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Fisco, scontro aperto tra Confindustria e Governo. Il nuovo decreto taglia del 65% il bonus Transizione 5.0: “Così perdiamo la fiducia”

Con la revisione della legge di Bilancio in ambito fiscale sono stati trascurati gli impegni presi sui vecchi incentivi, tagliando retroattivamente i crediti fiscali già prenotati: in particolare viene evidenziata l’assenza di risorse per gli esodati legati al piano Transizione 5.0. Infuriati gli industriali

Fisco, scontro aperto tra Confindustria e Governo. Il nuovo decreto taglia del 65% il bonus Transizione 5.0: “Così perdiamo la fiducia”

Appena varato disegno di legge Fisco ha già scatenato fuochi e fiamme tra governo e Confindustria. Gli industriali puntano il dito sul fatto che, con la revisione della legge di Bilancio in ambito fiscale, sono stati trascurati gli impegni presi sui vecchi incentivi, tagliando retroattivamente i crediti fiscali già prenotati: in particolare viene evidenziata l’assenza di risorse per gli esodati legati al piano Transizione 5.0.

“Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia” si legge in una nota del vicepresidente di Confindustria per le politiche industriali e il made in Italy, Marco Nocivelli. “Chiediamo quindi al governo di ripristinare gli impegni presi col tessuto produttivo ed industriale italiano al più presto, e comunque, non oltre il passaggio parlamentare che deve avvenire in tempi rapidissimi”.

Il governo difende il provvedimento. Il viceministro Maurizio Leo parla di misure a sostegno del sistema produttivo, ricordando l’estensione dell’iperammortamento agli acquisti di beni prodotti fuori dagli Stati Ue o aderenti allo spazio economico dell’Unione, il rinvio della tassa di 2 euro sui piccoli pacchi extra Ue all’1 luglio e il ripristino del regime Pex sui dividendi, che consente di evitare la doppia imposizione.

Gli esodati al piano di Transizione 5.0 avevano fatto affidamento sull’incentivo già promesso

Il decreto riconosce alle imprese solo il 35% del credito richiesto il che significa che per molte aziende si tratta di un taglio del 65%. Una riduzione che colpisce in particolare quelle che avevano prenotato il beneficio tra il 7 e il 27 novembre 2025 e che avevano già effettuato gli investimenti. La misura inoltre esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell’Enea, che le imprese sono state indotte ad acquistare. Il vicepresidente di Confindustria Marco Nocivelli parla di “lesione del legittimo affidamento” e di misura “molto penalizzante”, perché il taglio arriva a valle di decisioni già prese. Sono le cosiddette imprese “esodate” del 5.0: aziende che avevano fatto affidamento su un incentivo promesso e ora si trovano con un sostegno molto ridotto.

Il presidente di Confindustria chiede un tavolo urgente con Giorgetti, Urso e Toti

Il Consiglio dei Ministri “ha lasciato irrisolto un nodo grave per il sistema produttivo: l’assenza di risorse per gli esodati legati al piano Transizione 5.0 è un segnale che non può essere ignorato” ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. “Si tratta di un tema cruciale che non può essere rinviato né ridimensionato. Per questo chiediamo con urgenza l’apertura, già dalla prossima settimana, di un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti” aggiunge il leader degli industriali. “E’ indispensabile che venga confermato quanto condiviso lo scorso 27 novembre: le risorse per gli esodati 5.0 devono essere integralmente mantenute. La credibilità degli impegni assunti è un elemento fondamentale. La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno. Su questo punto serve una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi” conclude.

Si alza la protesta dal Veneto al Piemonte alla Valle d’Aosta fino alle piccole imprese di Confartigianato e Confapi

Proteste anche dalle varie aree industriali. Confindustria Veneto parla di “rottura del patto di fiducia” e di un colpo che rischia di frenare la modernizzazione del sistema produttivo. In Piemonte si sottolinea come l’instabilità normativa, sommata alle tensioni geopolitiche, renda gli investimenti «quasi impraticabili», mettendo a rischio l’economia e il tessuto sociale. Dalla Valle d’Aosta arriva l’invito al governo a correggere la misura in Parlamento per difendere il sistema industriale. Anche le piccole imprese, con Confartigianato e Confapi, denunciano un cambio di rotta che penalizza le imprese che hanno investito nella transizione.

Il governo si difende

“Come governo, abbiamo deciso di dare un minimo di garanzia per agevolazioni paragonabili alla vecchia 4.0, ma allo stesso tempo metterci in ascolto delle categorie per capire in una situazione di questo tipo quali sono le emergenze e le priorità che vogliono manifestare”, è stata la replica del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso del suo intervento al forum Ambrosetti di primavera. Circa le risorse stanziate per Transizione 5.0, ha aggiunto il ministro “dobbiamo decidere se le disponibilità devono andare a costoro o a favore delle imprese energivore piuttosto che delle aziende di trasporto o per i tagli alle accise”.

Quanto alle altre misure, Leo ha spiegato che la proroga al primo luglio dell’entrata in vigore del contributo di 2 euro sui piccoli pacchi (valore dichiarato meno di 150 euro), è stata stabilita “per consentire all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di completare la predisposizione dei sistemi informatici necessari alla riscossione del tributo e per attendere gli esiti delle discussioni in corso a livello UE. Inoltre viene posticipata al primo maggio 2026 l’applicazione della ritenuta d’acconto per le agenzie di viaggio, così da garantire agli operatori del settore il tempo necessario per adeguarsi alla nuova disciplina”.

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