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Corea, Draghi e Big Tech fanno bene alle Borse

Lo storico incontro tra i due leader coreani, la conferma della politica monetaria della Bce e gli exploit di Facebook e Amazon danno nuova linfa ai mercati – Cala il rischio Italia – Fca surclassa Gm – Telecom Italia rimbalza in vista dell’assemblea di maggio

Corea, Draghi e Big Tech fanno bene alle Borse

Finale di settimana in rosa. L’immagine più sorprendente e gradita è quella dei due leader coreani, Moon ed il pirotecnico Kim, a braccetto per le strade di Panmunjon, il villaggio di confine che per la prima volta dal 1953 ha ospitato la visita di un leader di Pyongyang. La Borsa di Seoul avanza dello 0,5% in attesa della cena tra i due.

Meno cruenta e sorprendente, ma non meno importante per i mercati europei, la scelta della Bce di non toccare la politica monetaria, favorendo così il ribasso dell’euro (1,21 sul dollaro) e dando una spinta agli indici azionari europei.

Wall Street intanto fa follie per i Big della tecnologia, a partire da Amazon. Non mancano i segnali di un rallentamento delle economie, riconosciuto dallo stesso Mario Draghi, ma nel frattempo le Borse festeggiano l’ultimo scorcio di una lunga estate.

La Borsa del Giappone si avvia a chiudere in rialzo dello 0,7%, mentre lo yen è poco mosso. Anche in Giappone, come in Europa, non si vede traccia di inflazione. Nel comunicato diffuso stanotte, la Banca centrale del Paese ha ammesso che non sa quando sarà raggiunto l’obiettivo del 2%, in precedenza indicato nel 2019. Per il resto, la Banca del Giappone, ha confermato le linee guida di politica monetaria: stamattina c’è la conferenza stampa del governatore Haruhiko Kuroda.

Terzo giorno consecutivo di calo per i mercati azionari della Cina: indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen -1%, dal -2% di ieri. Alle Borse della Cina non è ancora arrivata l’iniezione di liquidità già anticipata da un quotidiano vicino al Partito comunista a inizio settimana.

Sui mercati Usa si è allentata ieri la tensione sui bond. Il rendimento del Treasury Bill è sceso al 2,97%, allontanandosi dalla soglia critica del 3%.

Grazie al rally dei titoli tecnologici, il Nasdaq (+1,64%) ha guidato la riscossa dei mercati azionari. In salita anche il Dow Jones (+0,99%) grazie soprattutto allo spunto di Visa (+4,7%) e di Home Depot (+4,8%). Sia il numero uno al mondo delle carte di credito, sia la catena di grandi magazzini per la casa, hanno diffuso dati del trimestre superiori alle aspettative. Sale anche l’indice S&P 500 (+1,04%).

La stella di giornata è stata Facebook (+9,1%), dopo l’ascesa impressionante degli utili. L’indice Fang, il quale comprende i nomi più importanti e noti della tecnologia, (Facebook, Alphabet, Amazon e Netflix) è salito del 3%, primo segno positivo dopo 5 giorni di calo. L’ETF SPDR S&P US Technology SXLK.MI ha guadagnato l’1,8%.

Il rally è proseguito nel dopo Borsa, sull’onda della pubblicazione dei conti di Amazon (+6%). Oltre ai risultati eccellenti ed a prospettive ancor più brillanti per il secondo trimestre, a dar la spinta alla società di Jeff Bezos ha contribuito la notizia di un accordo esclusivo di Amazon Prime Video con la Nfl, la lega del football americano, per i diritti tv.

Vola anche Intel (+5,1%) trascinando i chip (indice di settore +2,1%). Stamattina il petrolio Brent è scambiato a 74,5 dollari il barile, in lieve calo, dal +1% di ieri. Piazza Affari attende i risultati di Eni, ieri +2%. Il titolo da inizio anno ha messo a segno finora un rialzo del 16%, 5 punti in più dell’indice di settore europeo.

DRAGHI DÀ LA CARICA A MILANO (+1%)

Tutti positivi i mercati europei grazie alla spinta di Mario Draghi. Dalle parole del presidente si è capito che non si parlerà di rialzo dei tassi dell’eurozona almeno fino al 2020.

Prende velocità la cosa della Borsa di Milano, che sale dell’1% e recupera quota 24 mila (24.035 punti), ai massimi da quasi tre anni, ovvero dal luglio 2015.

Sostenuti dal calo dell’euro sul dollaro (sceso a 1,21 durante la conferenza del presidente della Bce ai minimi da sei settimane) salgono tutti i listini: Parigi +0,74%, Francoforte su dello 0,63%, condizionato dall’altalena di Madrid (+0,45%). Fuori dal perimetro della moneta unica avanza Londra (+0,53%). L’Oscar per il listino migliore spetta a Zurigo (+1,08%).

CALA IL RISCHIO ITALIA: CDS AI MINIMI DAL 2014

I credit default swap sul debito dell’Italia sono scesi al minimo da settembre 2014. Il Cds a 5 anni sul debito italiano è scivolato fino a 83,730 toccando il livello più basso da metà settembre 2014. In pratica il costo per assicurare 10 milioni di euro di debito è sceso fino a 83.730 euro.

Nessuna novità sul fronte della politica monetaria dal direttorio della Banca Centrale Europea. La frenata, inattesa, della congiuntura europea verrà valutata alla luce dell’aggiornamento trimestrale delle stime macro previsto per il meeting del 7 giugno. Fino ad allora restano fermi i tassi: quello principale allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. Invariate anche le linee guida del programma di Quantitiative Easing. Gli acquisti di titoli proseguiranno al ritmo di 30 miliardi al mese fino a settembre “o oltre se necessario”.

