Condividi

Germania: dalla chimica all’auto, la concorrenza di Cina e Usa mette in crisi Berlino, partita decisiva per il patto di stabilità

Il saldo della bilancia commerciale chimica è quasi a zero e i manager dell’industria prevedono chiusure e delocalizzazioni. Bmw preferisce investire negli Usa – La Germania è sempre più incerta e questo rende più debole la sua posizione negoziale sul patto di stabilità

Germania: dalla chimica all’auto, la concorrenza di Cina e Usa mette in crisi Berlino, partita decisiva per il patto di stabilità

Dove sta andando la locomotiva della Germania da cui dipendono in buona misura le sorti dei vagoni dell’Unione Europea, di nuovo sotto il tiro degli euroscettici come ha dimostrato l’esito del voto in Olanda? Un segnale positivo arriva finalmente oggi. Dopo quattro mesi di frenata gli indici Pmi, sia quelli manifatturieri che dei servizi rimbalzano anche se l’indice composito di S&P Global resta ben al sotto della soglia dei 50 punti (47,10 punti). Ma, alla vigilia della trattativa finale su patto di Stabilità, la macchina dell’economia tedesca, già formidabile, continua a lanciare segnali d’allarme. Può essere, forse, una buona notizia per il Bel Paese, già abituato all’intransigenza teutonica della politica del “debito zero” imposta da Wolfgang Schauble. Oppure, un nuovo segnale di decadenza dell’Europa, sotto la pressione di  partner più forti in Usa ed in Cina. 

I segnali di allarme che arrivano dalla Germania

In settimana sono arrivati segnali drammatici per il made in Germany: Il colosso Bayer ha accusato un crollo del 18% in Borsa dopo lo stop ad una medicina sperimentale anti trombosi, ‘l’Asundexian. La seconda sconfitta è giunta dal verdetto negativo in un processo cruciale negli Stati Uniti legato al diserbante Roundup. 

Ma a far suonare il segnale d’allarme per la chimica tedesca, già fiore all’occhiello del made in Germany, é il decentramento produttivo, specie nei confronti dell’ Asia dove negli ultimi quindici anni l’investimento diretto europeo nel settore è aumentato di circa il 50%. Basf, ad esempio, sta realizzando un impianto in Cina del valore di 10 miliardi di dollari.

Il risultato immediatamente visibile di questa situazione è la demolizione del saldo della bilancia commerciale chimica europea, passato da surplus annui dell’ordine di 40 miliardi di euro annui a quasi zero, come nota su Bloomberg Javier Bias, uno dei grandi esperti nel settore. Le plastiche in Europa, dice, sono ovunque, dagli imballaggi alimentari all’abbigliamento, dai telefoni cellulari ai materiali da costruzione. Secondo l’Agenzia ambientale europea, ogni cittadino del continente consuma ogni anno 150 chilogrammi di plastica rispetto ad una media globale di 60 chilogrammi. Ma l’Europa – che continua ad essere un vorace consumatore di resine, schiume, vernici e ogni altro prodotto del settore – anziché produrli, li importa. Il tutto a causa di una progressiva perdita di competitività rispetto ad altre regioni.

Perdurando questa situazione, i manager dell’industria vedono un 2024 fatto di inevitabili chiusure di impianti e delocalizzazioni, soprattutto in Asia, dove negli ultimi quindici anni l’investimento diretto europeo nel settore è aumentato di circa il 50%. 

Dalla bilancia commerciale a quella geopolitica

Dalla bilancia commerciale a quella geopolitica, il passo è sempre più breve, di questi tempi come dimostra cambiando settore, il mega investimento di Bmw negli Stati Uniti per beneficiare degli incentivi previsti dal piano Ira americano. 

I problemi dell’industria si stanno trasmettendo dalla bilancia commerciale, già orgoglio della Germania, al quadro geopolitico: Berlino può ancora essere il grillo parlante della Ue oppure, a fronte di una crisi di quel che resta delle leadership europee del secolo scorso,  deve cambiare passo nell’ambito di una politica economica europea più espansiva?

Il pasticcio con il debito pubblico

La decisione della Corte Costituzionale, di Karlsruhe di vietare l’uso per la trasformazione tecnologica e ambientale dei fondi in origine destinati alla lotta contro la pandemia, non solo scava un buco potenziale di 60 miliardi nelle ambizioni tedesche di riconversione, ma minaccia l’intera consolidata prassi dei governi tedeschi di creare fondi fuori bilancio a cui attingere mediante successiva emissione di debito. 

Germania più debole nei negoziati sul patto di Stabilità 

Tutti problemi aggiuntivi per la posizione negoziale tedesca sulla riforma del patto di stabilità in Ue e che spiegano la posizione più flessibile da parte del governo di Berlino. O almeno di quella parte del governo che non occhieggia alla linea tradizionale. Ma il ritardo che la Germania sta accumulando per perseguire il taglio del deficit a ogni costo, punendo le cicale italiane sembra una linea suicida. Berlino deve scegliere se  sacrificare la riconversione tecnologica su cui si è già in ritardo, oppure cambiare spartito e ideologia e ridare fiato anche agli altri vagoni del convoglio. 

Commenta