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Elezioni: i partiti italiani in Europa, la mappa delle alleanze

Una volta eletti gli eurodeputati italiani confluiranno nei grandi gruppi politici europei – Dagli euroscettici ai progressisti, dai sovranisti ai populisti, sarà un Parlamento più frammentato e diviso che mai

Elezioni: i partiti italiani in Europa, la mappa delle alleanze

Tra il 23 e il 26 maggio, 360 milioni di cittadini europei, residenti in 28 Stati differenti, sono chiamati a votare nell’ambito delle elezioni per eleggere il Parlamento europeo. Si tratta di eleggere 751 rappresentati in tutto, suddivisi tra i vari Stati membri in proporzione agli abitanti. L’Italia ne eleggerà 73, tanti quanti il Regno Unito, che dopo mille peripezie parteciperà al voto nonostante la (forse) imminente Brexit. Solo due Paesi ne avranno di più: la Germania con 94 europarlamentari e la Francia con 74.

Per molti non è semplice comprendere l’importanza di queste elezioni, anche perché spesso e volentieri i meccanismi di funzionamento dell’Unione risultano difficili da comprendere “a distanza”. Ebbene, chi non ha ancora deciso se votare o no deve tenere in considerazione un punto fondamentale: queste elezioni determineranno il futuro volto dell’Unione Europea e, per certi versi, la sua stessa sopravvivenza.

Rispetto al voto di cinque anni fa infatti, il panorama politico comunitario, tradizionalmente guidato da popolari e socialisti, è cambiato radicalmente con l’avanzata in tutto il continente di partiti populisti e sovranisti che mirano a scardinare l’attuale status quo e a modificare l’assetto europeo creato negli ultimi tre decenni.

“Le elezioni europee del 23-26 maggio – commentano gli analisti di Invesco – rispecchieranno probabilmente la politica nazionale degli Stati membri. Quindi, in generale, un indebolimento dei partiti moderati tradizionali, una maggiore frammentazione tra i partiti e vantaggi per i movimenti nazionalisti e populisti. La partecipazione del Regno Unito rappresenterà probabilmente un’ulteriore complessità sia per Brexit sia per l’UE”. Da sottolineare che, se e quando il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, i suoi seggi saranno distribuiti proporzionalmente agli altri stati membri. L’Italia ne avrà 3.

Ma prima di pensare alle ripercussioni è fondamentale capire non solo cosa fa il Parlamento europeo, ma anche come si posizioneranno i partiti italiani al suo interno e su quali gruppi politici si erige l’assemblea di Strasburgo.

Fonte: Parlamento Europeo

ELEZIONI: COSA FA IL PARLAMENTO EUROPEO

Il Parlamento europeo è l’unica istituzione UE ad essere direttamente – ogni 5 anni – dai cittadini. Insieme al Consiglio dell’Unione Europea, è dotato di potere legislativo ed esercita il controllo democratico sulle altre istituzioni Ue. Oltre ad adottare la legislazione Ue sulla base delle proposte della Commissione e a rivedere il programma di lavoro di quest’ultima, è l’organo che decide sugli accordi internazionali e che si esprime, insieme al Consiglio Ue, sul bilancio comunitario.

Altro compito fondamentale del Parlamento è quello di eleggere il presidente della Commissione europea nominato dal Consiglio sulla base di un meccanismo noto come Spitzenkandidat (in tedesco “candidato principale”). È infine chiamato ad approvare la stessa commissione  e può obbligarla alle dimissioni con una mozione di censura.

ELEZIONI: I PARTITI EUROPEI IN PARLAMENTO

I rappresentanti italiani saranno eletti al Parlamento europeo nelle 5 circoscrizioni del Paese sulla base di un meccanismo proporzionale. Una volta diventati eurodeputati, la loro collocazione all’interno dell’assemblea parlamentare non sarà determinata dalla nazionalità. Ogni partito italiano sceglierà un gruppo politico europeo al quale appartenere.

