Condividi

Ddl Capitali: il Senato verso la delega al governo per il nuovo Tuf. Passaggio chiave per il voto maggioritario

Il voto maggiorato sarà costruito nei prossimi dieci anni, è opt-in nell’ambito degli Statuti societari e cresce nel tempo

Ddl Capitali: il Senato verso la delega al governo per il nuovo Tuf. Passaggio chiave per il voto maggioritario

Il Ddl sulla competitività dei Capitali ha concluso stamane il suo iter in Commissione Finanze del Senato. con la discussione e la votazione dell’emendamento presentato dal governo che introduce una delega all’Esecutivo per una revisione il Testo unico della finanza (TUF).
Il disco verde sul Ddl sarà votato dopo che la commissione Affari Costituzionali avrà espresso i relativi pareri: arriverà tra domani e l’inizio della prossima settimana. Non e’ escluso che il provvedimento approdi nell’Aula del Senato entro il mese di ottobre ma potrebbe essere discusso anche durante la sessione di bilancio, essendo un provvedimenìto collegato alla manovra.

Approvati ieri due emendamenti chiave

Ieri la Commissione ha approvato l’inserimento di alcuni emendamenti al testo presentato su iniziativa del ministero dell’Economia. I due più importanti riguardano l’estensione del voto maggiorato e la disciplina della lista presentata dal consiglio di amministrazione uscente per il rinnovo delle cariche sociali. Il testo approvato riguarda la lista del cda che è adottata da 15 società quotate a Piazza Affari. Se da una parte il ddl non potrà agire sulla formazione del cda di Mediobanca, già alle battute finali, dall’altra occorre considerare che il ddl dovrebbe entrare in vigore nel 2025, proprio l’anno in cui andrà in scadenza il board delle Generali che il gruppo Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone vorrebbero rinnovare alle loro condizioni di azionisti di maggioranza (nell’aprile 2022 si erano scontrate le liste del cda e degli azionisti Del Vecchio e Caltagirone).

Liste: occorrerà la maggioranza dei due terzi del cda uscente

La nuova disciplina, frutto di un emendamento di sintesi dei relatori (i senatori Fausto Orsomarso di Fratelli d’Italia e Dario Damiani di Forza Italia), prevede che occorra la maggioranza dei due terzi del cda uscente (non più dei quattro quinti) per approvare la lista, che il numero dei candidati sia pari a quello necessario maggiorato di un terzo e che i posti in consiglio siano distribuiti in maniera proporzionale alle liste di minoranza che abbiano ottenuto più del 20%, eliminando quindi il discusso superpremio del 49%.

Il voto maggiorato sarà costruito nei prossimi 10 anni

Era molto attesa è anche il passaggio relativo al voto maggiorato. Secondo quanto approvato ieri, le società, rivedendo i propri statuti, potranno introdurre il voto maggiorato, arrivando fino a un moltiplicatore dieci, dando quindi più poteri agli azionisti stabili. I diritti di voto concessi agli azionisti cresceranno di anno in anno, con la possibilità di arrivare fino a un massimo di dieci voti per azione che sarà quindi diluita nell’arco temporale di un decennio. “Il voto maggiorato sarà costruito nei prossimi dieci anni, è opt-in nell’ambito degli Statuti e cresce nel tempo” ha detto uno dei due relatori, Fausto Orsomarso. “Per le società già quotate, dunque sarà una crescita progressiva di un punto l’anno” fino ad arrivare a 10 voti per azione. L’obiettivo è non solo favorire nuove quotazioni ma anche garantire la permanenza delle società di capitali sul mercato italiano evitando nuovi trasferimenti in Olanda.

Commenta