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Funghi con i fondi del caffè: un’idea nata dall’arte del riciclo che fa pure bene

Una startup toscana si pone l’obiettivo di produrre funghi freschi in modo sostenibile e naturali riutilizzando i fondi del caffè proveniente dai bar e dai ristoranti del territorio come substrato per la coltivazione. Un’idea a basso impatto ambientale e in grado di esaltare le proprietà nutritive della materia prima

Funghi con i fondi del caffè: un’idea nata dall’arte del riciclo che fa pure bene

Nell’arte del riciclo si riscopre un elemento dai mille usi: i fondi del caffè. Esiste un modo alternativo ma soprattutto sostenibile per adoperarli, ovvero utilizzarli per dar vita a un nuovo sistema di coltivazione, direttamente da casa, di funghi commestibili. L’idea è di due giovani italiani, Antonio Di Giovanni e Vincenzo Sangiovanni, che hanno fondato la startup “Funghi Espresso”, sposando il modello della Blue Economy dove gli scarti di un ciclo produttivo vengono riutilizzati in altri cicli produttivi.

Era il 2013, quando Rossano Ercolini, coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori e vincitore Premio Goldman Prize 2013, apre il case-study sul riutilizzo del fondo di caffè in agricoltura, presentato all’interno dello showroom “Il gusto di un caffè sostenibile”. Dal caso studio, il Centro con la collaborazione di Antonio Di Giovanni (all’epoca membro del team operativo) ha realizzato il progetto pilota di educazione ambientale “Dal caffè alle proteine”, che ha visto la partecipazione di circa 200 alunni dell’Istituto Ilio Micheloni alla coltivazione di funghi Pleurotus utilizzando come substrato proprio il fondo di caffè. Poco dopo è nata la startup Funghi Espresso.



Dopo l’esordio, l’Azienda è stata trasferita a Scandicci, dove il proprietario Antonio Di Giovanni gestisce l’azienda agricola Circular Farm, in cui coltiva diverse specie vegetali con la tecnica dell’acquaponica, in cui le piante ricavano nutrimento dalle sostanze di scarto dei pesci, con un sistema di vasche comunicanti fra loro.

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Su questo principio si basa la stratup toscana che ha fatto dell’economia circolare la sua filosofia di vita, partecipando anche all’Expo 2015 a Milano. Grazie al sostegno dell’imprenditore giapponese Tomohiro Sato, Funghi Espresso, ha anche messo a punto un kit per la coltivazione domestica dei funghi, con un substrato già realizzato con gli scarti del caffè ritirati dai locali dell’area di Firenze.

Infatti, Funghi Espresso favorisce il riutilizzo delle risorse introducendo il concetto di “Urban Farming” (Fattoria Urbana), una realtà in cui si recuperano gli scarti della città per produrre cibo “a chilometro zero”, promuovendo così un modello di agricoltura sostenibile”.

Ma come funziona? L’innovativo substrato si compone di due scarti: il primo noto come “silver skin”, ovvero la pelle del chicco di caffè che si stacca durante il processo di torrefazione e il secondo, il fondo di caffè ricco di minerali e sostanze nutritive. Entrambi questi scarti non necessitano di pastorizzazione in quanto subiscono un trattamento a caldo durante il loro processo di produzione. Ciò consente di ridurre i costi e i tempi di produzione nonché di ottimizzare la produzione: la coltivazione in verticale consente di produrre su più livelli in modo da aumentare la resa finale. 

Nel modello Funghi Espresso non esistono rifiuti ma solo risorse. Infatti, il substrato una volta finita la coltivazione diventa un ottimo composto organico per l’agricoltura, l’hummus di lombrico, chiudendo così il ciclo del caffè.

Dal punto di vista ambientale, il sistema genera numerosi benefici. A partire dalla riduzione del volume di rifiuti da trattare alla riduzione dei gas clima-alternati fino all’aumento della fertilità dei suoli. Ma ci sono numerosi vantaggi anche per la salute. Secondo gli studi, i funghi della startup assorbono una maggiore quantità di sostanze antinfiammatorie e antibatteriche, come i polifenoli e l’acido clorogenico, contribuendo a rafforzare l’organismo.

Infine, la startup innovativa vuole essere un esempio di riciclo per tutti. Per questo organizza training di formazione rivolti a tutti coloro che vogliono replicare il loro modello in altri contesti territoriali d’Italia.

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