Chi aveva osannato Leonardino Del Vecchio come il nuovo principino della finanza italiana dovrà ricredersi. Non solo il suo acquisto delle quote di Delfin dai fratelli Luca e Paola (il 25% in tutto della holding) torna in alto mare perché le banche (Credit Agricole e Unicredit) esitano a concedergli il prestito monstre da 11 miliardi di euro senza garanzie offerte non da lui ma direttamente da Delfin, ma se quell’operazione non dovesse andare in porto entro la fine di giugno Leonardino rischierebbe di dover pagare una penale di un miliardo ai due fratelli (500 milioni a testa) che volevano vendergli le loro quote.
A quel punto si troverebbe un debito personale di 2 miliardi di euro (uno per i prestiti già ricevuti dalle banche per lo shopping nell’editoria e non solo già effettuato e uno per per pagare le penali ai due fratelli). Un bel guaio che ha già indotto Leonardino a cambiare la sua squadra e ad attaccare frontalmente Delfin che non si sente di offrire garanzie alle banche per Leonardino dando in pegno le sue partecipazioni.
Martedì in occasione dell’assemblea di Delfin – chiamata a votare sul bilancio 2025 e sui dividendi – ci si attende la resa dei conti sia tra Leonardino e i fratelli sia soprattutto con il cda della holding lussemburghese presieduta da Francesco Milleri che, come si sa, ha in portafoglio il 32% di EssilorLuxotttica, il 17,5% di Mps, il 10% di Generali, il 20% di Mediobanca e il 2,7% di Unicredit, da cui arrivano laute cedole ma che non intende dare in pegno alle banche le sue partecipazioni. Solo se Delfin decidesse di lanciare un sostanzioso buyback aperto agli eredi, Leonardino potrebbe pagare i suoi debiti e uscire dalla bufera evitando il default e, al tempo stesso altri soci potrebbero essere interessati a vendere la loro quota direttamente alla holding. Finirà così? Operazione possibile ma per nulla scontata, considerando che, statuto alla mano, richiede l’unanimità degli 8 soci. Martedì il primo round.
