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Contratto bancari: Abi e sindacati vicini a un accordo entro fine mese. Ecco le ultime novità

L’Abi vuole chiudere il contratto entro novembre per includere una prima tranche di aumento nei salari di dicembre. Giovedì nuovo incontro con i sindacati. Dai 435 euro in più in busta al ripristino del TFR, alla riduzione dell’orario di lavoro. Ecco cosa può cambiare

Contratto bancari: Abi e sindacati vicini a un accordo entro fine mese. Ecco le ultime novità

Sembra arrivato alle battute conclusive il rinnovo del contratto di lavoro dei bancari italiani. Il Comitato di presidenza dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana), spiega una nota dell’associazione presieduta da Antonio Patuelli, ha votato all’unanimità per incaricare il presidente del Casl, Ilaria Dalla Riva, il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, e l’intero Casl (compreso Intesa Sanpaolo) di chiudere i negoziati entro la fine di novembre. Una decisione che apre la strada a negoziare su tutti gli aspetti, inclusa la parte economica.

L’obiettivo è chiudere entro fine mese

È quindi partita la corsa contro i tempo per garantire un aumento salariale entro la fine dell’anno. Per ragioni tecniche, il contratto deve essere concluso entro la fine di novembre o l’inizio di dicembre affinché l’aumento venga accreditato prima dell’inizio del nuovo anno. Inoltre, una volta raggiunta un’ipotesi di accordo, i lavoratori dovranno votare l’intesa in assemblea.

Giovedì 9 novembre nuovo incontro con i sindacati

L’Abi ha convocato i sindacati Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin per riprendere le trattative sul rinnovo del contratto nazionale. Il nuovo incontro è previsto per giovedì 9 novembre.

Ma prima dell’incontro ufficiale, ci saranno colloqui informali tra i segretari generali sindacali e Abi per preparare il terreno e cercare di chiudere un accordo in tempo per includere una prima tranche di aumento nei salari di dicembre.

Le richieste dei sindacati

Le parti sindacali richiedono un aumento di 435 euro al livello medio di riferimento e il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per i 270.000 bancari in Italia. Nelle richieste oltre alla condizioni economiche vi sono anche altri aspetti come il ripristino completo delle condizioni del trattamento di fine rapporto, che erano state ridotte con il contratto del 2012; la riduzione dell’orario di lavoro, ridotto rispetto alle 37 ore e mezza attuali; l’Utilizzo del Fondo per l’assunzione dei giovani per influire sugli stipendi dei lavoratori più anziani che passano dal full time al part time.

Un altro punto di discussione riguarda un sistema più flessibile per quanto le mansioni dei quadri direttivi (livello 1-4) con la possibilità che diventino interscambiabili. In questo caso le banche stanno richiedendo ai sindacati non solo una maggiore fungibilità ma anche una maggiore mobilità, consentendo il trasferimento dei dipendenti tra diverse sedi con meno restrizioni. Attualmente, il contratto dei bancari prevede limiti basati sulla distanza e sull’anzianità, con la possibilità di ricevere indennità di pendolarismo.

La posizione di Intesa

Intesa Sanpaolo ha dato un’accelerazione alle trattative sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per i bancari. Il Ceo Carlo Messina, ha, da un lato, revocato il mandato di rappresentanza dell’Abi per avere maggiore autonomia nelle trattative, e dall’altro lato, ha sostenuto apertamente l’aumento di 435 euro, dichiarando che, data la redditività della sua banca, non c’era bisogno di discutere su questa cifra.

Messina ha anche annunciato che entro la fine dell’anno Intesa Sanpaolo avrebbe concesso un aumento e ripristinato la base piena per il calcolo del TFR, indipendentemente dall’esito delle trattative in seno all’Abi.

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