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Bancari, aumenti da 435 euro al mese: Intesa Sanpaolo apre ma Unicredit aspetta l’Abi

Al congresso della Fabi il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, si è mostrato molto cauto sugli aumenti di stipendio chiesti dalla categoria dopo le aperture del ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina

Bancari, aumenti da 435 euro al mese: Intesa Sanpaolo apre ma Unicredit aspetta l’Abi

Sulla trattativa per il rinnovo contrattuale stanno già iniziando ad emergere alcune posizioni che rappresentano dei veri e propri punti di partenza per il negoziato che dovrebbe cominciare entro metà luglio. Ieri è stata la volta del consigliere delegato di Intesa SanPaolo Carlo Messina, oggi di Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit nel corso del 22mo convegno della Fabi, la Federazione Autonoma dei Bancari Italiani, a Roma, all’Ergife Palace Hotel, dal 12 al 16 giugno. Il tema è richiesta di aumento di 435 euro, su base mensile, con relativo adeguamento anche sulle altre voci economiche, condivisa dai sindacati.

Orcel: “Non c’è dibattito sull’aumento ma su come arrivarci”

Oggi Orcel, che proprio in questi giorni si è detto disponibile a continuare il suo lavoro in Unicredit, è stato più cauto rispetto al numero uno di Intesa Sanpaolo. Il ceo di Unicredit ha spiegato che l’istituto è dentro il Casl di Abi e che non gli “sembra corretto anticipare” visto che “quelle negoziazioni vengono gestite in quella sede. Abbiamo preso questa strada e la seguiremo fino in fondo”. Orcel ha poi ricordato che la sua banca “investe sulle persone e non chiude filiali” come fanno altre banche e che la remunerazione deve essere considerata “a tutto tondo”.

Secondo il banchiere la remunerazione è importante ed è basata su meritocrazia. In generale “non c’è una differenza di vedute sulle persone della banca. Devono essere riconosciute per quello che fanno ed essere remunerate correttamente. Sul principio e e sulla sostanza non c’è un dibattito, su come arrivare sì”. E che le persone vanno messe al centro e occorre ascoltare anche le loro richieste: “un avanzamento di carriera può essere molto meglio di 435 euro di aumento”.

Molto prudente anche sul tema delle aggregazioni. “In questo momento ogni banca italiana ha la sua strategia e questo non permette M&A, non ci sono i numeri, né le intenzioni”. E sull’opportunità fallita nel 2021 di rilevare Mps, il banchiere ha detto “le due reti erano, sono, complementari e avrebbe funzionato alle condizioni giuste”.

L’apertura di Messina all’aumento salariale

Ieri Messina ha fatto una chiara apertura: “con un utile netto di 7 miliardi di euro, non ho il coraggio a guardare in faccia le persone e dire che mi metto a negoziare su questo aspetto”. La banca “non farà nessun tipo di approccio negoziale sulle richieste economiche” dei sindacati. Secondo il ceo inoltre in un momento in cui la redditività delle banche torna a crescere “non è accettabile non dare ai lavoratori un incremento consistente”.

Per Messina, viste le attuali condizioni difficili, “400 euro” fanno la differenza per un dipendente bancario, ricordando di aver fatto tutta la sua carriera in banca: ha iniziato da “impiegato di prima” con una retribuzione che oggi sarebbe di 500 euro. Messina ha anche auspicato la partecipazione dei dipendenti agli utili: “Ho chiesto al nostro interno di studiare questa possibilità. La vedrei bene”.

Poi ci sarà tutta la parte normativa. L’ultimo contratto dei bancari prevedeva al massimo 10 giorni al mese di smart working, un accordo appena firmato con Intesa ne consente fino a 30, 120 l’anno.

La frattura tra Intesa e Abi si può ricomporre?

Le dichiarazioni di Messina sono arrivate in un contesto sindacalmente complesso con Intesa che ha ritirato qualche mese fa la delega all’Abi per le trattative sindacali sul rinnovo del contratto nazionale. Le trattative partiranno entro metà luglio.

Messina nel corso del Convegno Fabi ha commentato questa scelta: “Siamo il più grande datore di lavoro privato in Italia. Abbiamo come priorità quella di tutelare le 70 mila persone che lavorano nella nostra banca per realizzare un contratto che possa essere considerato il migliore che possa essere firmato. È una scelta che deriva dalla nostra dimensione aziendale”, ha spiegato il ceo, aggiungendo che “ci siano percorsi di convergenza da realizzare in futuro è ragionevole che possa accadere”.

Il leader della Fabi, Lando Maria Sileoni spera che la frattura si ricomponga presto. E anzi chiede all’Abi che “si faccia in fretta, perché altrimenti qualcun altro potrebbe essere tentato dallo sfilarsi”. Al contempo lo stesso Sileoni precisa: “Lo sappiamo che parte delle banche presenti in Abi si preparano a dire che 435 euro sono troppi, ma io lo dico fin d’ora, su questo farò le barricate, mi dimetto. E vi avverto: non pensate di presentarvi al tavolo con l’idea di una una tantum”.

Dal canto suo il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, negli “a margine” con i giornalisti ha definito un “dovere morale” fare rientrare Intesa nel Casl il Comitato per gli Affari Sindacali e del Lavoro.

A gestire per l’Abi il confronto diretto con Sileoni e le altre sigle del settore (Riccardo Colombani della First Cisl, Susy Esposito della Fisac Cgil, Fulvio Furlan della Uilca ed Emilio Contrasto dell’Unisin) è stata Ilaria Dalla Riva, a capo del Casl. “Il mio ruolo mi impone di fare una sintesi tra banche diverse tra loro”, ha detto Dalla Riva.

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