Gli investitori non sanno più a chi credere. Ieri dopo un dopo un crollo epocale di Wall Street, Trump ha voluto giocare di nuovo la carta di un rinvio. Ma i mercati sono ora molto pù diffidenti recuperando solo una parte delle enormi perdite. Molti ritengono che, prorogando la scadenza per ben due volte, stia semplicemente rimandando il problema, il che di per sé suggerisce che la guerra, iniziata quattro settimane fa, non finirà presto. Il petrolio, che nella notte era schizzato in rialzo del 6%, stamane scende ma resta sopra i 108 dollari. Ma un nuovo allarme è arrivato stamane da Qatar e Arabia Saudita.
Trump: prima le minacce di escalation, poi il nuovo rinvio di 10 giorni
Il presidente Donald Trump ha annunciato in un post su Truth Social di aver posticipato di altri 10 giorni gli attacchi pianificati contro le centrali elettriche iraniane su richiesta di Teheran, aggiungendo che i colloqui con l’Iran stavano andando “molto bene”, sebbene un funzionario iraniano abbia respinto una proposta statunitense per porre fine a quasi quattro settimane di combattimenti definendola “unilaterale e ingiusta”. Prima dell’annuncio Trump aveva minacciato, durante una riunione di gabinetto alla Casa Bianca, di voler aumentare la pressione sull’Iran se non avesse raggiunto un accordo.
“Come richiesto dal governo iraniano… sospendo di 10 giorni il periodo di distruzione della centrale energetica, fino a lunedì 6 aprile 2026 alle 20:00, ora della costa orientale” (le ore 01:00 del mattino del giorno successivo in Italia, considerato il passaggio all’ora legale, ndr), ha dichiarato Trump nel post.
“I colloqui sono in corso e, nonostante le dichiarazioni errate in senso contrario diffuse dai media che diffondono notizie false e da altri, stanno procedendo molto bene”, ha affermato.
La guerra ha gravemente compromesso i trasporti marittimi, facendo schizzare alle stelle i prezzi del petrolio greggio di quasi il 40% e causando un’impennata di quasi il 67% nelle spedizioni di gas naturale liquefatto verso l’Asia. I prezzi dei fertilizzanti a base di azoto, fondamentali per la produzione alimentare, sono aumentati di quasi il 50%.
Nonostante la valutazione ottimistica di Trump, l’Iran ha continuato a reagire agli attacchi statunitensi e israeliani colpendo Israele e le basi statunitensi; ha inoltre colpito gli stati del Golfo e bloccato di fatto le esportazioni di carburante dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Hormuz.
Durante l’incontro alla Casa Bianca, Trump ha affermato che gli Stati Uniti sarebbero diventati il ”peggior incubo” della Repubblica islamica se quest’ultima non avesse acconsentito alle richieste statunitensi, tra cui l’apertura dello stretto e la fine del programma nucleare di Teheran. Ha aggiunto che assumere il controllo del petrolio iraniano era un’opzione, ma non ha fornito ulteriori dettagli.
Un funzionario iraniano ha dichiarato a Reuters che una proposta statunitense in 15 punti, trasmessa a Teheran dal Pakistan, è stata esaminata nel dettaglio mercoledì da alti funzionari iraniani e dal rappresentante della Guida Suprema dell’Iran. Pur ritenendo che servisse solo agli interessi di Stati Uniti e Israele, il funzionario ha affermato che il processo diplomatico non si è concluso.
Ad alimentare le tensioni si sono aggiunte le notizie secondo cui altri 10.000 soldati statunitensi potrebbero essere inviati in Medio Oriente, alimentando i timori di un imminente conflitto terrestre. Esiste un rischio concreto che la missione si estenda a tal punto da trascinare gli Stati Uniti in una guerra su vasta scala, senza tuttavia alcuna certezza che lo Stretto di Hormuz possa essere riaperto a breve.
