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Finisce la luna di miele con Trump, allarme su Btp e banche

Wall Street volta le spalle al nuovo presidente Usa mentre l’inflazione tedesca mette sotto pressione Btp, spread e banche italiane – Mustier fa pulizia in Unicredit e le perdite salgono a 12 miliardi alla vigilia dell’aumento di capitale – Ipotesi bad bank

Finisce la luna di miele con Trump, allarme su Btp e banche

Sos. È di nuovo tempo di emergenza per i mercati finanziari. Vale per la congiuntura internazionale, della Trump dottrina che sta sconvolgendo i listini. Non meno drammatico lo scenario domestico. Anzi, ovunque si volga lo sguardo, la situazione merita l’allarme rosso: entro domani il ministro Pier Carlo Padoan deve mettere a punto un piano per recuperare 3,4 miliardi e così rientrare nel rapporto debito/Pil; la crescita dell’inflazione tedesca, mai così in alto da 3 anni e mezzo, ha dato la pinta al rialzo del rendimento dei Btp e dello spread; l’anticipo dei conti (drammatici) di Unicredit, conferma una “perdita enorme” a pochi giorni dal varo dell’aumento di capitale, il più impegnativo della storia finanziaria italiana.

Per ora, lo scudo della Bce protegge il Bel Paese da una crisi devastante come quella 2011/12 ma questa barriera non può valere per sempre. In questo clima emerge finalmente la voglia di reagire. Il presidente dell’Eba, Andrea Enria, affiancato da Klaus Regling del fondo Salva Stati, ha lanciato la proposta di una bad bank continentale che potrebbe raccogliere fondi da investitori privati. Intanto il consigliere della Bce Ewald Nowotny ha bollato come assurde le discussioni su un’eventuale uscita dall’euro di Italia e Francia. Ma lo stesso Nowotny ha preannunciato per giugno una probabile revisione della politica monetaria Bce, sottolineando però che non ci saranno decisioni sull’ulteriore riduzione del Qe.

FUTURES IN CALO, IL GIAPPONE ALZA LE STIME SULL’ECONOMIA

In questa cornice Meteo Borsa consiglia di uscire solo con l’elmetto. Perdite diffuse stamane sui futures degli indici americani dopo la decisione di Donald Trump di licenziare Sally Yates, il procuratore generale che ha ordinato ai procuratori ai suoi ordini di non far rispettare il bando sull’immigrazione firmato dal presidente.

Perdono colpi anche Tokyo (-1,2%) e Sidney (-0,6%). Sono in calo i mercati azionari della Corea (-0,5%) e dell’India (-0,4%). Sono chiusi per festività le borse cinesi e di buona parte dell’area Asia Padific. La Banca centrale giapponese ha mantenuto invariata la politica dei tassi negativi, ma ha alzato le previsioni sull’economia. Meglio del previsto i dati macroeconomici: la produzione industriale è salita lo scorso mese dello 0,5%, contro il +0,3% stimato.

ALPHABET: È UN COLPO DI STATO. CADONO LE LINEE AEREE

Brusca inversione di rotta per Wall Street: il Dow Jones ha perduto lo 0,61%, arretrando sotto quota 20.000 a 19,971,13. Analoga la perdita dell’indice S&P (-0,60%). Peggio il Nasdaq (-0,83%) sotto la pressione del comparto tecnologia, da cui sono arrivate le critiche più aspre alle scelte anti-immigrazione del presidente. Un alto dirigente di Alphabet ha scritto in un intervento su Medium (una piattaforma giornalistica) che si tratta di una prova di colpo di Stato. Il titolo della holding che controlla Google ha perso il 2,5%. In calo anche Facebook (-1%) e Microsoft (-1%).

Hanno sofferto anche i titoli delle compagnie aeree: American Airlines ha perso il 4,4%, United Airlines -3,6%. I computer di Delta Airlines (-4,1%) sono andati in tilt per il caos legato al provvedimento.

Deboli anche i prezzi petroliferi. Il Brent tratta a 55,10 dollari: dall’inizio di gennaio i prezzi hanno perso il 5,6% nonostante il taglio della produzione da parte dei paesi produttori. Il Wti vale 52.41 dollari al barile. Chevron -1,7%. In netto ribasso a Piazza Affari il comparto energia: Eni-2,5%, Saipem -6,7%, Tenaris-4,9%.

L’INFLAZIONE TEDESCA METTE SOTTO PRESSIONE I BTP

Giornata nera per il Ftse Mib, che ha inaugurato la settimana con un calo del 2,95% che lo ha portato a chiudere sotto i 19.000 punti a 18.759 punti. Rosso più contenuto per gli altri maggiori listini europei: Parigi (-1,14%), Francoforte (-1,12%), Londra (-0,92%) e Madrid (-1,56%). L’inflazione tedesca è salita in gennaio ai massimi da tre anni e mezzo, portandosi all’1,9% tendenziale, a un passo dalla soglia del 2%.

