Dopo la batosta di marzo, la prima seduta di aprile aveva lasciato sperare in un rimbalzo prepasquale. E invece le Borse mondiali si sono nuovamente dovute arrendere alla volatilità innascata dalla guerra in Iran e dalle sempre più contraddittorie dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che dopo aver annunciato che gli Usa sono “molto vicini” a porre fine al conflitto, ha aggiunto che nelle prossime settimane Washington colpirà Teheran “con estrema durezza”. Non contento, ha minacciato anche il petrolio iraniano, affermando che “non abbiamo colpito il loro petrolio, sebbene sia il bersaglio più facile, perché ciò non lascerebbe loro una minima possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Tuttavia potremmo colpirlo e lo distruggeremmo, non potrebbero farci nulla”.
Poche parole che hanno fatto impennare per l’ennesima volta il prezzo del petrolio. E così il forte rimbalzo registrato il primo aprile sulle speranze relative alla possibile fine imminente della guerra si è sciolto come neve al sole di fronte all’ennesimo dietrofront di Trump, accorso davanti ai microfoni più per cercare di convincere (fallendo) gli americani della necessità della guerra che per comunicare realmente qualcosa di nuovo al mondo.
Le Borse dall’inizio della guerra
Marzo è stato un mese da incubo per le Borse mondiali, con la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz che hanno azzerato i guadagni di gennaio e febbraio e fatto registrare perdite che non si vedevano da anni. L’Euro Stoxx 600 ha chiuso il mese con un ribasso dell’8%, la sua peggior performance mensile da giugno 2022, periodo di un’altra crisi energetica, in quel caso innescata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Non solo, il rosso di marzo pone fine ad una serie positiva lunga nove mesi.
Guardando ai singoli listini, in Europa ad avere la Borsa peggiore è stata Francoforte, che ha archiviato il mese di marzo con un ribasso a doppia cifra: -10,5%. In forte calo anche Parigi (-8,9%), mentre Madrid e Londra hanno perso rispettivamente il 7,1% e il 6,7%. Milano è la migliore tra le peggiori: il mese si è chiuso con una perdita del 6,1%.
Le Borse da inizio anno
Ieri i mercati si sono presi una pausa in occasione del Venerdì santo, quindi nel saldo 2026 occorre includere solo le sedute del primo (in forte rimbalzo) e del 2 aprile (volatile, ma piatta).
Partiamo dall’Europa. La maglia nera del vecchio continente è ancora una volta Francoforte, che da inizio gennaio lascia sul terreno il 5,4% del suo valore. Male anche Parigi (-2,52%) e Zurigo (-2,15%).
Altro che pesce d’aprile: il rimbalzo della prima seduta del mese in corso salva invece le altre piazze. A partire da Piazza Affari, che ha archiviato il primo trimestre dell’anno con un -1,41% che diventa +1,51%, tenendo conto delle prime due sedute d’aprile. Stesso discorso per Madrid (da -1,8% a +1,16%) e Amsterdam (da -0,9% a +2,58%). Londra è decisamente la migliore: nel trimestre +2,4% che diventa +4,99% con le prime due sedute d’aprile.
E oltreoceano? Il bilancio è decisamente più pesante. Il Dow Jones da inizio anno segna -3,98% (-5,7% nel trimestre), lo S&P 500 cede il 4,77% (era il 6,9% tre giorni fa), il Nasdaq è in ribasso del 6,88% (-9,6% trimestrale).
Nemmeno la guerra ferma il Kospi di Seul
In un panorama a luci e ombre spicca la forsennata corsa della Borsa di Seul che dopo aver guadagnato oltre il 70% del suo valore nel 2025, da inizio 2026 avanza di un ulteriore 27,8%, sebbene l’ultimo mese non sia stato esente da smottamenti.
A marzo il Kospi ha infatti registrato crolli pesantissimi (il maggiore il 4 del mese, -12%) e rimbalzi poderosi (+9,6% il giorno successivo), arrivando ad attivare i meccanismi di sospensione automatica degli scambi. A spingere il listino, nonostante la Corea Del Sud importi enormi quantità di petrolio e gas, è sempre il settore tecnologico, che continua a beneficiare di forti investimenti internazionali e del “Corporate value-up programme” varato del Governo. L’Ia, per il momento, ha salvato la Borsa di Seul, sebbene all’orizzonte ci siano dubbi sulla durata di un rally che pare inarrestabile.