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Draghi: “Senza l’Intelligenza artificiale l’Europa rischia la stagnazione”

L’ex premier è intervenuto all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano: “L’Europa ha spesso adottato un approccio improntato alla cautela, ma questo metodo è inadeguato per tecnologie digitali ad uso generale come l’AI”

Draghi: “Senza l’Intelligenza artificiale l’Europa rischia la stagnazione”

Non ci voleva forse Mario Draghi per dire una cosa che più o meno tutti sappiamo o immaginiamo da tempo, e cioè che l’economia del futuro e già del presente dipende dall’Intelligenza artficiale e che se non partecipa al cambio di paradigma l’Europa rischia di perdere terreno dalle superpotenze Usa e Cina. Però le parole dell’ex presidente della Bce e anche ex premier italiano suonano come una sveglia autorevole: all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano Draghi ha ribadito che l’applicazione delle tecnologie legate all’Ai “potrebbe innalzare in modo significativo la crescita delle economie avanzate”, ma soprattutto ha parlato della sfida a livello europeo.

Se l’Europa non copre il divario che la separa da altri Paesi e aree geografiche nell’adozione delle tecnologie legate allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale rischia “un futuro di stagnazione”, ha sostenuto l’economista. “Se non colmiamo questo divario e non adotteremo queste tecnologie sul larga scala l’Europa rischia un futuro di stagnazione, con tutte le sue conseguenze. Considerato il profilo demografico, se l’Unione Europea mantenesse semplicemente il tasso medio di crescita della produttività dell’ultimo decennio, tra 25 anni l’economia avrebbe di fatto la stessa dimensione di oggi”.

“La tecnologia può migliorare lo stato di salute delle società, ma l’Europa si è inceppata”

“Se l’Intelligenza artificiale si muovesse sulla stessa linea dello precedente sviluppo del digitale negli Stati Uniti – ha proseguito Draghi -, potrebbe esserci una spinta di poco meno dello 0,8% annuo sulla crescita, mentre se fosse sui livelli dell’elettrificazione negli anni 20 del secolo scorso la crescita potrebbe essere superiore dell’1% all’anno”. Si tratterebbe in ogni caso, secondo Draghi, “dell’accelerazione più significativa che l’Europa ha visto da decenni”. Per quanto riguarda invece le perplessità sulla gestione dell’Intelligenza artificiale, l’ex premier ha pure le idee chiare: “Se sistemi come questi fossero adottati su larga scala genererebbero benefici immediati”.

“Queste ed altre tecnologie – ha argomentato – non salveranno le società da tutti i loro guasti ma possono sicuramente migliorare lo stato di salute. Quanto migliorerà, dipenderà in gran parte dalle scelte politiche che ne guideranno la diffusione. Una politica efficace in condizioni di incertezza richiede adattabilità, rivedere le ipotesi adeguare rapidamente le regole man mano emergono evidenze concrete sui rischi benefici. È qui che l’Europa si è inceppata. Abbiamo trattato valutazioni inziali e provvisorie come se fossero dottrina consolidata inserendole in leggi estremante difficili da modificare”.

“Sull’AI sarebbe sbagliato essere troppo prudenti: servono scelte coraggiose”

“Giudicare e regolare in anticipo l’intelligenza artificiale richiede di soppesare una vasta gamma di possibili esiti, economici, etici, sociali in una situazione in cui la stessa tecnologia si evolve con rapidità. Se c’è un filo conduttore nelle difficoltà dell’Europa a tenere il passo con il cambiamento tecnologico, è la nostra incapacità a gestire questa incertezza radicale – ha ancora evidenziato Draghi – Per ragioni storiche e culturali l’Europa ha spesso adottato un approccio improntato alla cautela radicato nel principio di precauzione. Questo metodo può essere adottato in ambiti delimitati ma è inadeguato per tecnologie digitali ad uso generale come l’intelligenza artificiale”.

“In tali contesti – ha chiuso Mario Draghi – i regolatori devono formulare giudizi ex ante. Lasciare che nuove tecnologie si diffondano senza controllo come successo con i social media non è un’alternativa responsabile, ma bloccare il potenziale positivo prima che possa emergere è altrettanto sbagliato. Le istituzioni devono fare scelte rischiose e coraggiose”.

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