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Gaza, da lunedì colloqui in Egitto sulla liberazione degli ostaggi. Tregua più vicina

A Sharm el-Sheikh Israele e Hamas al tavolo con gli inviati Usa. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu: “Siamo sul punto di raggiungere un grande risultato”. Trump avverte Hamas: “Cedete il potere o sarete annientati”

Gaza, da lunedì colloqui in Egitto sulla liberazione degli ostaggi. Tregua più vicina

La sabbia del Mar Rosso si prepara a ospitare la diplomazia. Da lunedì 5 ottobre, nella località egiziana di Sharm el-Sheikh, prenderanno il via i negoziati tra Israele e Hamas per la liberazione degli ostaggi e il cessate il fuoco a Gaza. L’obiettivo è chiaro: trasformare il sì condizionato espresso da Hamas al piano di pace promosso da Donald Trump in un accordo concreto e duraturo.

A pochi giorni dal secondo anniversario degli attacchi del 7 ottobre e dopo quasi due anni di conflitto – con oltre 67 mila palestinesi uccisi – cresce la sensazione che il Medio Oriente possa finalmente imboccare una strada di tregua.

Al tavolo dei colloqui siederanno le delegazioni di Israele e Hamas, sotto lo sguardo attento dei mediatori americani. Per Israele guiderà la missione il ministro per gli Affari strategici Ron Dermer; per gli Stati Uniti, saranno presenti Steve Witkoff, inviato speciale per il Medio Oriente, e Jared Kushner, genero di Trump e figura chiave dell’intera operazione diplomatica. A loro spetterà il compito di monitorare il rispetto del piano Trump e garantire che l’accordo, già firmato a Washington, non venga snaturato durante le trattative.

Hamas divisa sulla linea da tenere

Sul fronte palestinese, la situazione appare più sfumata. Secondo il Wall Street Journal, Hamas è attraversata da una profonda divisione interna tra chi vuole imboccare la via politica e chi, invece, punta a resistere militarmente.

Venerdì sera, la leadership del movimento islamista aveva accettato in linea di principio il piano di pace, ma la disponibilità è durata poco. Solo poche ore dopo, Moussa Abu Marzouk, alto funzionario di Hamas, ha definito “irrealistica” la possibilità di liberare tutti gli ostaggi entro 72 ore, parlando di “circostanze che non lo permettono”.

Nonostante ciò, il negoziatore politico Khalil al-Hayya ha confermato la partecipazione ai colloqui di Sharm el-Sheikh, segnale che almeno una parte della dirigenza punta alla diplomazia.

Diversa la posizione del nuovo capo militare nella Striscia, Ezzedin al-Haddad – subentrato ai fratelli Yahya e Mohammed Sinwar, uccisi nei mesi scorsi – che si dice disposto a consegnare razzi e armamenti pesanti all’Egitto e all’Onu, ma non le armi leggere, considerate strumenti di autodifesa “irrinunciabili”.

I principali nodi restano tre: il disarmo di Hamas, le modalità del rilascio degli ostaggi e il futuro ruolo politico dell’organizzazione a Gaza. Proprio su questi punti, secondo gli analisti, si giocherà il successo o il fallimento del negoziato.

Netanyahu: “Hamas sarà smantellato. Siamo a un passo da un grande risultato”

Dall’altra parte del tavolo, Benjamin Netanyahu si mostra determinato a non arretrare. Il premier israeliano ha annunciato che l’esercito interromperà la campagna militare su Gaza City, accogliendo la richiesta di Donald Trump di sospendere temporaneamente i bombardamenti. “Siamo sul punto di un grande risultato – ha dichiarato Netanyahu -. Hamas sarà smantellato, militarmente o politicamente”.

Nel suo videomessaggio in ebraico, diffuso a tutti i media israeliani, il premier ha spiegato di aver coordinato con il presidente Trump e il suo team “una mossa diplomatica che ha ribaltato la situazione in un istante: invece di Israele isolato, è Hamas a essere isolata”. Netanyahu ha inoltre chiarito di voler limitare i negoziati a pochi giorni, convinto che “una tregua lunga e incerta gioverebbe solo ad Hamas”.

E ha concluso con una promessa: “Al fine di restituire i restanti 48 ostaggi, Israele agirà con forza e decisione fino al raggiungimento dell’obiettivo”.

Trump avverte Hamas: “Distruzione completa” se non cede il controllo di Gaza

Mentre Sharm el-Sheikh si prepara ad accogliere i delegati, Donald Trump continua a esercitare pressione sui protagonisti del negoziato. Dal suo social Truth, il presidente americano ha lanciato un avvertimento: “Hamas deve agire rapidamente, altrimenti tutto sarà annullato. Non tollererò ritardi né risultati che possano far sì che Gaza rappresenti nuovamente una minaccia. Facciamolo velocemente: tutti saranno trattati equamente”.

In un’intervista alla Cnn, ha lanciato un monito chiaro a Hamas: rischierebbero una “distruzione completa” se non dovessero cedere il potere e il controllo di Gaza.

Israele rallenta i raid su Gaza

Su pressione americana, Israele ha ridotto le operazioni militari nella Striscia. Dopo un confronto notturno con gli emissari statunitensi, l’esercito ha ricevuto l’ordine di rallentare e limitare i bombardamenti, così da creare un clima favorevole ai negoziati.

In serata, dopo lo Shabbat, Netanyahu ha incontrato i due ministri ultranazionalisti Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, contrari alla tregua, nel tentativo di evitare una crisi di governo che potrebbe indebolire la posizione israeliana al tavolo di Sharm el-Sheikh.

L’Europa osserva. Tajani: “Si è accesa la luce della speranza”

Sul fronte europeo, prevale la prudenza. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha annunciato un incontro dei capi della diplomazia Ue il 9 ottobre “per fare il punto della situazione e agevolare il processo di pace”. “Non è facile, siamo soltanto all’inizio – ha detto Tajani – però si è accesa la luce della speranza. La risposta positiva di Hamas sulla liberazione degli ostaggi può agevolare il processo, ma ora bisogna entrare nei dettagli e capire cosa sarà possibile fare”.

Per il momento, l’Europa resta spettatrice attenta ma silenziosa, mentre le decisioni cruciali si prendono sulle rive del Mar Rosso.

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