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Borse, il raffreddamento della congiuntura tedesca manda in rosso Milano e tutta l’Europa

Il raffreddamento della congiuntura tedesca e le incertezze sull’esito del vertice Sarkozy-Merkel gelano le Borse di tutta Europa – Parte male anche Piazza Affari, dove approda la nuova manovra del Governo – L’Asia invece raccoglie i frutti delle scintille americane dopo la mega-operazione di Google su Motorola Mobility

10.50 I numeri che arrivano dalla Germania si fanno sentire sull’andamento dei listini europei. Dopo le ultime sedute in recupeo, le Borse continentali stamane hanno aperto tutte in calo di oltre un punto percentuale. A trascinarle verso il basso sono i dati deludenti sull’andamento del Pil tedesco nel secondo trimestre, che hanno fatto registrare una crescita molto inferiore alle attese. La crescita della locomotiva d’Europa è stata solo dello 0,1% rispetto al periodo gennaio-marzo (mentre le stime degli analisti parlavano di un +0,5%) e del 2,8% su base annua. Dopo i dati negativi arrivati la settimana scorsa sull’economia francese e il rallentamento fatto segnare dall’Italia e dalla Spagna, l’ultima performance di Berlino sembra confermare che ormai la stagnazione della crescita è un virus che ha infettato l’intera Eurozona. Tanto basta a far scattare le vendite: a un’ora dall’avvio degli scambi Francoforte perde l’2,70% e Parigi il 2,32%. Male anche Londra e Milano, in rosso rispettivamente dell’1,13 e del 2,13%.

GOOGLE ACQUISTA MOTOROLA MOBILE PER 12,5 MILIARDI
E IL TORO SCATENA LA SUA CORSA: LA PREDA SALE DEL 55%

Dopo le sofferenze della passata settimana ci voleva una “frustata” per rimettere il business in prima fila. E la frustata, proprio nel giorno di Ferragosto, è arrivata: Google ha infatti annunciato l’acquisto per 12,5 miliardi di dollari di Motorola Mobility, la società della tecnologia mobile nata dallo split della vecchia Motorola. L’obiettivo dichiarato è di accelerare lo sviluppo della tecnologia “Android” da opporre, in una sfida che si annuncia titanica, a Apple. “Questa operazione – ha dichiarato Larry Page, ceo di Google da aprile – darà un forte contributo a migliorare Android, con grande beneficio dei consumatori”. In realtà, a Wall Street, che ha punito Google con un ribasso, prevale una certa perplessità: come reagiranno i produttori, tipo Samsung e Htc, che già adottano Android? Chi ci guadagna di sicuro sono i soci di Motorola che, all’annuncio, hanno visto i titoli schizzare sù del 55,3 per cento. Per la gioia del raider Carl Icahn, che si era battuto per lo “split” di Motorola e oggi realizza un incremento miliardario del suo investimento.

PARTE LA STAGIONE DEGLI M&A
BUFFETT HA GIA’ FATTO IL PIENO

Al di là del contenuto specifico del deal, l’operazione Google-Motorola conferma in maniera clamorosa che i crolli delle Borse hanno spalancato la porta a non poche opportunità di acquisto a tutto vantaggio dei grandi del listino, a partire da Google, Microsost o Apple. Le società dello Standard & Poor’s 500, infatti, dispongono di una liquidità cash superiore ai mille miliardi di dollari. Da solo, il trio dei “tre cari nemici” (Google, Apple e Microsoft) supera i 150 miliardi. A confermare il trend ecco la notizia che Time Warner ha acquistato “cash” per 3 miliardi di dollari la rete in fibra di Carlyle Group mentre, nel campo degli oil equipments, Transoceanic ha investito 4,1 miliardi nell’acquisto di Akers drilling. Intanto Wall Street guarda all’esempio della Berkswhire Hathaway di Warren Buffett. Il saggio di Omaha continua ad andare controcorrente. Ieri ha lanciato un monito all’America chiedendo un forte aumento delle tasse per i più ricchi (“è assurdo che io paghi meno della mia segretaria”) e ha rivelato la sua lista degli sconti “in un listino in saldo”: General Dollar, Verisk, aumento della quota in Wells Fargo e in numerose altre società. Dopo aver incassato la plusvalenza in Kraft al momento dello split.

TOKYO RISPONDE CON UN RIALZO
SONY GUIDA LA CORSA (+1,2%)

La seduta asiatica di martedì è stata caratterizzata dal ritorno degli acquisti sull’onda delle novità in arrivo da Wall Street: l’operazione Google-Motorola e il portafoglio di Warren Buffett. In grande evidenza a Tokyo Sony (+1,2%), ancor meglio Samsung a Seul (+4%). Il listino coreano, fermo a Ferragosto, mette a segno un rialzo del 4% , mentre il Nikkei 225 consolida i guadagni di lunedì con un incremento dello 0,3% ad un’ora dalla fine delle contrattazioni.

FERRAGOSTO DA RECORD A WALL STREET
ANCHE L’EUROPA E L’ASIA IN CRESCITA

Ferragosto positivo per i mercati aperti. A sostenere l’andamento delle blue chips ci ha pensato, tra l’altro, l’ottima performance di Unilever e Novartis. La borsa di Londra ha chiuso in aumento dello 0,55% a 5.349,28, mentre il Dax di Francoforte ha terminato in positivo dello 0,36%% a 6.019,32 punti e a Parigi il Cac ha chiuso in rialzo dello 0,78% a 3.239,06 punti. La Bce, che dopo cinque mesi di interruzione ha ripreso ad acquistare titoli di Stato per attenuare le tensioni che vedevano coinvolti i bond di Spagna e Italia: ha acquistato obbligazioni governative per 22 miliardi di euro, record settimanale da quando il programma è partito.

