Bruxelles sta lavorando a nuovi metodi per tassare le grandi aziende tecnologiche statunitensi, cercando però al contempo di evitare una reazione negativa da parte dell’amministrazione Trump. Lo ha riportato oggi il Financial Times. L’obiettivo sono i grandi nomi dell’intelligenza artificiale, come Apple, Meta e Google, sebbene non siano stati nominati esplicitamente, dice il quotidiano citando sei funzionari a conoscenza delle discussioni.
Bruxelles sta valutando delle modifiche alla sua proposta “Corporate Resource for Europe” (Core) che richiederebbe a tutte le aziende operanti nell’Ue con un fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro (112,32 milioni di dollari) di versare un contributo fiscale forfettario annuale.
Nella sua forma attuale, Core richiede a queste aziende il pagamento di un contributo annuo fisso compreso tra 100.000 e 750.000 euro, che rappresenta solo una piccola parte degli utili di una multinazionale. Ciò genererebbe circa 6,8 miliardi di euro all’anno per il bilancio dell’Ue, dice la Commissione.
L’Unione europea ha necessità di aumentare le entrate per il suo bilancio settennale così da poter finanziare nuove priorità come la difesa e la competitività, con un sestegno al debito comune, senza tagliare troppo l’agricoltura e gli aiuti regionali.
“Alcune capitali (dell’UE) si oppongono a una tassa puramente digitale perché non vogliono inimicarsi gli statunitensi, e molte altre si oppongono alla Core”, ha dichiarato un funzionario dell’UE al Financial Times. “La soluzione è estendere (la tassa) in modo da coprire praticamente tutte le grandi aziende.”
“La Commissione resta pronta a sostenere il Consiglio e il Parlamento europeo nel raggiungimento di un accordo su un nuovo pacchetto di risorse proprie… in quanto queste sono essenziali per garantire un finanziamento adeguato delle nostre priorità comuni nel prossimo decennio”, ha dichiarato a Reuters un portavoce dell’organo esecutivo dell’Ue.
Le minacce di Trump alla digital tax europea
Lo scorso giugno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre dazi del 100% su tutte le merci provenienti da qualsiasi Paese che applichi una tassa sui servizi digitali alle aziende americane, con effetto immediato e a prescindere dagli accordi commerciali già firmati. L’ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha sostenuto che questi oneri discriminano le aziende statunitensi, che dominano il settore a livello globale.
In quell’occasione Bruxelles aveva replicato dicendo che quelle misure erano ingiustificate. Un portavoce aveva risposto che l’Ue e i suoi Stati membri hanno il diritto sovrano di regolamentare le attività economiche sul proprio territorio, in linea con i valori democratici e gli impegni internazionali. La Commissione aveva inoltre sottolineato che un’eventuale imposta avrebbe natura non discriminatoria, applicandosi in modo uguale a tutte le grandi imprese a prescindere dalla loro origine. Bruxelles ha infine ribadito di preferire una soluzione globale per una tassazione equa dell’economia digitale, in linea con le conclusioni dei ministri delle Finanze del G7, dichiarandosi pronta a un confronto costruttivo per raggiungerla.
