Si salvi chi può. Sulle Borse di tutto il pianeta oggi prevalgono forti ribassi in seguito all’escalation di guerra tra Usa e Iran, che coinvolge tutta l’area del Medio Oriente e che evidentemente i mercati stanno ancora facendo fatica a digerire. Anche perché la chiusura dello stretto di Hormuz influisce direttamente sugli scambi commerciali e quindi ha un impatto significativo su tutte le economie del globo, non fosse altro perché sta determinando un’esplosione del prezzo del petrolio. Il Brent, che poco più di due mesi fa era ancora sotto i 60 dollari al barile, oggi si trova sopra gli 80, in zona 83,4 dollari mentre scriviamo, vale a dire un rialzo di oltre il 7% rispetto a ieri. Idem il Wti Crude Oil che guadagna quasi l’8% e per un attimo aggancia i 77 dollari al barile: lo scorso 7 gennaio era sceso a 55 dollari.
Il prezzo del greggio sale perché con la guerra diventa più difficile scambiarlo (il 30% degli scambi globali transita per lo stretto di Hormuz) e questo inciderà soprattutto sull’economia della Cina, che importa 5,4 milioni di barili al giorno dei 14,2 milioni che passano per Hormuz (in Europa giunge solo mezzo milione di barili al giorno), ed ha nell’Iran il suo terzo maggior fornitore di oro nero. E attenzione anche al parallelo rally del gas: il gas naturale oggi vale il 6% in più, il TTF europeo il 26%, il gas Uk il 25%, il metanolo il 6,5%, il gas tedesco il 28%. Per completare il quadro sulle materie prime più in vista, oro e argento seguono il trend delle Borse e precipitano anche loro rispettivamente del 4% e del 7%: l’oro difende ampiamente quota 5.000 dollari l’oncia in zona 5.100, mentre l’argento si ritrova intorno agli 83 dollari l’oncia dopo che fino a ieri flirtava con i 90 dollari.
In questo scenario Piazza Affari sprofonda ed è la peggior Borsa d’Europa, perdendo quasi il 4% e scendendo a 44.468 punti. Il Ftse Mib recupera persino qualcosa nel finale, perché ad un certo punto cadeva del 4,5% mettendo a rischio i 44.000 punti. In territorio positivo ci finiscono solo Lottomatica (grazie ai conti sopra le attese) e Recordati, mentre stavolta nemmeno la Difesa trae giovamento dai venti di guerra: Leonardo -0,5%, Fincantieri -4,8%. A soffrire particolarmente sono le utilities e gli energetici: Italgas -6,3%, A2a -6%, Hera -5,7%, Enel -5,1%, Eni -1,6%, Saipem -5,1%. Ma pure le banche arrancano: Banco Bpm -4,4% nel giorno dell’approvazione della lista di 20 nomi per il rinnovo del cda, Unicredit -4,6%, Mps -4%, Intesa Sanpaolo -5% e così via. Attenzione anche allo spread Btp-Bund che prosegue la sua risalita iniziata ieri: oggi aumenta di un altro 12% sopra i 70 punti base, col rendimento del nostro Btp 10 anni al 3,49% dal 3,3% della settimana scorsa.
Ma tutto il continente è in profondo rosso: l’indice Euro Stoxx 50 cede il 3,6%, Parigi -3,5%, Francoforte -3,6%, Londra -2,9%. Persino Wall Street apre male, anche se con perdite percentuali per ora inferiori a quelle europee e asiatiche. Il Dow Jones cede oltre il 2% intorno alle 17 italiane, stessa cosa il Nasdaq Composite Index che viaggia sul -2,1%. Continua la sua discesa Nvidia: dopo i conti teoricamente entusiasmanti pubblicati la scorsa settimana, prevale lo scetticismo e oggi il titolo, che poco tempo fa era arrivato a sfiorare i 200 dollari, perde un altro 2% sotto i 180 dollari. Tesla -3%, Amazon -1,5%.Il Bitcoin perde l’1,5% circa e torna in zona 68.000 dollari. E a proposito di dollari, la valuta statunitense sta beneficiando dell’offensiva militare in Iran e porta il cambio con l’euro a quota 1,15.
