Torna la tempesta sui mercati finanziari. Nemmeno il tempo di festeggiare l’incoraggiante seduta di ieri, che aveva portato Wall Street a segnare nuovi record e l’Europa a rilanciarsi con vigore, che oggi siamo punto e a capo. I rendimenti dei titoli di Stato tornano a salire soprattutto sulle scadenze lunghe, e l’euro si sta indebolendo: oggi è sceso sotto la soglia del cambio a 1,12 rispetto al dollaro Usa, cioè il minimo da un anno e mezzo. La dinamica è legata alla solita combinazione: petrolio più caro, timori d’inflazione, tensione sui conti pubblici europei (soprattutto francesi) e rendimenti dei bond – Usa ma non solo – molto elevati.
Hormuz non trova pace: petrolio nuovamente sopra i 100 dollari
Infatti la catena negativa parte dall’ennesimo balzo del petrolio, che non trova pace: oggi le quotazioni del Brent salgono alla soglia dei 102 dollari al barile e il Wti Crude Oil riaggancia i 90 dollari. Gli Houthi hanno rivendicato nuovi attacchi contro aeroporti e installazioni militari in Arabia Saudita, mentre un portavoce della coalizione a guida saudita impegnata nel conflitto contro le milizie filo-iraniane ha riferito dell’intercettazione di un missile balistico a nord di Riad. Parallelamente, alcune notizie indicano che negli ultimi giorni l’Iran ha intensificato gli attacchi contro le petroliere nello Stretto di Hormuz. Insomma la situazione è di nuovo tesa e anche il gas naturale europeo fa un bel salto, portandosi di nuovi vicino agli 80 euro per megawattora.
Ripartono i rendimenti dei bond. Spread Btp-Bund vicino ai 120 punti base
In questo scenario l’oro e l’argento non sono al centro delle priorità e oggi sulle due materie prime rifugio prevalgono le vendite: oro a 4.100 dollari all’oncia, argento sotto i 60 dollari l’oncia. E poi appunto i titoli di Stato: nella seduta di oggi torna sotto forte pressione la Francia, con il rendimento del bond decennale che è arrivato vicino al 4,9% e lo spread con il Bund che si è allargato molto. Il rendimento del Treasury Usa 10 anni ha raggiunto un massimo intraday di circa 5,35%, il livello più alto da aprile 2002. Inevitabilmente anche lo spread Btp-Bund si impenna con percentuali a doppia cifra, riavvicinandosi ai 120 punti base, con il rendimento del Btp decennale di riferimento che tocca di nuovo il 4,7%.
Molto negative tutte le Borse, dall’Europa a Wall Street
Le Borse di Europa e America pagano dazio, con perdite molto pesanti: Dow Jones al momento -1%, appena un po’ meglio fanno Nasdaq e S&P 500, Milano -2,5%, Francoforte -1,35%, Parigi -1,2%, Londra -0,8%, Madrid -1,6%. I titoli tecnologici sul Nasdaq sono contrastati: tra i più scambiati vanno in controtendenza Micron +2,8% e Sandisk +3,5%, mentre cedono circa un punto percentuale sia Nvidia che Amd. Altalenanti le big tech tradizionali, ma spicca il tonfo di Meta che perde oltre il 2% nonostante Wells Fargo abbia portato il target a 1.000 dollari e il nuovo assistente AI Muse stia avendo un grande successo. Prese di beneficio su SpaceX -2% dopo alcune sedute in grande spolvero, trainata dalle mosse di Elon Musk sull’AI. Il peggiore tra i 100 titoli più valutati del Nasdaq è Nebius col -6%. Perde il 3% il Bitcoin, a 83.000 dollari.
Piazza Affari sprofonda sotto i 50.000 punti: vendite pesanti su tech e banche
Il tracollo di Piazza Affari porta addirittura l’indice Ftse Mib sotto la soglia dei 50.000 punti base, al minimo da inizio giugno. Crolla verticalmente il settore tecnologico, rappresentato alla Borsa Italiana da Technoprobe -6% e Stm -4%. Anche le banche sprofondano, in attesa di risolvere il bandolo della matassa del risiko, segnato da continui colpi di scena: Unicredit -4,2%, Intesa Sanpaolo -4%, Mediolanum -3,9%, Mps -3,9%, Bper -3,7%. Prosegue pure il ridimensionamento di Telecom Italia -3,2%, oggi accompagnato anche dal -3% di Poste Italiane. Pochi i titoli in controtendenza: l’oil con Eni +0,4% e Saipem +0,11%, Inwit il migliore col +1,87% e poi Stellantis +1,36%.
