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Costruttori italiani: l’estero è di casa

Con un fatturato estero cresciuto nell’ultimo anno dell’8,6% e l’acquisizione di commesse per un valore di 17 miliardi di euro, le imprese di costruzione italiane prendono le distanze dalla crisi degli ultimi anni. Il Rapporto ANCE traccia il quadro dell’edilizia nostrana che supera difficoltà economiche e non disdegna il confronto con il resto del mondo.

Costruttori italiani: l’estero è di casa

Presentato a Villa Madama lo scorso 8 ottobre, il Rapporto ANCE 2014 sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel mondo è la sintesi di come una molteplicità di sforzi possano risultare vincenti se sviluppati su più livelli anche in un periodo di incertezza e di difficoltà globali.

Il Rapporto, redatto da Francesco Manni ed Elena Colopardi della Direzione Affari Economici e Centro Studi dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, parla di cifre molto importanti. Il settore delle costruzioni italiane è uno dei primi a prendere le distanze dalla crisi degli ultimi anni grazie ad un fatturato estero cresciuto nel 2013 del 8,6% e che deriva dall’acquisizione di commesse oltre confine per un valore di ben 17 miliardi di euro.

I risultati che emergono dal documento – completato anche grazie alla partecipazione di 38 contractor – dimostrano come, di fronte al rallentamento dell’edilizia italiana, questi ultimi abbiano saputo reagire agli stenti del mercato interno (il giro d’affari dell’edilizia nazionale ha, infatti, registrato un incremento dello 0,3% solo in parziale ripresa rispetto all’anno precedente, -7%) andando non solo a incrementare la loro presenza nei mercati esteri (extra-UE in particolare) ma arrivando a invertire quel trend secondo il quale i principali contratti dell’edilizia italiana dovessero provenire dal territorio nazionale. Solo nell’ultimo anno sono stati aperti 319 cantieri, che vanno ad aggiungersi ai preesistenti, per un totale di 797cantieri in attività guidati da imprese italiane e presenti in tutto il mondo per un valore complessivo di 70miliardi di euro.

In termini quantitativi, il maggior numero di cantieri guidati da contractor italiani sono situati in Medio Oriente – con un totale di 130 cantieri all’opera e dove l’Arabia Saudita, con 63cantieri operativi, fa da capofila pur tuttavia “tallonata” da Nord Africa e Africa Sub-sahariana con, rispettivamente, 121 e 120 cantieri. Opere gestite tramite cantieri italiani sono poi presenti negli altri Paesi dell’Unione Europea (98), nel Sud America (94) e nei Paesi extra UE (74 e per la maggior parte in Svizzera e in Russia).
In termini qualitativi, tuttavia, la regione da cui derivano le commesse più significative (16miliardi di euro di lavori in corso) è il Sud America, con il Venezuela in testa, le cui commesse rappresentano da sole il 14% degli ordini totali acquisiti da imprese di costruzione italiane nel mondo.

Al Rapporto ANCE e all’evento che lo ha introdotto al pubblico, tuttavia, bisogna guardare oltre la semplice ottica di mercato e di sviluppo settoriale. La presentazione del Rapporto nel contesto di Villa Madama – a cui hanno presieduto in qualità di relatori anche i rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero dello Sviluppo Economico – è la testimonianza di come il coinvolgimento delle istituzioni possa andare oltre la semplice espletazione di attività burocratiche per tradursi in un compito di affiancamento e di supporto concreto all’attività delle imprese nazionali. Ricordiamo, infatti, che i due ministeri sono presenti al fianco delle imprese con una serie di servizi dedicati e – in particolare – quello della Diplomazia economica e dell’Agenzia ICE.


 

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