Ad oggi sono 8 i maxi-partiti europei presenti nel Parlamento comunitario:

  1. Partito popolare europeo (PPE),
  2. Alleanza progressista di Socialisti (S&D/PSE),
  3. Conservatori e Riformisti europei (ECR),
  4. Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (Alde),
  5. Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica (GUE/NGL),
  6. Verdi/Alleanza libera europea (Greens/EFA group),
  7. Europa della Libertà e della Democrazia diretta (EFDD),
  8. Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF).
Fonte: Parlamento Europeo

In base ai risultati delle elezioni europee del 2014, negli ultimi 5 anni il gruppo maggioritario è stato quello del PPE con 219 eurodeputati. S&D ha potuto invece contare su 189 rappresentanti, Alde su 68. Questi tre partiti, insieme, hanno formato la maggioranza che ha supportato l’operato del Presidente, Antonio Tajani.

ECR (71 eurodeputati), Green-EFA (52), EUL/NGL (51), EFDD (45) e ENF (36) erano invece i gruppi di opposizione cui appartenevano anche i 20 eurodeputati non iscritti a nessun gruppo politico.

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ELEZIONI: I PARTITI ITALIANI NEI MAXI-PARTITI EUROPEI

Come si collocano i partiti italiani all’interno di questi maxi gruppi? In quest’ultima legislatura Forza Italia ha aderito al Partito Popolare europeo (PPE), gruppo europeista e di centrodestra, insieme ad altri grandi partiti dello stesso orientamento come l’Unione Cristiano Democratica tedesca (il partito di Angela Merkel, per intenderci), I Repubblicani francesi, il Partito Popolare spagnolo.

Il PD rientra invece nel gruppo Socialista Europeo (S&D): progressista, europeista, rappresenta il centrosinistra comunitario. Al suo interno figurano anche i socialdemocratici tedeschi, i socialisti spagnoli, i laburisti inglesi.

Passiamo ai due partiti al Governo, che nello scacchiere europeo si manterranno su posizioni differenti. La Lega di Matteo Salvini, insieme a Rassemblement National di Marine Le Pen (Francia), Alternative für Deutschland (AFD, Germania), FPÖ (Austria), Partij voor de vrijheid (Olanda) ha lanciato poco più di un mese fa il “Manifesto del buonsenso” del gruppo parlamentare “Alleanza europea delle Nazioni e delle Libertà” (EAPN). È un gruppo che racchiude partiti sovranisti, euroscettici che chiedono l’uscita dall’Euro e la modifica dei trattati riguardanti l’immigrazione. Attenzione però, perché nonostante la volontà espressa da Salvini e Le Pen, il gruppo non riuscirà a compattare tutti i partiti sovranisti europei. Al suo interno non ci saranno infatti i rappresentati dei Paesi di Visegrad, che si divideranno tra i gli altri eurogruppi: Fidesz di Orban dovrebbe rimanere nel Ppe, sebbene Merkel abbia dichiarato di volerlo “cacciare”, mentre PiS (diritto e giustizia), il partito che governa la Polonia dal 2015, guidato dal leader ombra Jarosław Kaczyński, dovrebbe optare per i conservatori dell’ERC.

Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD) è il gruppo europeo cui appartengono ufficialmente gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle. È formato da partiti che si oppongono al centralismo burocratico dell’Unione europea ed è guidato da Nigel Farage, euroscettico e considerato uno dei principali artefici della Brexit. I pentastellati hanno apertamente dichiarato che cercheranno nuovi alleati in Europa per riuscire a creare un nuovo gruppo indipendente. Ad oggi però, la ricerca di nuovi alleati non avrebbe dato ottimi frutti, anche si si parla di una possibile alleanza con l’estremadestra antiabortista e omofoba polacca di Kukiz’15, guidati da Pawel Kukiz, i croati anti-euro e anti-Nato di Zivi Zid, guidati da Ivan Sinčić, il partito greco Akkel.