Si riducono i rendimenti dei governativi della zona euro. Il Btp 10 anni scende all‘1,75, mentre lo spread con il Bund si allarga leggermente a 115.50 (+0,96%)

OGGI L’ASTA DEI BTP, SPREAD A 116

Dopo il consiglio di politica monetaria di Francoforte e della successiva conferenza stampa, il Btp appare saldo, coerente al rialzo della mattinata, ma il Bund fa un lieve passo in avanti: lo spread chiude così a 116 punti da un minimo di 113. Il rendimento del decennale italiano si ferma a 1,75% in attesa delle aste di oggi.

Sul fronte del primario, il Tesoro ha collocato 6 miliardi di euro del Bot a 6 mesi, con un tasso in rialzo a massimi dall’asta di febbraio. Oggi sarà la volta dell’asta a medio e lungo termine con l’offerta tra 7,75 e 9,25 miliardi di Btp a cinque e dieci anni, insieme al nuovo CctEu settembre 2025.

FCA FA PIÙ UTILI DI GM, SI RIPARLA DI DIVIDENDO

Nel primo trimestre del 2018 Fiat Chrysler (+2,03% a quota 19,53 euro) ha registrato utili superiori a quelli di Gm: 1,6 miliardi di dollari (ovvero 1,2 miliardi di euro, +59%) contro 1,1 miliardi dei rivali di Detroit. Un sorpasso clamoroso, che sa di rivincita per Sergio Marchionne respinto da Mary Barra, ceo del concorrente di Detroit. Il numero uno di Fca, dopo aver ribadito l’intenzione di lasciare la guida della società nel 2019, Ancor più importante, agli occhi dei mercati, il significativo calo dei debiti: 1,313 miliardi contro 2,390 miliardi di fine 2017. Durante la conference call Marchionne ha dichiarato che “se avremo la piacevole sorpresa il 1 giugno”, ovvero l’azzeramento dell’indebitamento industrial netto, “il dividendo riapparirà in futuro” con il nuovo business plan.

MEDIASE T SUPERSTAR, ELLIOTT ATTACCA BOLLORÉ

In Piazza Affari è stata anche la giornata della riscossa di Mediaset (+2,4%) a 3,354 euro, dopo un massimo di seduta a 3,46 euro, il livello più alto da agosto 2017, con volumi oltre il doppio della media mensile. I trader non hanno segnalato notizie particolari alla base dell’improvviso rialzo del titolo del Biscione, almeno in parte da attribuire alle difficoltà del nemico Bolloré, in stato di fermo giudiziario dopo il rinvio a giudizio al tribunale di Nanterre. A proposito dei risultati, annunciati ad inizio settimana, i pareri sono contrastanti: Berenberg che ha alzato il giudizio a Buy da Hold e spinto il target price a 3,80 euro da 3,20 euro. Intanto Mediobanca dice di comprare (Outperform, target 4,34 euro), Equita dice di tenere (Hold, target 3,90 euro) e JP Morgan dice di vendere (Underweight, target 3,10 euro).

Rimbalza anche Telecom Italia + 0,5%. In vista dell’assemblea del prossimo 4 maggio continua il confronto tra Vivendi e il fondo Elliott. “Siamo profondamente preoccupati dalle recenti accuse di corruzione che hanno coinvolto Vincent Bolloré” si legge in una lettera inviata da Elliott agli azionisti. Mica per solidarietà ma perché “ci sembra difficile conciliare un voto per Vivendi e il perseguimento della buona governance”.

A proposito di battaglie assembleari, oggi è in programma l’assemblea di Retelit (+3,6%) in attesa del confronto per il rinnovo del Cda tra la cordata di Shareholder Value Management (Svm), che punta sulla conferma dei top manager in carica e quella di Fiber 4.0 capitanata da finanziere Raffaele Mincione e, propensa a rivoluzionare il consiglio.

POSITIVE LE BANCHE, ENEL ALL’ATTACCO IN BRASILE

Positivo il settore bancario +0,54% . Il titolo migliore è stato Banco Bpm (+1%). il peggiore Mps (-1%). In particolare evidenza Creval (+2,2%):il presidente, Miro Fiordi, ha detto in un’intervista a Il Sole 24-Ore che ora “si può pensare a merger o a forme di partnership evolute fra realtà significative”.

Avanza Enel (+1,3%) impegnata nella sfida brasiliana per Eletropaulo. Il gruppo ha alzato l’offerta a 32 reais per azione. Iberdrola ha risposto subito: 32,1 reais assieme. Gli spagnoli hanno inviato una lettera alla Commissione Europea in cui accusano Enel di concorrenza sleale perché, a suo dire, Enel “non opera secondo criteri di mercato”.

Bene le altre utilities: A2A +2,13%, Snam +1,8%, Italgas +1,58% e Terna +1,3%.

I PRIVATE IN PRESSIONE SU TOD’S PER IL MARCHIO FAY

Nel lusso acquisti su Tod’s che guadagna l’1,2%. Alcuni fondi di private equity sono interessati al marchio Fay, ma il gruppo ha smentito una eventuale cessione. Debole Ferragamo (-0,57%). A nuovi massimi Moncler (+0,83% a 36,40 euro).

Tra le small cap, continua a soffrire As Roma, con un ribasso del 3,8% che si aggiunge al -9,9% di mercoledì dopo la sconfitta in Champions League per mano del Liverpool.

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