Condividi

Crisi del lusso: le sue vere ragioni e le dinamiche che stanno rivoluzionando un settore iconico

Dopo anni di forte espansione, nel biennio 2024–2025 il settore del lusso sta attraversando un rallentamento diffuso, frutto di diversi fattori ma ci sono anche manovre di mercato rischiose che andrebbero evitate

Crisi del lusso: le sue vere ragioni e le dinamiche che stanno rivoluzionando un settore iconico

Il contesto macroeconomico non è certo favorevole, il cambiamento delle preferenze dei consumatori, in particolare in Cina e tra le generazioni più giovani, l’erosione del rapporto prezzo-valore, la crescita del mercato del second-hand e la modifica dei flussi turistici. I grandi gruppi restano comunque resilienti, ma reagiscono con strategie difensive, puntando sui marchi principali, razionalizzando i portafogli, rivedendo le politiche di prezzo e controllando più rigorosamente l’offerta.

Secondo Mckinsey Inflazione residua, tassi elevati e incertezza geopolitica riducono la propensione alla spesa discrezionale; anche clienti abituali posticipano acquisti di fascia alta. Rapporti settoriali avevano segnalato ad inizio anno che il 2025 avrebbe potuto essere un anno di ripresa anche se molto contenuta contrariamente a quanto invece sta succedendo con una contrazione per la personal luxury goods industry.

Gruppi come LVMH hanno registrato segnali misti: risultati resilienti in alcuni trimestri ma forti cali organici in segmenti chiave (fashion & leather goods) e debolezza in mercati come Giappone/USA e i titoli riflettono forte preoccupazione degli investitori. Da un’analisi Bain, lo scenario 2025 non cambia ma vede una turbulenza prolungata con la necessità per i brand di tornare alla “brand essence” e rivedere la strategia commerciale. Di fronte a questa fase di turbolenza, le maison del lusso stanno riposizionando prodotti e prezzi, riducendo nuove uscite e selezionando meglio gli assortimenti per preservare l’esclusività. Parallelamente aumentano gli investimenti nell’esperienza cliente e nei servizi complementari, dalla personalizzazione all’assistenza post-vendita.

Un altro pilastro strategico è la scelta dei mercati su cui concentrarsi

I principali gruppi del lusso stanno rafforzando la loro presenza nei mercati domestici e nelle aree che mostrano segnali di ripresa, così da bilanciare il portafoglio clienti, ridurre la dipendenza da singole regioni e limitare l’impatto dei rischi macroeconomici. Parallelamente, la trasformazione digitale e la sostenibilità non sono più elementi accessori, ma vere e proprie leve di competitività.

Infine, per superare questa fase di volatilità, emerge un approccio più prudente alla gestione finanziaria, controllo rigoroso degli inventari, attenzione ai flussi di cassa e ai margini per mantenere la solidità operativa e preservare la capacità di investimento futuro. Queste mosse delineano un settore in trasformazione, che prova a difendere il proprio valore storico, trasformando la crisi in occasione per rafforzare la propria identità e costruire basi più solide per la crescita futura.

Cosa ci aspetta ancora?

Secondo i dati di Confindustria Moda, nel primo semestre del 2025 le esportazioni del settore tessile-moda italiano si sono attestate a quasi 15 miliardi di euro, registrando un calo del 4,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Come sopra anticipato quanto riguarda il mercato del lusso, le performance sono state contrastanti. Mentre alcuni segmenti hanno mostrato segni di resilienza, altri hanno evidenziato una certa flessione. In particolare, l’export di accessori moda ha registrato un arretramento del 6,5% nei primi due mesi del 2025, raggiungendo i 4,2 miliardi di euro.

Perciò, il futuro del settore resta incerto perché le variabili che ne determinano l’andamento sono molte e, in larga parte, fuori dal controllo dei singoli attori. Da un lato, il continuo cambiamento dei direttori creativi rende instabili identità di marchio e pipeline* di prodotto; dall’altro, l’instabilità macroeconomica e geopolitica costringe la finanza a rivedere continuamente i piani d’investimento. A ciò si aggiungono mutamenti strutturali della domanda delle nuove generazioni di clienti con una maggiore attenzione a sostenibilità e second-hand, che rendono meno prevedibile il mercato. Finché queste incognite non troveranno un equilibrio, il settore continuerà a muoversi in uno scenario di trasformazione ma anche di incertezza. Ci troviamo praticamente ad un bivio tra trasformazione e incertezza. Eppure, proprio in questa fase di instabilità, si potrebbero aprire nuove possibilità e per trovare una risposta che possa far tornare la speranza: chi saprà innovare con saggezza, rafforzare l’identità dei marchi e comprendere le nuove esigenze dei consumatori potrà non solo superare la crisi, ma anche ridefinire il lusso stesso per le generazioni future.

*La pipeline di vendita è uno strumento strategico che contribuisce a migliorare e rendere più efficace il processo di vendita.

Perciò é consigliabile evitare tentativi di strategie di mercato ad alto rischio

Come dimostra il caso Cucinelli di cui si parla in questi giorni: strategie economiche controproducenti rischiano sempre e comunque di compromettere la credibilità del brand e di mettere a rischio la stabilità finanziaria, indebolendo l’immagine e la fiducia soprattutto degli investitori, figurasi quella dei consumatori.

Commenta