Campari porta a casa numeri migliori delle attese nel terzo trimestre 2025, con il titolo che schizza di oltre il 10% a Piazza Affari. Il gruppo italiano degli spirits, guidato dall’amministratore delegato Simon Hunt e controllato dalla famiglia Garavoglia tramite Lagfin, mostra una crescita organica solida, margini in miglioramento e risultati concreti nella razionalizzazione del portafoglio. Il tutto in un contesto economico ancora sfidante, con inflazione e pressioni sui costi globali.
Campari, nel terzo trimestre 2025 vendite e margini in crescita
Nel periodo estivo, tradizionalmente top per gli aperitivi, le vendite nette hanno raggiunto 753 milioni di euro, con una crescita organica del 4,4%, leggermente sotto il consenso del +5,3%. L’Ebit rettificato sale del 19,5% a 165 milioni di euro, quasi il doppio delle attese degli analisti, mentre l’Ebit rettificato tocca 629 milioni, con un margine del 27,6%.
L’utile netto rettificato si attesta a 440 milioni, in calo del 2,6% rispetto allo stesso trimestre del 2024, mentre l’utile prima delle imposte complessivo è pari a 399 milioni, in contrazione del 5,7%. I margini hanno beneficiato di un calo organico dei costi SG&A del 3,8%, dei prezzi più favorevoli dell’agave e di un mix prodotti positivo, grazie soprattutto alla Tequila Espolòn, parzialmente compensati da maggiori costi logistici. Tutte le aree geografiche hanno registrato una crescita organica: Asia-Pacifico +5,7%, Americhe+4,7% e Emea +3,8%. La posizione finanziaria netta al 30 settembre è di 2,24 miliardi di euro, migliorata di 136 milioni rispetto a fine 2024 e con un rapporto debito/Ebitda rettificato ridotto a 2,9 volte, grazie alla cassa generata e prima dei proventi della cessione di Cinzano.
I brand trainanti
La performance dei marchi ha evidenziato un forte traino dei whiskey e dei rum, con Wild Turkey in crescita del 14% negli Stati Uniti e vendite positive anche in Cina e Corea del Sud. La Tequila Espolònaumenta del 3%, con il Reposado in crescita dell’11%. Campari registra una crescita moderata del 2%, mentre Aperol cala del 6% nel trimestre, penalizzata dalla debole domanda in Italia, Germania e Stati Uniti. Al contrario, il resto della categoria aperitivi, che rappresenta circa il 10% del fatturato del gruppo, cresce del 21%. Le difficoltà persistono per Grand Marnier, in calo del 14% ma stabilizzato nell’ultimo trimestre a -1%.
Strategia e razionalizzazione del portafoglio
Simon Hunt sottolinea come la crescita organica resiliente e la performance dei margini riflettano l’efficacia del programma di contenimento dei costi e della razionalizzazione del portafoglio, concentrato sui marchi core come Campari, Aperol, Wild Turkey, Glen Grant, Cynar e Crodino. Nel corso dell’anno sono stati ceduti uno stabilimento in Australia, il business Cinzano per 100 milioni al gruppo Caffo e valorizzata la quota del 50% della piattaforma e-commerce Tannico. Hunt ha confermato che ulteriori cessioni sono allo studio per concentrare risorse sulle categorie ad alto potenziale.
Outlook 2025
Per il 2025, Campari prevede una crescita organica moderata dei ricavi e un margine Ebit stabile, con un impatto da dazi stimato a 15 milioni, inferiore alle precedenti stime di 37 milioni. L’Ebit rettificato è previsto a 614 milioni, mentre l’utile netto rettificatodovrebbe raggiungere 375 milioni, in aumento dell’1,9%. Il piano di efficienza dei costi offre un beneficio atteso di 50 punti base sul margine nel 2026, grazie a minori spese SG&A e costi più favorevoli degli input.
JP Morgan ha alzato il giudizio a Neutral, target price a 6 euro. Gli analisti di Kepler Cheuvreux confermano il rating “buy” con un prezzo obiettivo di 7,20 euro per azione, suggerendo un potenziale rialzo del 32% rispetto alla chiusura recente di 5,44. Il rapporto Ev/Ebitda stimato per il 2026 è di 13,5 volte, sotto la media storica di 18 volte, e il P/E stimato è di 21 volte, circa il 25% sotto la media decennale.
Campari, in arrivo il nuovo piano industriale
Il mercato guarda ora al Strategy Day del 6-7 novembre, dove Simon Hunt presenterà il primo piano industriale completo del suo mandato. L’evento confermerà la strategia di consolidamento dei marchi core e la sospensione temporanea della politica di M&A, con l’obiettivo di far ripartire il titolo dopo una perdita di circa un terzo del valore nell’ultimo anno.
