Prima dell’audizione di ieri al Senato del futuro presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, il presidente americano Donald Trump non aveva rinunciato al solito pressing sui tassi. “Sarei deluso – ha dichiarato il bullo della Casa Bianca – se il nuovo presidente della Fed non tagliasse i tassi d’interesse che in America devono essere i più bassi del mondo”. Ma Warsh, pur ringraziando il Presidente per averlo scelto per la guida della Fed, non ha intenzione di farsi mettere i piedi in testa e ieri ha difeso orgogliosamente l’indipendenza della banca centrale dicendo, senza troppi giri di parole: “Non sarò il burattino di Trump”. Per ora sono promesse che bisognerà verificare sul campo, ma Warsh non è uno sprovveduto e sembra più che intenzionato a difendere la sua credibilità. E quella della Fed. Semmai, come notava un economista dell’autorevolezza del bocconiano Franco Bruni, le incognite della Presidenza Warsh non riguardano la difesa dell’indipendenza della Fed, che non sembra messa in realmente in pericolo, ma altro e cioè il futuro della vigilanza e della regolamentazione sui mercati finanziari e nel settore bancario. Di fronte alla crisi del private credit e alla pericolosa espansione delle criptovalute, ci vorrebbe la massima attenzione ma Warsh, si sa, è iperliberista. La realtà lo indurrà al realismo? Speriamo.
Fed, Warsh difende con orgoglio l’indipendenza della banca centrale americana contro il pressing di Trump sui tassi ma resta qualche incognita
Ottima la difesa dell’indipendenza della Fed del futuro presidente Warsh rispetto al pressing di Trump sui tassi ma la vera incognita della nuova guida della banca centrale americana riguarda il futuro della vigilanza bancaria e della regolamentazione dei mercati finanziari
