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L’Europa va rifondata ma “manca l’attore principale: la Germania. Scholz non ha leadership” Parla Angelo Bolaffi

Intervista ad Angelo Bolaffi, grande esperto di questioni tedesche. “Scholz si è rivelato al di sotto delle aspettative: non ha il piglio del cancelliere. Ci vorrebbe un nuovo Brandt per riformare la Germania e l’Europa”

L’Europa va rifondata ma “manca l’attore principale: la Germania. Scholz non ha leadership” Parla Angelo Bolaffi

Se i sondaggisti avranno avuto ragione non ci sarà nessun terremoto in Europa quando anche l’Italia avrà chiuso le sue urne per il rinnovo del Parlamento europeo e sarà cominciato il risiko della distribuzione delle cariche. Non è in vista nessuno spodestamento della Grande coalizione (socialisti e popolari, insieme ai liberali dall’ultima votazione) che dal 1979 guida l’Unione, a volte a passi felpati a volte più determinati. Numeri alla mano, secondo il prospetto che ne ha fatto l’Ispi, l’Istituto di politica Internazionale, le tre forze politiche, pur in calo, conserverebbero in maniera più che compatta la loro maggioranza, 389 voti avendone bisogno solo di 361 per governare. 

Angelo Bolaffi, attento studioso della politica tedesca, nel colloquio con FIRSTonline, mostra tutti i suoi dubbi: proprio oggi che il mondo è stravolto da rigurgiti imperiali e nazionalistici (Russia, Cina, Turchia) al netto di due guerre (Ucraina e Gaza) che sembrano non avere fine, l’assenza di leadership del più grande Paese europeo ha una valenza sinistra.

E allora perché il clima, in questa area politica, ma non solo, sembra comunque indicare burrasca? 

“Perché tutti sanno che questa Europa andrebbe rifondata e sul palcoscenico non si vedono grandi rifondatori. Soprattutto manca nel ruolo principale, l’attore più importante, la Germania. 

Sono molto deluso. Il cancelliere Scholtz si è rivelato al di sotto delle aspettative. La sua coalizione non ha funzionato e non funziona. Litigano su tutto e hanno fatto errori madornali, come quello di spaventare i tedeschi con l’agenda per il cambiamento climatico. E lui, soprattutto, non ha il piglio del cancelliere. Ha paura anche della sua ombra mentre nella storia tedesca un cancelliere deve anche andare controcorrente, sfidare i suoi e i cittadini tutti se ha una visione e vuole scommetterci. Nessuna delle sue promesse ha potuto o voluto mantenere. Tipo quella di riformare l’esercito. Certo, si sarebbe trattato di tagliare lo stato sociale per fare cannoni. Non facile, ma perché annunciarlo allora? Ha fatto finto di essere Merkel, ma il mondo non è più quello di Merkel. Lei aveva il gas russo quasi gratis, faceva affari con la Cina. Ma oggi la Russia ha aperto una guerra e la Cina minaccia tutti quelli che si affacciano sul suo mare. Insomma, la Germania è paralizzata in tutto: politicamente, economicamente, socialmente, culturalmente, militarmente”. 

Mi sembra che lei consideri questa paralisi un guaio grosso: perché? 

“Perché una Germania paralizzata paralizza l’Europa. È nel destino della Germania guidare l’Europa, ma come fa se non riesce nemmeno a guidare se stessa? Ci vorrebbe un Adenauer, un Willy Brandt, un Kohl o uno Schroeder. Tutti costoro hanno avuto un’idea del loro Paese e questa idea ha cambiato l’Europa. Dalla fondazione della Comunità europea, alla “ostpolitik”, cioè del dialogo con l’Urss; ma anche l’installazione dei missili Pershing come deterrenza contro l’Urss; fino alla unificazione delle due Germanie. Pure Merkel è stata una grande cancelliera sebbene non avesse una visione, era una grandissima “situazionista”, cioè prendeva decisioni giuste quando sorgevano problemi, ma non aveva idee di lunga durata. E comunque niente a che vedere con Scholtzche ha paura di tutto. Anche se, bisogna essere onesti, non è che la situazione di guerra che stiamo vivendo aiuti la Germania. Pensi se Scholtz avesse fatto dichiarazioni come quelle di Macron a proposito di inviare soldati in Ucraina. L’opinione pubblica si sarebbe scatenata: rieccoli che tornano i cattivi tedeschi. L’unico modo per farlo sarebbe stato quello di mettesi alla testa di tutti gli europei e farlo tutti insieme, come ha fatto Merkel quando si è trattato di uscire dalla crisi economica”.