Secondo gli analisti di Citi, citati da Reuters, quest’anno il peggioramento del conflitto in Medio Oriente potrebbe ridurre la crescita globale sotto il 2%, portare l’inflazione oltre il 4% e aumentare le probabilità di recessione. “L’Asia, in particolare Corea, Giappone e India, affronta le difficoltà più intense a causa della forte dipendenza dalle importazioni di energia e dell’esposizione diretta alle interruzioni nello Stretto di Hormuz”, hanno scritto in una nota ai clienti.
A Wall Street ieri il tracollo con il Nasdaq a -2%. Dopo la chiusura è arrivato il rinvio di Trump
Ieri il Nasdaq è crollato di oltre il 2%, mentre l’S&P 500 e il Dow Jones hanno perso oltre l’1% con gli investitori terrorizzati per un’escalation nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha fatto impennare i prezzi del petrolio e acuito le preoccupazioni sull’inflazione. Il Nasdaq e l’S&P 500
hanno registrato il maggiore calo giornaliero dal 20 gennaio .Il Nasdaq, indice a forte componente tecnologica, ha così registrato una perdita del 10,7% rispetto al suo massimo storico raggiunto il 29 ottobre scorso, confermando di essere in una fase tecnica di correzione.
Gli investitori si sono precipitati a vendere dopo che il presidente Donald Trump ha detto che l’Iran deve raggiungere un accordo con gli Stati Uniti o affrontare un’offensiva continua, avvertendo al contempo che prendere il controllo del petrolio iraniano è un’opzione. Dopo la chiusura delle contrattazioni ufficiali i futures azionari hanno leggermente ridotto le perdite in seguito all’annuncio di Trump di una sospensione di 10 giorni, fino al 6 aprile.
Le azioni di Meta hanno chiuso in ribasso di quasi l’8%, mentre Alphabet ha perso oltre il 3% dopo che le due aziende sono state ritenute responsabile nei primi due processi derivanti dalle accuse di aver danneggiato i minori sui social. Nel settore tecnologico, Nvidia ha chiuso in ribasso di oltre il 4%.
I future di Wall Street sono rimbalzati dello 0,4%, ma questo impallidisce rispetto al rally di martedì, quando Trump ha inizialmente posticipato la scadenza di 48 ore a cinque giorni.
In Asia le Borse si risollevano dopo la proroga di Trump
Le borse asiatiche, dopo un avvio in netto calo sulla scia di Wall Street, si sono assestate dopo l’annuncio di Trump di rinvio dell’ultimatum contro l’Iran, ma restano incerte. In Giappone, l’indice Nikkei si è assestato intorno alla parità. In Cina, gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono saliti dello 0,7% ciascuno, ma restano in calo rispettivamente dell’1,7% e l’1,5% su base settimanale. L’indice Hang Seng di Hong Kong sale dello 0,7%.
Il Kospi della Corea del Sud arretra dello 0,4%, diminuendo la perdita iniziale del -3%. Seul si avvia comunque a chiudere la settimana con un calo del -6%, classificandosi come la peggior borsa in Asia. Il listino è zavorrato dai produttori di chip; Samsung Electronics e SK Hynix dovrebbero concludere la settimana con perdite tra il 7% e il 10%. Alphabet ha presentato un nuovo algoritmo di compressione chiamato TurboQuant, che potrebbe ridurre significativamente i requisiti di memoria operativa per i programmi di intelligenza artificiale. Secondo gli analisti, questa tendenza potrebbe penalizzare la domanda di chip di memoria nel lungo periodo.
A Taiwan, il Taiex scende dello 0,7% L’ASX 200 australiano ha perso lo 0,1%, ma potrebbe chiudere la settimana in lieve rialzo grazie ai titoli energetici, trainati dall’aumento del petrolio. L’indice Straits Times di Singapore è salito dello 0,7%. In India, il Nifty 50 è sceso dell’1,4%.
Il bilancio della settimana vede l’ampio indice Msci per le azioni dell’Asia-Pacifico in calo del 2,4% e di oltre l’11% rispetto al suo picco di fine febbraio. Il Nikkei giapponese è in calo del 10% rispetto al suo picco di febbraio. Il Kospi della Corea del Sud, ha perso l’1,5%, portando la perdita settimanale a un netto 7%.
