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Ecuador, schiaffo a Trump: il referendum boccia le basi militari Usa

La riforma costituzionale voluta dal presidente Daniel Noboa, filo-americano, prevedeva anche il via libera alle basi militari straniere sul territorio nazionale, ed è stata sonoramente bocciata dagli elettori. Respinti anche altri tre quesiti. La sconfitta ha innescato una crisi di governo

Ecuador, schiaffo a Trump: il referendum boccia le basi militari Usa

Reduce da quello che probabilmente sarà l’anno più violento della sua storia, l’Ecuador ha chiamato domenica scorsa alle urne i cittadini per un referendum fortemente voluto dal presidente Daniel Noboa, 37 anni, liberista e filo-trumpiano, con l’obettivo principale di assestare una spallata alla criminalità organizzata dando il via libera alle basi militari straniere sul territorio nazionale. La mossa era una evidente strizzata d’occhio proprio agli Stati Uniti, che in questi mesi stanno intensificando il pressing contro il narcotraffico in Sudamerica, in particolare sul Venezuela ma con un occhio anche a Colombia e appunto Ecuador. I cittadini però hanno sonoramente bocciato la proposta, con la vittoria del “No” al 61% e dunque permane il regime costituzionale vigente, che prevede l’assoluto divieto di ospitare stabilimenti militari di altri Paesi, proprio per evitare pericolose ingerenze come già visto in passato nell’area.

“Rispetteremo la volontà del popolo”, ha fatto sapere Noboa incassato lo smacco, ma il tentativo aveva un alto valore simbolico. Le basi straniere erano infatti state vietate in Ecuador dalla Costituzione del 2008, una delle eredità del governo di sinistra di Rafael Correa (2007-2017). L’attuale presidente sosteneva invece che la cooperazione internazionale, comprese le basi condivise, fosse essenziale per combattere la criminalità organizzata. La questione è diventata fondamentale in Ecuador dopo che il Paese è passato dall’essere uno dei più pacifici del Sudamerica a uno dei più violenti. Nel 2023 il numero di omicidi ogni 100.000 abitanti era già salito a 46,2, tanto che Noboa, in carica da novembre di quell’anno, ha fatto scattare una lotta senza quartiere contro le gang di narcotrafficanti. La dura repressione sembrava aver dato risultati nel 2024 con un calo degli omicidi, ma il 2025 si appresta invece ad essere un anno da record negativo toccando quota 9.000 omicidi, 50 ogni 100.000 abitanti (il Brasile, a sua volta in preda ad un’ondata di violenza, ne conta 18,2).

Il referendum costituzionale prevedeva anche altri tre quesiti, anch’essi respinti dagli elettori. Il primo interpellava gli aventi diritto sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, bocciato col 58%; il secondo l’istituzione di una Assemblea costituente per dare vita ad un processo di revisione più ampia della Carta, con il “No” che ha vinto al 61%; il terzo la riduzione del numero dei parlamentari, rigettato in questo con una maggioranza più debole, il 53%. Il governo Noboa è stato insomma bocciato su tutti i fronti con l’accusa di autoritarismo e di un orientamento troppo filo-Usa, e ciò ha innescato una crisi di governo: all’indomani del voto sono saltati ben quattro ministri, quelli di Lavoro, Salute, Educazione e Agricoltura, e quello degli Interni è stato dirottato su un altro dicastero.

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