La giornata di lunedì si era già aperta in maniera brillante in Asia, dove i mercati hanno cercato di recuperare parte del terreno perduto nella settimana della grande paura. Il rialzo è stato robusto a Tokyo, (+1,4% il Nikkei 225) anche grazie alla notizia che l’impatto del terremoto/tsunami/disastro nucleare sul prodotto interno lordo (-1,3% nel secondo trimestre) è stato assai più limitato del previsto. Ancor meglio, però, si sono comportati i listini di Australia (+2,6%) e Hong Kong (+3,3%) mentre la Cina ha chiuso con un guadagno dell’1,3%. A conferma dell’atmosfera più distesa dei mercati c’è il passo indietro dell’oro (1.737 dollari l’oncia) e quello avanti delle quotazioni del greggio (86,37 dollari il barile per il Wti). Ma a dare il tono al Toro è stato l’avvio ruggente di Wall Street. Nei primi scambi il Dow Jones ha messo a segno un rialzo di 138,20 punti (+1,2%) a quota 11.407, lo Standard & Poor’s 500 sale di 17,10 punto (+1,7%), il Nasdaq è su di 29,69 punti (+1,2%). Poi il Toro ha preso velocità grazie alla spinta di Motorola (+55%), del settore finanziario e dell’energia.

Al termine della seduta il Dow Jones ha registrato un aumento di 213 punti, pari all’1,9 per cento. Lo Standard & Poor’s 500 ha guadagnato 25.68 punti, pari al 2.18 per cento, a 1,204.49 mentre il Nasdaq composite ha chiuso a 47.22 punti +1.8 percento, a 2,555.20. Il rendimento del T bond, intanto, è salito al 2,28 per cento contro il 2,25 di venerdì. Tra i finanziari spicca il balzo di Bank of America +8%, grazie alla cessione del business delle carte di credito al gruppo TD. Seguono a ruota Citigroup (+4%) e Morgan Stanley (+5%). In settimana ci saranno esami macro di grande rilievo sul fronte della congiuntura del mercato della casa, dell’inflazione e della produzione industriale.

Tre appuntamenti che determineranno la direzione di marcia di Wall Street. In questa cornice merita riportare la sintesi dell’outlook di Goldman Sachs: dopo la caduta gli assets rischiosi (azioni in testa) sono oggi sottovalutati, mentre il resto è sopravvalutato. Goldman Sachs vede la crescita del pil mondiale, nonostante la crisi, in salita del 4 per cento nel 2011 (+4,4% nel 2012) grazie ai mercati emergenti. Gli utili societari saliranno dal 6 per cento medio dei listini Usa al +18% del Giappone. Per quanto riguarda l’Europa, la ripresa partirà nell’ultimo trimestre del 2011 e potrebbe proseguire per il 2012.

RIFLETTORI ACCESI SUL SUMMIT MERKEL-SARKOZY
OGGI LA MANOVRA AFFRONTA L’ESAME DEI MERCATI

La settimana finanziaria europea entra invece oggi nel vivo grazie a tre test che daranno la misura dello stato di salute del sistema dopo lo stress delle prove passate. Nell’ordine:

a) l’esito del summit franco-tedesco sul futuro dell’Unione Europeo che ha assunto tinte drammatiche dopo la crisi che ha investito il listino bancario di Parigi. Nell’attesa del summit si sono moltiplicate le voci a favore del varo degli eurobond.
Punta in quella direzione Giulio Tremonti, in questo caso sostenuto da un’ampia maggioranza di consensi, lo stesso George Osborne, cancelliere dello scacchiere britannico, ha dichiarato che “si tratta di un’idea da valutare con grande attenzione”. E lo stesso George Soros ha invitato l’Europa a darsi strumenti finanziari comuni per evitare di soccombere alla speculazione. Ma, alla vigilia del vertice, arriva la consueta doccia fredda da Berlino. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schauble, in un’intervista allo Spiegel, si è detto contrario agli eurobond “finché i singoli Paesi condurranno una politica fiscale autonoma e divergente. Abbiamo bisogno di tassi diversi, in grado di premiare o di punire le politiche fiscali ed economiche dei vari paesi”. Insomma, non ci può essere un’unica regìa finanziaria senza un’analoga cooperazione in materia fiscale e di bilancio.

b) Resta il fatto che Sarkozy, in forte calo di popolarità, deve uscire dal vertice con qualche risultato concreto. Angela Merkel, invece, da una parte guarda alla reazione dei mercati, che sollecitano la leadership tedesca a prendere iniziative, ma dall’altra ha ben presente l’ostacolo del 23 settembre quando il “pacchetto Europa” affronterà l’esame del Bundestag.

c) le decisioni della Banca Nazionale Svizzera che domani, in sintonia con il governo federale, vorrebbe agganciare le quotazioni del franco all’euro, in un tentativo di frenare una corsa alla rivalutazione della moneta che sta avendo effetti devastanti per l’economia della confederazione. Una manovra che avrà, in caso di successo, effetti politici rilevanti per l’Unione Europea. La scorsa settimana le autorità di Berna avevano siglato la pace fiscale con la Germania, secondo un modello che potrebbe essere applicato all’intera Ue. Ad opporsi finora è stato il ministro italiano dell’Economia Giulio Tremonti, oggi però fortemente indebolito sia a Roma che, di riflesso, a Bruxelles.

d) Il voto della comunità finanziaria alla manovra varata, almeno nelle linee generali, dal governo italiano nel pomeriggio di venerdì. Al di là delle critiche e delle grandi manovre parlamentari, la sorte del provvedimento è legata all’andamento dei Btp ovvero dello spread Btp/Bund: il rendimento dei Btp a Francoforte oscilla sul 5,03%, lo spread sul Bund è di 270 punti base.

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