A questo quadro va aggiunto il grosso seguito che stanno avendo nei Land orientali i nazisti dell’Afd…

“Non esagererei il loro peso, sono sintomi di una febbre, la democrazia tedesca è forte. La verità è che c’è una grande confusione, a destra come a sinistra. Le fratture sono dentro i due schieramenti. Dall’Europa non vuole più uscire nessuno, la moneta unica non la vuole toccare nessuno. L’unica certezza è che questa Europa è incapace di affrontare i grandi temi. Le discriminanti novecentesche, destra e sinistra, esistono ancora, ma che cosa sono veramente? A destra c’ è Orban, ma anche Mark Rutte, il capo del governo olandese è di destra e non gli somiglia affatto. E pure l’Italia ha un governo di destra, ma Meloni si dichiara europeista e atlantista. Alla fine, le due Europe quali sono? Siamo in un grande stallo, va trovato un nuovo racconto per l’Europa. Ma chi lo può fare? E torniamo al punto di partenza. Dovrebbe farlo la Germania. Ma non è pervenuta”.

Aiuterebbe il rapporto Macron- Scholz? È rinato l’asse franco-tedesco?

“Non mi pare proprio. Intanto conta la differenza personale che è importante. I due non si capiscono e non si amano. E hanno un approccio alla politica diametralmente opposto. Macron per questioni interne pensa di dover sparare sempre più in alto. Scholtz crede di poter salvare il governo e vincere le prossime elezioni tenendo un profilo molto basso. Senza parlare della guerra. Scholtz non può dimenticare la tradizione pacifista del suo partito, e nello specifico a quando Schroeder, nel 2002, si oppose alla campagna contro l’Irak. Certo oggi è diverso. L’Irak era lontano, c’era l’invenzione di Bush sull’impero del male, le bugie per attaccare Saddam. Oggi la guerra è in Europa. Ma la Germania è molto divisa sull’argomento, come è divisa la Spd. Così Scholtz a proposito dell’Ucraina procede a zig-zag, ora armando l’Ucraina, ora cercando di non inimicarsi troppo la Russia”. 

A proposito di guerra, lei pensa che è in atto un’escalation?

“C’è un problema reale. Abbiamo vissuto 80 anni con l’idea che la presenza delle armi nucleari funzionassero da deterrente e quindi garantissero la pace. Questo però presupponeva che le due potenze dello schieramento accettassero questa logica. Invece oggi abbiamo una potenza revisionista – la Russia – che usa l’arma atomica come ricatto per fare una guerra. Perché è del tutto nuovo che uno dei due protagonisti usi il ricatto dell’arma atomica per innescare un’invasione e continuare la guerra. Il ragionamento di Putin è questo: non vi permettete di attaccare le retrovie russe, dal quale io bombardo le città ucraine perché altrimenti è guerra nucleare. Chi si prende la responsabilità di seguire i russi in questa corsa al disastro? I tedeschi, dopo gli Usa, sono quelli che inviano più armi agli ucraini, e dovrebbero essere loro a decidere che è legittimo attaccare da dove sparano i russi. Ma non credo che lo faranno. Almeno non nel prossimo periodo perché in autunno si vota nei Land a Est (Sassonia, Turingia e Brandeburgo) e non mi pare che Scholtz, per quello che abbiamo detto finora, voglia affrontare una campagna elettorale con l’elmetto in testa”.

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