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Export, Covid-19 presenta il conto: America Latina ko

Se l’impatto negativo della pandemia sulle esportazioni si sente soprattutto nei mercati Asean (-47,8%) e Opec (-44,9%), in America Latina la carenza di provviste e presidi medici, così come la mancata distribuzione di aiuti, saranno fattori scatenanti di ulteriori proteste nel breve termine.

Export, Covid-19 presenta il conto: America Latina ko

Come confermano i più recenti dati SACE, in aprile le esportazioni italiane hanno scontato gli effetti della fase di massimo lockdown nei principali mercati di sbocco registrando una caduta (-34,9%) rispetto al mese precedente. Lo stesso bilancio tendenziale dei primi quattro mesi dell’anno è negativo (-11,8%) rispetto ai tre mesi precedenti. Nel contesto globale, l’impatto della pandemia si intensifica, particolarmente in mercati Asean (-47,8%) e paesi OPEC (-44,9%), ma anche in partner europei come Spagna (-46,1%) e Austria (-40,2%). In particolare, si intensifica nel primo quadrimestre la contrazione della domanda proveniente dai Paesi UE, dove il numero di contagi ha continuato a crescere.

Paesi Bassi (-2,6%) e Polonia (-7,8%) hanno tenuto di più pur andando in negativo, mentre Spagna (-16,9%) e Romania (-15,7%) registrano i cali maggiori. Flessione più marcata per l’area extra-UE (-12,8%), dove sono stati particolarmente colpiti India (-27,1%), Cina (-20,8%) e Regno Unito (-17,8%). Resiste l’export verso il Belgio (+6,7%), unico in crescita nei primi quattro mesi dell’anno, trainato da alimentari e bevande (+8%) ma soprattutto dalla farmaceutica (+38,5%). Il Paese è infatti un hub distributivo di prodotti farmaceutici e sede di numerose multinazionali. I due settori sono in forte crescita anche in Francia (rispettivamente +8,2% e +40,4%), dove tuttavia non sono sufficienti a compensare il calo registrato negli altri comparti.



Se pochi paesi al mondo possono affermare di essere stati ben preparati ad affrontare le conseguenze sanitarie ed economiche della pandemia di COVID-19, una serie di fattori ha reso i partner latino-americani particolarmente vulnerabili. Già prima della pandemia i dati della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC) indicavano come la regione stesse affrontando un periodo di scarsa crescita economica: ciò ha contribuito ad alimentare il malcontento, che in molti paesi si ѐ tradotto in un aumento dei disordini sociali, in particolare l’ondata di proteste che ha colpito la regione andina nel 2019. Le condizioni economiche precarie hanno fatto sì che già prima della pandemia i governi di gran parte della regione avessero un margine di manovra assai limitato per attuare stimoli fiscali importanti senza compromettere le prospettive di lungo termine.

A livello di raggruppamenti di principali di industrie, sono i beni di consumo, nel periodo gennaio-aprile, a reggere meglio il colpo, entrando tuttavia anch’essi in territorio negativo (-5,8%). La contrazione è da condurre principalmente ai beni durevoli (-23,3%), mentre la flessione è lieve per quelli non durevoli (-2,2%), a conferma della minore esposizione di questi ultimi alla crisi data la loro essenzialità. Più marcato il calo dell’export di beni strumentali (-19,9%), che soffrono del clima di incertezza.

Male anche le esportazioni di beni intermedi (-10,2%), frenate ancora dai blocchi produttivi in essere in varie geografie e dalla conseguente interruzione in diverse catene globali del valore. Ancora una volta è la farmaceutica a registrare la performance migliore (+22,3%), soprattutto nei Paesi UE (+29,8%). Più moderata la crescita nell’area extra-UE (+14,6%), dove a performance molto positive in alcune geografie come Giappone (+50,3%) e USA (+40,3%) si contrappongono i cali in Regno Unito (-8,6%) e Cina (-6,9%). Particolarmente negative le vendite di tessile e abbigliamento (-23%), soprattutto in Svizzera (-28,7%), USA (-25,9%) e Giappone (-20,6%).

Secondo gli analisti il futuro delle imprese nei settori più colpiti come trasporti, turismo, intrattenimento e commercio al dettaglio sarà determinato non solo dalla propria capacità finanziaria di resistere alla tempesta, ma anche dall’entità e forma del sostegno statale durante la pandemia. Molte PMI hanno poche probabilità di sopravvivere senza l’accesso al credito o altre forme di supporto finanziario; mentre le imprese in settori altamente regolamentati sono esposte a notevoli rischi contrattuali: quelle con commesse nel settore delle infrastrutture, ad esempio, stanno operando in un contesto di incertezza in quanto costrette a rinegoziare i termini in un momento in cui la domanda sta crollando. Per esempio in Colombia il 15 aprile è stata prolungata la durata dei contratti per la realizzazione di infrastrutture per consentire alle imprese di rimediare alla grave, improvvisa perdita di ricavi.

Le imprese che operano in America Latina devono inoltre considerare un numero crescente di rischi normativi, con regole settoriali specifiche riscritte da un giorno all’altro da una classe politica che in tempi di difficoltà economica si affretta a sostenere il proprio elettorato. Dalle imprese del settore energetico in Cile che si trovano a lottare contro il congelamento delle tariffe dell’energia elettrica (in vigore dall’ondata di proteste dell’ottobre 2019), a quelle farmaceutiche in Brasile cui viene fatto divieto di aumenti annuali ai prezzi dei farmaci; dal governo argentino che il 2 aprile impone un nuovo congelamento ai prezzi delle forniture alimentari e mediche a quello peruviano che a inizio maggio ha sospeso temporaneamente il pagamento dei pedaggi autostradali.

Tuttavia continuano a sussistere le cause scatenanti dell’ondata di proteste del 2019 e l’analisi ISPI sottolinea come gli strati sociali più duramente colpiti dalla crisi economica si troveranno ad affrontare politiche di austerità che la maggior parte dei governi sono intenzionati ad adottare non appena possibile. In queste condizioni l’attività di protesta rischia di riemergere più forte di prima non appena i cittadini potranno tornare in piazza. Da un lato, il distanziamento sociale, conseguenza della pandemia, ha frenato lo scoppio di nuove proteste per i timori di propagazione del virus. Dall’altro lato, rivolte e saccheggi continueranno a rappresentare notevoli fattori di rischio in tutta l’America Latina sia durante sia dopo la pandemia. La minaccia reale o percepita della carenza di provviste e presidi medici, così come la mancata distribuzione di aiuti durante i periodi di quarantena, saranno fattori scatenanti di ulteriori proteste nel breve termine.

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