria era una delle principali richieste del Japan Innovation Party, o Nippon Ishin no Kai, partito radicato a Osaka. Il progetto venne inserito nell’accordo di coalizione firmato il 20 ottobre 2025 con il Partito Liberal Democratico della prima ministra Sanae Takaichi, impegnando la maggioranza ad approvare la legge nel corso del 2026. L’iter parlamentare è stato rapido ma tutt’altro che tranquillo. La proposta è stata presentata il 24 giugno, approvata dalla Camera bassa il 15 luglio e ha ottenuto il via libera definitivo della Camera alta il 24 luglio con appena 123 voti favorevoli e 121 contrari. Lo scontro ha contribuito a prolungare di otto giorni la sessione della Dieta. Il testo è stato poi promulgato il 31 luglio come legge numero 78 del 2026.

Le opposizioni sostengono che il provvedimento sia stato costruito “su misura” per Osaka e per consolidare l’alleanza tra Takaichi e Ishin. Il governatore della prefettura, Hirofumi Yoshimura, è anche leader del partito e da tempo collega la candidatura al rilancio dell’Osaka Metropolis Plan, il progetto che vorrebbe abolire l’attuale città e suddividerla in distretti speciali sul modello dei 23 quartieri di Tokyo.

La riorganizzazione è già stata respinta dagli elettori nei referendum del 2015 e del 2020, sebbene con margini ridotti, e Yoshimura punta a sottoporla nuovamente al voto. La legge sulla capitale secondaria non impone però la trasformazione di Osaka in una nuova “metropoli”: una prefettura può ottenere la designazione senza cambiare nome o struttura amministrativa. I due progetti sono giuridicamente distinti, anche se il loro legame politico resta evidente. Osaka presenta inoltre una vulnerabilità difficile da ignorare. La città dispone delle strutture più adatte ad assumere rapidamente un ruolo nazionale, ma è esposta agli effetti di un possibile grande terremoto nella Fossa di Nankai. Proprio questo elemento riassume il dilemma dell’intera riforma: il territorio economicamente più preparato non coincide necessariamente con quello più sicuro in caso di catastrofe.

Seconda Capitale: i requisiti entro ottobre, ma restano costi e tempi da definire

La legge entrerà in vigore entro tre mesi dalla promulgazione, quindi non oltre il 31 ottobre. Intorno alla fine di ottobre il governo dovrebbe approvare il decreto con i criteri dettagliati, mentre entro un anno dall’entrata in vigore dovrà essere adottato il piano generale. Le prefetture potranno successivamente presentare le proprie proposte, previa approvazione delle assemblee locali. La valutazione spetterà al primo ministro e la designazione sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.

I criteri già indicati richiedono che il territorio abbia una probabilità ridotta di subire lo stesso disastro che colpirebbe Tokyo, ospiti strutture periferiche dell’amministrazione statale, disponga di una popolazione e di un’economia abbastanza grandi e sia in grado di coordinare prefettura e maggiori città. La fase iniziale degli interventi e degli investimenti dovrà concentrarsi entro il 31 marzo 2031, ma non è stata ancora fissata una data certa per l’effettiva entrata in funzione della nuova capitale di riserva.

Ed è proprio nella distanza tra l’approvazione della legge e la sua applicazione concreta che si concentrano le critiche. Non è ancora stato stabilito quali ministeri o organismi dovrebbero spostare personale e strutture anche in tempo di pace, quale evento farebbe scattare il trasferimento, quanto durerebbe l’emergenza o come sarebbero replicati dati, reti digitali e sistemi finanziari. Non esiste neppure una stima ufficiale dei costi né una valutazione precisa dei benefici economici.

Gli studiosi Akifumi Shimada e Kentaro Kanasaki hanno evidenziato la difficoltà di perseguire, con gli stessi criteri, due obiettivi differenti. Una sede ideale per proteggere il governo potrebbe non avere le dimensioni necessarie per diventare un grande centro industriale, mentre una metropoli economicamente forte potrebbe essere troppo vulnerabile agli stessi rischi che minacciano Tokyo. Per evitare una scelta condizionata dalla politica, Shimada propone la pubblicazione integrale delle candidature e delle valutazioni, oltre all’intervento di organismi indipendenti. C’è poi il timore che la nuova capitale non riduca davvero gli squilibri territoriali, ma sposti semplicemente la concentrazione da Tokyo verso Osaka o verso poche grandi aree urbane, sottraendo ulteriori risorse alle zone rurali. Altri osservatori ritengono più efficace rafforzare direttamente le difese della capitale e le strutture di emergenza già esistenti, come il centro di preparazione ai disastri di Tachikawa. La governatrice di Tokyo Yuriko Koike ha respinto l’idea che sia sufficiente invocare la lotta alla concentrazione per rilanciare il resto del Paese. A suo giudizio, le amministrazioni locali dovrebbero puntare soprattutto su nuove imprese, internazionalizzazione e capitale umano.

Il Giappone ha quindi aperto una delle più importanti competizioni territoriali degli ultimi decenni, ma non ha ancora deciso quale problema intenda risolvere per primo. Se prevarrà la sicurezza, Hokkaidō e Fukuoka potranno mettere in discussione il vantaggio di Osaka. Se peseranno maggiormente economia, infrastrutture e capacità amministrativa, la metropoli del Kansai rimarrà la candidata da battere.

In entrambi i casi, la futura fukushuto sarà molto più di un rifugio per il governo: diventerà il terreno su cui il Paese proverà a ridisegnare il proprio equilibrio politico ed economico dopo oltre un secolo e mezzo di dominio incontrastato di Tokyo.

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