La Commissione europea ha presentato ieri sera una roadmap sulla difesa che ha come obiettivo dichiarato quello di aiutare i 27 a colmare le loro carenze militari entro il 2030 con un riarmo europeo organizzato in modo collaborativo. Quattro i grandi progetti messi in comune tra gli stati membri: un muro anti-drone, la sorveglianza del fianco orientale dell’Unione europea, uno scudo aereo e uno scudo spaziale di difesa. “Queste iniziative rafforzeranno la capacità dell’Europa di deterrenza e difesa su spazio, terra, aria, mare, e spazio cibernetico, contribuendo direttamente agli obiettivi di capacità della Nato” ha spiegato l’esecutivo comunitario in un comunicato.
Quello che prima si chiamava piano di riarmo ReArmEu ora è stato ribattezzato “Preserving Peace – Defence Readiness Roadmpap 2030“, che propone tempi di attuazione stringenti, quote per gli appalti congiunti e un ruolo guida per l’Agenzia della Difesa. La Commissione europea e l’Alto rappresentante, dopo settimane di negoziati tra i paesi membri, verrà discusso il prossimo 23 ottobre dai capi di Stato e di governo del Consiglio Europeo.
La Commissione europea prevede che i paesi membri creino coalizioni tra Stati in nove settori per promuovere la ricerca in comune e gli appalti congiunti: la difesa aerea e missilistica; i fattori abilitanti strategici; la mobilità militare; i sistemi di artiglieria; la cibernetica, l’intelligenza artificiale, e la guerra elettronica; i missili e le munizioni; i droni e i contro-droni; il combattimento terrestre; e infine la sorveglianza marittima.
I progetti congiunti per ogni area dovranno essere lanciati “entro la metà del 2026”. L’obiettivo è anche quello di organizzare il 40% degli acquisti nel campo della difesa in maniera “congiunta” entro fine 2027. Una strategia diversa da quella che venne adottata con il Covid, quando fu la Commissione Ue a fare gli acquisti comuni dei vaccini. Ora invece saranno gli stati a organizzarsi in gruppi con soldi nazionali e prestiti Ue. Come già risultava dal marzo scorso, l’Ue stima di mobilitare fino a 800 mld di euro di spese per la difesa, tramite l’effetto combinato dei prestiti a tasso agevolato di Safe (150 mld di euro) e l’applicazione della clausola nazionale di salvaguardia (altri 650 mld).
Per ogni settore si sono già detti disponibili a essere paesi guida Germania, Danimarca, Svezia, Francia, Croazia, Lettonia, Belgio, Olanda e Spagna. Tuttavia le trattative sono ancora in corso e vi è ancora tempo per una redistribuzione dei ruoli nei vari campi.
In 10 anni investimenti per 6.800 miliardi nella difesa
Nel complesso “noi europei investiremo, entro il 2035, circa 6.800 miliardi di euro nella difesa, di cui il 50% per quella effettiva: un vero big bang nel finanziamento della difesa”, lo ha definito il commissario Ue alla Difesa Andrius Kubilius. Il piano richiederà “tutte le fonti di finanziamento disponibili a livello nazionale e Ue”, ha detto, precisando che la spesa “si baserà principalmente sui bilanci nazionali” che stanzieranno risorse “100 volte maggiori” rispetto a quelle Ue, per “centrare i target di capacità Nato“. “Vogliamo raggiungere la prontezza alla difesa prima del 2030. Perché? A causa dei piani di Putin. E dobbiamo combattere l’aggressione, prevenire la guerra, preservare la pace, ed è questo lo scopo della Roadmap”, ha aggiunto Kubilius.
I rischi all’orizzonte alla base della road map
Per la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, “le recenti minacce hanno dimostrato che l’Europa è a rischio. Dobbiamo proteggere ogni cittadino e ogni centimetro quadrato del nostro territorio”.
La roadmap parte dalla premessa che la Russia “ha militarizzato la sua economia e la sua società. Nel 2025, il suo bilancio dichiarato per la difesa supererà il 7% del Pil. Circa il 40% del suo bilancio nel 2025 è destinato alla sicurezza e alla difesa. Questa Russia militarizzata rappresenta una minaccia persistente per la sicurezza europea nel prossimo futuro”. La Russia “oggi non ha le capacità per sferrare un attacco all’Ue oggi, ma potrebbe prepararsi negli anni a venire. Il pericolo non scomparirà, anche se la guerra in Ucraina finirà” ha detto l’Alta Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas.
Il muro di droni sarà in azione già dal 2027, da est a sud
Il muro anti droni, secondo l’esecutivo Ue, sarà già “pienamente funzionante” entro la fine del 2027. La Commissione, malgrado i dubbi espressi pubblicamente dalla Francia, resta convinta che il muro anti droni è “fattibille“, anche con “l’aiuto dell’Ucraina“ che ha già annunciato un’alleanza in questo settore.
Il muro di droni che viene previsto non solo sul fronte Est ma su tutti i confini europei, compreso quello Sud: “Lavoreremo con l’Europa meridionale con la stessa intensità con cui collaboriamo con i Paesi del fianco orientale. So che ci sono preoccupazioni legate alla sicurezza aerea e ai droni che possono minacciare infrastrutture civili come gli aeroporti. È facile immaginare provocazioni di questo tipo, come abbiamo già visto”, ha detto il commissario Kubilius. “Molti Paesi del fianco Sud sono anche marittimi e la sicurezza marittima è cruciale: abbiamo imparato molto dagli ucraini sull’efficacia dei droni navali in difesa, ma sappiamo anche che possono essere usati per provocazioni”, ha sottolineato.