Giornata rovente per i Btp che hanno pagato le aspettative di risalita dell’inflazione nella zona euro e una serie di fattori strettamente interni, dominati dall’incertezza politica. Il tasso sul Btp decennale e salito oggi fino al 2,35%, ai massimi da luglio 2015. Lo spread ha toccato nuovi massimi sia su Germania sia su Spagna, rispettivamente a 190 (il livello più alto dal 28 novembre) e a 72 pb (massimo da cinque anni).

Il Tesoro ha collocato l’importo massimo di 9 miliardi di Btp a cinque anni, del nuovo decennale giugno 2027 e di Ccteu. I rendimenti sono saliti al massimo da ottobre 2014 sul decennale e da giugno 2015 sul cinque anni. In chiusura sul grey market il nuovo titolo scambia a 2,42%, contro il 2,37% dell’asta.

Scambiano ai massimi di rendimento gli ultimi due Btp collocati dal Tesoro via sindacato: il nuovo 15 anni lanciato la settimana scorsa ha toccato in seduta il 2,89%; il 50 anni, lanciato a ottobre, è arrivato a oggi al 3,66%.

UNICREDIT: PRIMA DELL’AUMENTO EMERGONO LE PERDITE

Cresce ancora la pressione attorno ai titoli bancari. Ad aumentare la tensione hanno contribuito le parole di Danièle Nouy. Il numero uno della sorveglianza Bce in una intervista a la Repubblica ha spiegato che per le banche italiane resta molto da fare e che negli ultimi tre anni sono stati fatti “scarsi progressi” sul fronte dei deteriorati.

Non merita quest’accusa Unicredit (-5,45% a 26,20 euro). La banca affronta il prossimo aumento di capitale da 13 miliardi dopo una drammatica azione di pulizia emersa ieri con la pubblicazione del Documento di Registrazione depositato alla Consob in cui l’istituto fornisce anticipazioni sui conti del quarto trimestre 2016. Sono previsti “impatti negativi non ricorrenti sul risultato economico netto per circa 12,2 miliardi di euro”, prevalentemente riferibili ad azioni volte a migliorare la qualità dell’attivo patrimoniale. 

Il gruppo ha preso in considerazione una serie di ulteriori svalutazioni una tantum pari a circa un miliardo per lo più legate alla svalutazione della quota nel fondo Atlante. Nel documento, inoltre, si legge che “sussiste il rischio che le azioni del Piano Strategico non siano in grado di fronteggiare adeguatamente i profili di debolezza riscontrati dalla Bce”.

Queste cifre-choc non sono una sorpresa per gli addetti ai lavori. Commenta Websim: “Tutti gli analisti sanno che il risultato sarà una perdita enorme a causa di un’ingente azione di pulizia del bilancio” già anticipata dal piano strategico presentato lo scorso 13 dicembre. Per quanto riguarda l’aumento, il più massiccio mai avviato da una società italiana, il mercato prevede che le nuove azioni vengano collocate a uno sconto del 30% sul Terp (valore teorico delle azioni dopo lo stacco del diritto d’opzione). Unicredit dovrà emettere circa 10 miliardi di nuove azioni, rispetto ai 618 milioni di azioni attualmente in circolazione (dopo il raggruppamento 1 a 10). 

Tra gli altri bancari pesante le ex Popolari: soffre Ubi (-6,8%), mentre Bper perde il 4,8%. Kepler-Cheuvreux ha rafforzato la raccomandazione Buy, alzando il target price del 35% circa a 6 euro da 4,40 euro. Banco Bpm cede quasi il 4%.

Nessuna novità nel weekend sul fronte della possibile offerta di Intesa su Generali. Intesa è scesa del 3%, Generali perde il 3,1%, Mediobanca -2,6%. Cadono anche Unipol (-5,6%) e UnipolSai (-4,6%).

TUTTO IN ROSSO IL FTSE MIB. CREDIT SUISSE RILANCIA TOD’S 

Tod’s potrebbe registrare in avvio di seduta importanti variazioni di prezzo. Stamattina Credit Suisse fa dietrofront sulla società italiana del Lusso: la raccomandazione passa da Underperform a Outperform.

Limita i danni Luxottica (-1,1%). Alla vigilia del Cda sui conti di oggi l’azienda ha annunciato l’acquisizione del 100% di Octicas Carol, una delle più importanti catene di ottica in franchising in Brasile con circa 950 negozi. Il prezzo pagato, si legge nel comunicato, è di 110 milioni di euro. Vendite sugli altri titoli del lusso: Ferragamo -3,2%, Yoox -3%.

Pesanti le utility di fronte all’aumento del costo del denaro: Enel -2,1%, Snam -2,8%. Telecom Italia -2,4%. Tra gli industriali è fermato il rialzo di StM (-0,4%), che la settimana scorsa ha guadagnato più del 15%. Fiat Chrysler -3,3%, Leonardo -2,7%.

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