La guerra tra Stati Uniti e Iran entra in una nuova fase, con la pressione militare che si accompagna ora a una nuova offensiva sul fronte economico. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato quella che ha definito una “guerra economica” contro Teheran, minacciando conseguenze anche per i Paesi che continueranno a sostenere l’Iran.
L’annuncio arriva mentre resta alta la tensione sul fronte internazionale e cresce l’attenzione sulle possibili ripercussioni in Europa. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Teheran starebbe valutando la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi nell’Europa sudorientale nel caso di un’ulteriore escalation americana. Tra i possibili obiettivi vengono citate la base bulgara di Bezmer e quella britannica di Cipro.
Usa-Iran, Trump: “Guerra economica e isolamento senza precedenti”
Trump ha annunciato nuove misure contro l’Iran definendole l”‘operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese”. Il presidente americano ha avvertito che qualsiasi Stato che consenta a banche, imprese, aeroporti o istituzioni pubbliche di fornire sostegno a Teheran potrebbe andare incontro a pesanti conseguenze economiche.
Nel mirino di Washington ci sono anche i canali utilizzati per aggirare le restrizioni: dal contrabbando di petrolio ai trasferimenti di denaro, passando per uffici di cambio, registri navali e società di facciata. Trump ha paragonato l’operazione a un nuovo “D-Day” economico e ha chiesto agli alleati degli Stati Uniti di schierarsi per isolare e sconfiggere la minaccia iraniana.
Da Teheran, però, arrivano parole di segno opposto. I media statali e filogovernativi iraniani hanno respinto le dichiarazioni di Trump, definendo la nuova offensiva economica una prosecuzione della politica di “massima pressione” già adottata dagli Stati Uniti.
Stretto di Hormuz, il corridoio segreto per il petrolio
Sul fronte energetico, l’attenzione resta concentrata sullo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici per il commercio mondiale di petrolio. Secondo quanto riferito da Axios, le forze statunitensi hanno creato segretamente un corridoio marittimo per consentire alle petroliere di attraversare lo stretto nonostante la guerra. L’operazione, in corso da diverse settimane, coinvolge ogni notte tra 15 e 20 petroliere che entrano ed escono attraverso un canale meridionale lungo la costa dell’Oman.
Grazie a questo corridoio, secondo i funzionari Usa citati da Axios, circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno, all’incirca la metà dei volumi precedenti al conflitto, vengono trasportati verso i mercati internazionali. L’operazione riguarda anche le petroliere vuote, accompagnate nel loro ingresso nel Golfo dal Mar Arabico, nel caricamento del greggio e nel successivo ritorno verso l’esterno dello stretto. Il corridoio rappresenta un tentativo di attenuare uno degli effetti più pesanti della crisi: l’interruzione delle forniture di petrolio e la conseguente pressione sui prezzi del greggio.
Ma sulla situazione dello stretto arriva anche una precisazione direttamente dalla Casa Bianca. Trump ha infatti ribadito che “lo Stretto di Hormuz è aperto“, sostenendo che in questo momento “stanno passando molte navi” e che il traffico potrebbe eventualmente rallentare.
Anche l’ambasciatore americano Tilman J. Fertitta ha mostrato fiducia sulla possibilità di una soluzione. “Penso che tutti sappiamo che la situazione si risolverà”, ha detto riferendosi a Hormuz, pur riconoscendo che il quadro resta “molto complicato”.
Il rischio di un allargamento in Europa
La possibilità che il conflitto possa estendersi anche al territorio europeo resta uno degli elementi più delicati dello scenario. Il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, ha invitato a mantenere alta la guardia, pur ridimensionando il rischio di un attacco missilistico iraniano diretto contro l’Europa. Secondo Camporini, con l’arsenale attualmente a disposizione Teheran non avrebbe la capacità balistica di raggiungere direttamente l’Europa da oltre 3 mila chilometri di distanza.
Diverso, invece, il possibile scenario legato ad azioni indirette o terroristiche attraverso gruppi e cellule presenti in Occidente. È su questo terreno che, secondo l’analisi riportata, potrebbe concentrarsi una parte dei rischi per i Paesi europei.
A preoccupare sono soprattutto le possibili basi militari statunitensi considerate obiettivi da Teheran. Il Financial Times ha riferito che, in caso di ulteriore escalation americana, l’Iran starebbe valutando attacchi contro strutture Usa in Europa sudorientale. Tra le località indicate figurano la base di Bezmer, in Bulgaria, recentemente aperta al rifornimento in volo americano, e la base britannica di Cipro, già colpita da un drone. La Nato, intanto, si dice pronta ad affrontare eventuali minacce, mentre da Teheran continua ad arrivare il messaggio di non voler arretrare di fronte alla pressione americana.