Parlando dei partiti intorno alla soglia di sbarramento (fissata al 4%) Fratelli d’Italia, che ad oggi non ha membri nel Parlamento europeo, ha annunciato la sua adesione al gruppo euroscettico e antifederalista dei Conservatori e riformisti europei (ECR), che comprende anche i Tories britannici, i sovranisti polacchi di Pis e il partito dell’ultradestra olandese Fvp, mentre ad ALDE, gruppo europeista, liberista e a favore di una maggiore integrazione economica, si unirà +Europa, insieme a En Marche di Emmanuel Macron. Da sottolineare che ALDE ha indicato Emma Bonino tra i nomi per la futura Commissione europea.

La Sinistra, se supererà lo sbarramento, andrà nel gruppo Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL), mentre i Verdi aderiranno al Green Party.

ELEZIONI: I CANDIDATI PER LA COMMISSIONE EUROPEA

Come detto, tocca all’Europarlamento scegliere il nuovo presidente della Commissione Europea. Ogni gruppo ha già indicato i propri candidati per la presidenza della commissione europea. I nomi sono: il tedesco Manfred Weber per il PPE, Ska Keller e Bas Eickhout per i Verdi/ALE, Frans Timmermans per l’S&D, Jan Zahradil per i ECR, Violeta Tomič e Nico Cué per la GUE/NGL, mentre invece per l’ALDE è stato scelto un Team chiamato “TeamEurope” composto da Guy Verhofstadt, Emma Bonino, Nicola Beer, Violeta Bulc, Katalina Cseh, Luis Garicano e Margrethe Vestager.

ELEZIONI EUROPEE: GLI ULTIMI SONDAGGI

L’Unità di monitoraggio dell’opinione pubblica del Parlamento, in collaborazione con Kantar Public ha assegnato i seggi possibili, calcolati sulla base dei sondaggi sulle intenzioni di voto di ogni Stato membro e dei gruppi politici esistenti del Parlamento.

“Poiché non è possibile prevedere il numero e la composizione futura dei gruppi politici del Parlamento, queste proiezioni sulla composizione del prossimo Parlamento europeo si basano sulla struttura del Parlamento uscente e dovrebbero essere viste come un’istantanea dell’attuale situazione politica rappresentata nelle intenzioni di voto”, specifica l’ente europeo.

Nonostante ciò, secondo queste proiezioni: Il PPE otterrebbe 180 (39 in meno rispetto al 2019), S&D 149 (da 189), ALDE (76). Seguono: ECR (66), ENF (62) Green/EFA (57), GUE/NGL (46), EFDD (45).

I gruppi “tradizionali” dunque (PPE e S&D) per ottenere la maggioranza potrebbero aver bisogno dei liberali di ALDE.


“Anche se i nazionalisti guadagneranno spazio nel Parlamento europeo, un cambiamento radicale è improbabile. La maggior parte dell’autorità e della responsabilità politica dell’UE è affidata ai governi nazionali, che devono mantenere lo status quo. Non possono perseguire la piena federalizzazione – nonostante la sua importanza per la sopravvivenza dell’euro – dati i crescenti nazionalismi interni. E allo stesso modo, devono sostenere l’euro, data la sua importanza per la stabilità economica e per la prosperità economica”, prevedono gli analisti di Invesco.

“Poiché gli antifederalisti avranno più spazio in Parlamento e i nazionalisti/populisti sono in decisa crescita negli Stati membri, l’armonizzazione delle politiche potrebbe incontrare resistenze insormontabili in settori politicamente sensibili, come la sicurezza sociale, il mercato del lavoro e la corporate governance. Vi è maggiore probabilità di progressi in settori più tecnici. Di conseguenza, le differenze nazionali saranno probabilmente sostenute per quanto riguarda gli investimenti delle imprese e le condizioni operative”, concludono.

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