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Borse 27 marzo: rimbalzo di oro, argento e petrolio ma i listini azionari soffrono ancora

Il Brent viaggia sui massimi da quasi quattro anni, sopra i 110 dollari al barile. Il rendimento del Btp decennale italiano supera la soglia del 4%, con lo spread che avvicina i 100 punti. Sul Nasdaq continua la caduta di Meta e Google

Borse 27 marzo: rimbalzo di oro, argento e petrolio ma i listini azionari soffrono ancora

Seduta negativa per le Borse occidentali, Piazza Affari compresa, con il conflitto in Medio Oriente che continua a pesare sul sentiment dei mercati finanziari, alimentando timori su energia, inflazione, future mosse delle banche centrali e crescita globale. Il bollettino sulla guerra dice che secondo alcune fonti il Pentagono starebbe valutando l’invio di ulteriori 10.000 soldati di terra, mentre l’Iran starebbe mobilitando oltre un milione di militari in risposta. Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha prorogato al 6 aprile la scadenza per un attacco pianificato contro le infrastrutture energetiche iraniane, per consentire i negoziati.

Petrolio Brent a 111 dollari al barile, il massimo da giugno 2022

Per i listini ad aprire le danze era stato l’indice Nikkei di Tokyo col -0,4%, poi Milano -0,74%, Parigi -0,87%, S&P 500 -1%, Francoforte -1,3%, Londra -0,08%. Il petrolio prosegue il suo rally e del resto non potrebbe essere altrimenti, visto quello che sta accadendo nell’area di mondo dove viene in buona parte prodotto e trasportato: oggi il Brent aggancia quota 111 dollari al barile (+50% dall’inizio della guerra), il record da giugno 2022, e anche il Wti Crude Oil si avvicina alla soglia dei 100 dollari, in zona 98 dollari al barile. Si prende invece una piccola pausa il gas: il TTf europeo scende sui 54 euro/MWh, in uno scenario in cui il più grande impianto di gnl del Qatar rimane fuori servizio, con riparazioni stimate in tre-cinque anni, e le scorte di gas in Europa sono a livelli critici, intorno al 28%, il che aumenta la vulnerabilità.

Riprendono quota l’oro, sopra i 4.500 dollari l’oncia, e l’argento

La novità di oggi rispetto al trend delle ultime sedute è la reazione decisa dell’oro e dell’argento, le due commodities rifugio che negli ultimi 12 mesi hanno guadagnato rispettivamente il 46% e il 106% ma che negli ultimi tempi sono stati oggetto di forti vendite a causa sempre del conflitto in Medio Oriente e dell’impennata dei prezzi dell’energia, che hanno alimentato i timori di inflazione. L’oro nell’ultima seduta della settimana torna sopra i 4.500 dollari l’oncia, e l’argento si apprezza di oltre il 3% assestandosi nuovamente sui 70 dollari all’oncia.

A Piazza Affari va ko la Difesa, contrastate le banche. Spread in aumento

La Borsa di Milano chiude col -0,74% a 43.300 punti. Tra i titoli migliori Inwit +3,2% che reagisce in una fase complicata dovuta alla querelle con Tim e Fastweb che è finita in Tribunale. Bene anche Terna +0,9% all’indomani di una buona trimestrale, e lima ulterioramente il rally di ieri Recordati +0,8%, su cui ha lanciato una Opa totalitaria il socio di maggioranza Cvc. Eni +1,2%. Sprofonda invece la Difesa, a testimonianza che i venti di guerra non sempre soffiano a favore: Fincantieri -1,9%, Leonardo -3,35%. Contrastate le banche: Banco Bpm -2%, Intesa Sanpaolo +0,47%, Unicredit -1,5%, piatte Mps e Mediobanca. L’attenzione è alta in questi giorni sullo spread Btp Bund, che oggi viaggia sui massimi da giugno 2025, proiettandosi verso i 100 punti base sui 97 pb, col rendimento del Btp 10 anni italiano che supera la soglia del 4%.

Perdite pesanti anche a Wall Street. Prosegue la caduta di Alphabet e soprattutto di Meta

Mentre i listini europei chiudono i battenti, viaggia in rosso pure Wall Street: il Dow Jones cede circa l’1%, il Nasdaq Composite Index l’1,4% in zona 21.000 punti. Da segnalare l’ennesimo tonfo del Bitcoin che sembrava aver ritrovato verve qualche seduta fa, ma oggi perde oltre il 4% sotto i 66.000 dollari, il minimo da febbraio. In generale vanno in affanno tutti i titoli del tech o quasi: Microsoft -1,6%, Tesla -2%, Nvidia -1,3%, Amazon -3%, ma soprattutto meritano ancora una volta menzione Alphabet e Meta, che colpite dalla doppia storica sentenza sui danni dei social network sugli adolescenti, perdono oggi rispettivamente un altro 1,5% e un altro 3,3%. Il dollaro Usa si rafforza sull’euro, portando il cambio sull’1,152.

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