Il petrolio storna dai picchi, ma il gas resta sotto pressione con l’allarme lanciato da Qatar e Arabia Saudita
La mancanza di segnali chiari di progressi aveva fatto impennare i prezzi del petrolio, con i futures sul greggio statunitense che avevano visto un rialzo fino al 6% per poi tornanre leggermente indietro dopo l’annuncio. I future sul petrolio Brent stamane mostrano un livello attorno ai 108 dollari e il Wti sopra i 104 dollari. Il gas corre a 56 euro il megawatt ora in Europa (+4,6%) con l’allarme lanciato di prima mattina da Qatar e Arabia Saudita. il Qatar ha dichiarato che il livello di minaccia è elevato, invitando la popolazione a rimanere al chiuso per motivi di sicurezza.
Nel frattempo, l’Arabia Saudita ha attivato il sistema di allerta nella città di Al Kharj, secondo quanto riportato dall’emittente Al Ekhbariya. Riad ha inoltre esortato i cittadini presenti in Libano a lasciare immediatamente il Paese, sempre secondo la stessa fonte.
L’aumento dei prezzi del petrolio ha alimentato i timori di inflazione, aumentando la probabilità che i responsabili delle politiche monetarie mantengano i tassi di interesse elevati o addirittura li inaspriscano ulteriormente. Ciò si riflette sui titoli di stato: quelli statunitensi a 10 anni hanno un rendimento oggi al 4,42%, in rialzo di circa 48 punti base rispetto alla chiusura del 27 febbraio. Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 30 anni è aumentato di 14 punti base , raggiungendo il 3,66%, a causa dell’incertezza legata alla guerra.
Sul mercato valutario il dollaro difende le posizioni dopo i recenti rialzi. Lo yen si è leggermente rafforzato rispetto al dollaro dopo che il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha dichiarato che le autorità possono adottare misure contro le fluttuazioni valutarie, comprese azioni decise. Il Bitcoin è stato scambiato sotto i 69.000 dollari.
Borse europee viste aprire poco variate. A Piazza Affari occhi a Banco Bpm, Eni, Intesa Sanpaolo
I mercati europei dovrebbero aprire poco variati: l’indice Euro Stoxx 50 è a +0,4%.
Banco Bpm – Goldman Sachs ha abbassato la raccomandazione da Buy a Neutral.
Eni – Mediobanca ha alzato la raccomandazione a Outperform da Neutral, il target price passa a 28 euro, dai 15,5 euro precedenti.
Intesa Sanpaolo – Goldman Sachs ha alzato la raccomandazione da Neutral a Buy.
Inwit – Secondo Milano Finanza, la società starebbe valutando un esposto alla Consob e una richiesta cautelare per sospendere la risoluzione del Msa.
Nexi – Secondo alcuni media, Cdp sta valutando di rafforzare la propria partecipazione insieme a un nuovo investitore italiano per stabilizzare la base azionaria. Le fonti suggeriscono inoltre un possibile nuovo piano strategico dopo la nomina del nuovo Ceo.
Poste Italiane – Ha firmato una partnership strategica logistica con AliExpress per gestire i flussi in entrata e i resi dei venditori locali, rafforzando quindi il proprio ruolo nella logistica e-commerce
Recordati – Il fondo Cvc starebbe preparando un’opa da 11 miliardi sulla casa farmaceutica. L’obiettivo sarebbe il delisting.
Saipem – Mediobanca ha abbassato la raccomandazione da Outperform a Neutral.
Stm – Jefferies ha alzato il target price a 35 euro, da 29 euro precedenti, Buy confermato.
Webuild – La controllata Fisia Italimpianti si è aggiudicata un contratto in JV con Acciona del valore di 111 milioni di euro (quota Fisia 40%) per migliorare la qualità dell’acqua nel Golfo di Napoli
