E’ finito in bellezza aprile e, nonostante guerre, balzi del prezzo del petrolio, timori per aumenti dell’inflazione e minacce da “falco” delle banche centrali, molti listini azionari hanno archiviato l’intero mese con buoni guadagni riprendendosi dalle perdite di marzo, seppur dopo forti oscillazioni. Anzi, proprio sull’ultima seduta di aprile poi è arrivata la ciliegina sulla torta che, secondo alcuni analisti, potrebbe gettare una luce positiva anche sul mese di maggio: dati macro che mostrano una tenuta dell’economia americana, accanto a una serie di utili aziendali solidi, mentre si aprono nuovi spiragli sui colloqui tra Stati Uniti e Iran. Tutto ciò farebbe pensare di poter mettere a tacere l’antico proverbio della piazza londinese “vendi a maggio e vai via”.
Il principale market mover del mese è stato il dossier Iran. Il mancato accordo tra Teheran e Washington e i timori sullo Stretto di Hormuz hanno alimentato l’avversione al rischio, spingendo il petrolio ben oltre quota 100 dollari al barile nelle fasi più tese. Questo ha sostenuto inizialmente i titoli energetici. Le successive indiscrezioni su una possibile ripresa del dialogo hanno poi favorito un parziale recupero dell’azionario.
In Europa aprile a +4,8% dopo il -8% di marzo, ma la maglia rosa va a Milano con un +8,5%
In questo scenario, l’Euro Stoxx 600 segna un rimbalzo del 4,5% al massimo dal giugno 2022, dopo la performance mensile a marzo che aveva portato a un -8% . La maglia rosa va al Ftse Mib di Milano, in volata dell’8,5% in netto recupero dal -6,1% di marzo, seguito dalle piazze di Francoforte (+6,3% da -10,5%), Madrid (+4% da -7,1%), Parigi (+3% da -8,9%) e Londra (+1,9% da -6,7%).
In particolare a Piazza Affari il bilancio mensile dei titoli vede la volata di Stm (+58%) che beneficia del rally del comparto chip e di risultati trimestrali e guidance oltre le attese. Sugli scudi anche Prysmian (+29%), strettamente connessa al settore tech e anche lei ha superato la prova dei conti trimestrali. Bene anche Nexi (+25,4%) con il titolo in deciso recupero dopo il cambio ai vertici con l’addio di Paolo Bertoluzzo, che dopo 10 anni ha lasciato il timone a Bernardo Mingrone. Si distinguono anche Mps (+21,4%) e Mediobanca (+18,8%), dopo la vittoria a sorpresa di Luigi Lovaglio alla guida di Rocca Salimbeni. A indossare la maglia nera nel mese di aprile sono i titoli della difesa: Leonardo (-8,6%), Fincantieri (-8,5%) e Avio (-5,6%).
A Wall Street è il Nasdaq il migliore in aprile con quasi il +20%
Rialzo anche per Wall Street che ha rivisto i massimi dal 2020, corroborata, nell’ultima seduta del mese, anche da solidi utili aziendali e dati macro. L’indice S&P 500 ha registrato nel mese di aprile un +13,6%, il suo maggiore guadagno percentuale mensile da novembre 2020. Il Dow Jones ha guadagnato in aprile un +9,8%, il suo massimo da novembre 2024. Ma l’indice più brillante in aprile è stato il Nasdaq con la sua forte componente tecnologica, che ha arciviato un +19,7% nel mese, il suo maggiore incremento mensile da aprile 2020.
Una serie di dati economici ha mostrato che l’economia statunitense è cresciuta del 2,0% nei primi tre mesi del 2026, mentre le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese al livello più basso dal 1969.
Mercati emergenti col botto: le stelle del Kospi e Taiwan
Ma i record di Usa ed Europa impallidiscono davanti a quelli dei paesi cosidetti emergenti. L’indice Msci Emerging Markets ha completato il mese di aprile con un guadagno superiore al +15%, il miglior risultato dal maggio 2009. Nello stesso periodo di tempo, l’indice Msci World, che racchiude solo le borse dei paesi sviluppati e il cui componente principale è rappresentato da Wall Street (circa il 70%), è cresciuto del +9%.
I titoli dei mercati emergenti hanno recuperato tutte le perdite subite nelle prime fasi della guerra con l’Iran: in marzo aveva infatti subito perdite per il 13,30%. Alla guida del nuovo rally sono stati alcuni colossi asiatici del settore dei semiconduttori, in vertiginosa ascesa.
Quasi la metà dei guadagni dell’Msci Em di aprile è attribuibile a soli tre produttori di semiconduttori, diventati centrali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e che ora rappresentano oltre un quinto dell’indice: Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc) e le sudcoreane Samsung Electronics e SK Hynix. Il loro dominio ha persino suscitato qualche preoccupazione tra alcuni investitori, i quali temono che l’indice dei mercati emergenti, spesso utilizzato per diversificare il rischio rispetto alle blue-chip delle economie avanzate, sia diventato un clone della mania per l’intelligenza artificiale che ha già travolto Wall Street, anziché offrire un’ampia esposizione alle aziende delle economie emergenti, dicono gli analisti di Websim. Tsmc, che ha recentemente superato il colosso petrolifero statale Saudi Aramco con una capitalizzazione di mercato di 1.800 miliardi di dollari, ha guadagnato oltre il +23% ad aprile, mentre Samsung Electronics è salita del +35% e SK Hynix ha registrato un’impennata di oltre il +60%.
I due listini a cui appartengono questi tre titoli hanno anch’essi chiuso un mese eccezionale. La borsa di Taiwan ha registrato il suo miglior mese degli ultimi decenni, con un aumento del +25% in dollari Usa, mentre il Kospi sudcoreano ha guadagnato il +34%, il massimo mensile di tutta la sua storia.
Nel complesso, i titoli dei mercati emergenti hanno beneficiato anche di un quadro degli utili strutturalmente migliore e di valutazioni relativamente basse rispetto agli Stati Uniti. I titoli tecnologici hanno guidato il rally, con un sottoindice che ha guadagnato circa il +50% dall’inizio dell’anno, ma anche le azioni dei settori energetico, industriale e delle utility abbiano registrato rendimenti a doppia cifra. Considerando l’ampiezza dei rendimenti, sette degli undici settori sono in territorio positivo, il che significa che il rally non ha riguardato esclusivamente il settore tecnologico.
Le azioni cinesi sono cresciute molto meno rispetto ad altri mercati asiatici, con l’indice CSI 300 in rialzo di poco meno del 7% ad aprile. Infine bilancio negativo per alcuni mercati emergenti più vulnerabili alle conseguenze della guerra con l’Iran. In termini di dollari, i mercati azionari di molti paesi importatori di petrolio sono ancora profondamente in rosso rispetto ai livelli prebellici, con le borse di Indonesia e Filippine in calo di oltre il -16% dalla fine di febbraio, l’indice principale del Sudafrica in calo del -13% e quello dell‘India Il Sensex che ha perso il -9%.
