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Britney Spears vende il suo catalogo per 200 milioni: è la nuova era dei diritti musicali

Britney Spears vende il suo catalogo musicale a Primary Wave per circa 200 milioni di dollari. Un’operazione che si inserisce nella corsa globale alle acquisizioni tra Sony, Universal e le grandi icone del rock e del pop

Britney Spears vende il suo catalogo per 200 milioni: è la nuova era dei diritti musicali

È stata l’icona globale a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, la “principessa del pop” capace di dominare classifiche, tv musicali e immaginario collettivo. Britney Spears ha ceduto il suo catalogo musicale a Primary Wave per una cifra che, secondo i media americani, si aggira intorno ai 200 milioni di dollari. L’intesa, sottoscritta a fine dicembre, riguarda i brani che hanno definito un’epoca, da “…Baby One More Time” a “Oops!… I Did It Again”, e rappresenta un passaggio chiave nella gestione della sua eredità artistica.

Non sono stati resi noti nel dettaglio i termini dell’accordo né la precisa natura dei diritti trasferiti. Una questione centrale riguarda, infatti, la tipologia di asset coinvolti. Il catalogo discografico dell’artista è controllato da Sony Music per quanto concerne le registrazioni. Inoltre, Spears non è autrice della maggior parte dei suoi successi, elemento che incide sul valore dei diritti editoriali. La componente economicamente più rilevante dell’operazione sembrerebbe quindi legata soprattutto alle registrazioni e allo sfruttamento commerciale dell’immagine e del brand.

Con questa mossa, la cantante entra nel club degli artisti che hanno monetizzato la propria produzione musicale, seguendo una tendenza ormai consolidata nell’industria globale dei diritti.

Britney Spears: da fenomeno globale a vita sotto i riflettori

L’accordo arriva dopo anni particolarmente intensi sul piano personale e professionale. Nel 2021 un giudice ha posto fine alla tutela legale che per oltre tredici anni l’aveva mantenuta sotto il controllo del padre, una vicenda che aveva mobilitato fan e opinione pubblica.

L’anno successivo Spears ha sposato Sam Asghari, ma il matrimonio si è concluso con una separazione poco dopo le nozze. Nel 2023 è uscito il memoir “The Woman in Me”, diventato un caso editoriale internazionale. Nel 2024 i diritti per l’adattamento cinematografico sono stati acquistati da Universal: il biopic sarà diretto da Jon M. Chu e prodotto da Marc Platt.

E la musica? Ferma da dieci anni. La cantante non pubblica un album da “Glory” del 2016 e non si esibisce dal vivo dall’ottobre 2018, quando concluse il tour “Piece of Me” con un concerto ad Austin, in Texas. Il previsto ritorno a Las Vegas nel 2019 con la residency “Domination” è stato rinviato e poi cancellato a tempo indeterminato.

Chi è Primary Wave, il fondo che compra le icone

Fondata nel 2006 a New York dal manager Lawrence Mestel, Primary Wave è una società privata specializzata nell’acquisizione e nella gestione di diritti musicali e proprietà intellettuali legate all’intrattenimento. Nel tempo ha ampliato il proprio raggio d’azione dal music publishing alla gestione di talenti, produzione cinematografica e televisiva, marketing digitale e brand management.

La società amministra un catalogo di decine di migliaia di canzoni e ha costruito la propria crescita attraverso una serie di acquisizioni rilevanti, investendo centinaia di milioni di dollari in diritti d’autore e registrazioni. Nel suo portafoglio figurano artisti come Stevie Nicks, Prince, Whitney Houston e Notorious B.I.G., oltre a numerosi cataloghi storici del rock e del pop internazionale.

Negli ultimi anni Primary Wave ha ricevuto ingenti finanziamenti da investitori istituzionali, consolidando la propria posizione tra i maggiori editori indipendenti negli Stati Uniti e rafforzando la strategia di valorizzazione dei grandi cataloghi attraverso licenze, sincronizzazioni e operazioni di branding.

La corsa alle cessioni e la sfida tra le major

La scelta di Britney Spears si inserisce in una tendenza che sta ridisegnando gli equilibri dell’industria musicale globale. Negli ultimi anni hanno ceduto i propri cataloghi artisti come Justin Bieber, Paul Simon, Neil Young, Shakira, i KISS, Sting e Phil Collins. Operazioni da centinaia di milioni, in alcuni casi miliardarie, che rispondono a una logica finanziaria semplice: trasformare royalty future in liquidità immediata, in un mercato dove i diritti musicali sono diventati asset strategici per fondi e major.

In prima fila c’è Sony Music, protagonista di alcune delle acquisizioni più rilevanti degli ultimi anni. Nel 2016 il gruppo ha rilevato per 750 milioni di dollari il 50% di Sony/ATV Music Publishing ancora in mano agli eredi di Michael Jackson, ottenendo così il pieno controllo di un catalogo da oltre tre milioni di canzoni, inclusi i brani dei Beatles, i cui diritti Jackson aveva acquistato nel 1985 dopo una trattativa con Paul McCartney. Nel 2021 la major aveva messo a segno un altro colpo storico con l’acquisizione dell’intero catalogo di Bruce Springsteen per circa 500 milioni di dollari.

Nel 2024 è arrivato poi l’accordo record da 1,27 miliardi di dollari per il catalogo dei Queen, comprensivo dei brani più celebri e di ulteriori diritti commerciali. Sempre nel 2024, dopo anni di trattative e tensioni interne tra Roger Waters e David Gilmour, Sony ha acquistato per circa 400 milioni di dollari il catalogo della musica registrata dei Pink Floyd.

Bob Dylan, invece, ha venduto il proprio catalogo di canzoni per circa 300 milioni di dollari a Universal Music Group, che si è aggiudicata oltre 600 brani del cantautore statunitense, anche premio Nobel per la Letteratura.

Accanto alle major si muovono anche fondi specializzati come Hipgnosis, che hanno acquistato, tra gli altri, i cataloghi di Justin Bieber e Shakira. Il risultato è una nuova geografia del potere musicale: i grandi repertori del rock e del pop mondiale concentrati nelle mani di colossi finanziari, capaci di valorizzarli attraverso streaming, sincronizzazioni e sfruttamento globale.

In questo scenario, la vendita di Britney Spears non è un episodio isolato, ma parte di una strategia più ampia che ha trasformato le canzoni in veri e propri strumenti di investimento.

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